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Michielli: “Sulla crescita occorre riflettere”

05/12/2016 - numero Edizione 1516

Il presidente di Confturismo Veneto è parzialmente soddisfatto dei dati, ma resta molto da fare su sommerso e promozione

Una battaglia al sommerso e l’altra incentrata sulla promozione, per “garantire un’immagine unitaria, capace di contenere le specificità del territorio”: sono i due fronti sui quali Marco Michielli, presidente di Confturismo Veneto e vicepresidente nazionale, si sta battendo per migliorare l’industria turistica della sua regione e non solo.

Gv: Come si appresta a chiudere l’anno il turismo in Veneto?
“Con velocità diverse. La previsione da qui alla fine dell’anno è che il turismo chiuderà con un buon progresso per la montagna; ci sono confortanti segnali per le terme, la conferma della potenza del Lago di Garda e l’andamento positivo delle città arte. Sulle spiagge, invece, resta un grande punto di domanda. La sensazione è che il bilancio si chiuderà con la stessa (bassa) percentuale dell’anno scorso: +0,2%. C’è da fare, su questo piano, una profonda riflessione, considerato che i nostri concorrenti europei chiuderanno con risultati a doppia cifra: Spagna, Croazia, Grecia e Sud Italia crescono fra il 15% e il 20%”.

Gv: Soddisfatto del piano triennale per il turismo (Dmp)? Cosa cambierebbe?
“La risposta è ‘ni’. Dei progetti sulla carta mi fido fino a un certo punto. Per il momento  stiamo alla finestra ad aspettarne gli sviluppi concreti”.

Gv: Quale il ruolo di Venezia nel panorama turistico internazionale, tra turisti a numero chiuso e nuove tendenze di soggiorno della clientela, con una sharing economy imperante?
“Venezia sempre più diventerà una capitale internazionale del turismo. Come da tempo sottolineano anche i colleghi veneziani dell’Ava (Associazione degli albergatori veneziani), ha bisogno di organizzare i flussi turistici, i modi di accesso alla città, in modo da garantire un’accoglienza alla sua altezza. Venezia ha bisogno anche di regole, per evitare che le nuove forme di ricettività si trasformino in un decadimento dell’accoglienza”.

Gv: Quali i fronti su cui vi batterete come Confturismo nel 2017?
“Nel turismo c’è un sommerso da spavento, che non risparmia il Veneto. A farne le spese sono non solo le imprese tradizionali, ma anche quelle che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza.
Anche il consumatore è ingannato: vengono eluse le norme, comprese quelle legate alla sicurezza, poste a tutela del cliente, dei lavoratori e della collettività, oltre che del mercato.
L’abusivismo è una piaga dilagante non solo a Venezia, ma in tutte le città storiche del Veneto, Verona in testa. L’altro fronte nel quale continueremo a concentrarci è quello della promozione. Non mi stancherò mai di dire che un’immagine unitaria, capace di contenere le specificità del nostro territorio, è l’obiettivo su cui puntare. Bisogna, inoltre, investire di più in quest’ambito perché abbiamo un punto di forza che nessun’altra regione ha: tutte le tipologie turistiche in un solo territorio, dal mare alla montagna, dal lago alle terme, alle città d’arte.
Direi che con l’enogastronomia ‘facciamo cappotto’, considerato che dagli ultimi studi sulle ragioni che spingono i turisti a scegliere una meta piuttosto che un’altra, la qualità dei prodotti tipici e della ristorazione sono tra le prime motivazioni”.

Gv: Quali le previsioni di arrivi e presenze in Veneto nel 2017, anche alla luce della Brexit e della nuova presidenza Trump negli Usa?
“Non c’è altro settore come il turismo che sia influenzato dalla situazione politica internazionale e dai suoi cambiamenti. Le previsioni sono improntate alla speranza e al (moderato) ottimismo, se le condizioni geopolitiche non cambieranno. Qualora invece dovessero deteriorarsi (a causa del terrorismo o delle tensioni in Medio Oriente), ne risentiremo in senso negativo. Mi aspetto un anno come quello precedente, forse anche migliore di qualche decimale di punto, a patto che la situazione rimanga quella di oggi. La Brexit porterà a una svalutazione della sterlina, penalizzando il turismo britannico in Italia.
Per quanto riguarda Trump, mi pare che le infuocate dichiarazioni rese in periodo di campagna elettorale stiano lasciando il posto a un atteggiamento più pacato. Perciò credo non cambierà sostanzialmente nulla”.



Laura Dominici

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