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La crisi in Nord Africa influenza i porti italiani

13/03/2017 - numero Edizione 1521

Da Cuba all’Alaska le rotte in crescita: intervista a Sergio Senesi, presidente Cemar

Un 2017 sempre in crescita per il settore crocieristico, nonostante il calo dei porti italiani. E’ questa la sintesi del comparto fotografata da Sergio Senesi, presidente di Cemar Agency Network di Genova. Uno stato delle cose già previsto sul finire dell’anno scorso.
Le prime proiezioni per l’anno in corso indicavano infatti un decremento in termini di passeggeri movimentati nei porti italiani: 9.860.000 unità (-10% rispetto ai 10.979.000 passeggeri del 2016). In calo anche le toccate nave nei porti del Belpaese (-14% dalle 4.918 del 2016 alle 4.186 del 2017). Sempre secondo le previsioni di Cemar, al termine del 2017 saranno transitate nelle acque italiane 129 navi da crociera in rappresentanza di quarantatrè compagnie di navigazione, contro le ben 146 dell’anno in corso.

Effetto
domino

“E’ chiaro dunque che quando parliamo di decrementi ci riferiamo al numero dei passeggeri nei nostri porti – sottolinea il manager -, e non ad un mercato in crisi, anzi. Il mercato delle crociere va bene, le navi sono piene, la domanda rimane sempre alta”.
Cosa è successo? “Quello che abbiamo rilevato è che anche itinerari che prima toccavano l'Italia ora lo fanno di meno, sono calate le toccate navi. Questo semplicememte perché purtroppo, per questioni legate alla sicurezza, alcune aree del Mediterraneo sono state messe un po’ in stand-by: questo chiaramente limita il ventaglio di itinerari che si possono offrire”. La crisi di destinazioni come Egitto, Tunisia e Turchia dunque, se sul fronte della vacanza stanziale sta incanalando più traffico verso destinazioni come l’Italia e la Spagna, dal punto di vista della navigazione invece sta influenzando negativamente il Belpaese perché incide globalmente sugli itinerari.

La concorrenza
internazionale

E poi c’è la concorrenza delle mete emergenti. “E’ sempre in crescita la domanda del mercato crocieristico, soprattutto per alcune destinazioni quali i Caraibi, dove a Cuba si riserva sicuramente particolare attenzione, si è recentemente aperta al traffico crocieristico ed è un mercato da scoprire.  Nuova destinazione è anche l’Estremo Oriente. Ci sono navi in costruzione destinate al mercato cinese, questa è un’ulteriore area di sviluppo importante anche per gli italiani, sarà una nuova meta crocieristica. Anche l'Alaska, che già è sempre stata una meta molto ambita, sta crescendo ancora”.
Aumentano le navi e le compagnie che investono sulla destinazione, fruibile certo per una stagione contingentata, tra giugno e settembre, ma per la quale la domanda è consistente.

Lo scenario
Come potrà evolversi dunque la situazione in Italia? Evidentemente non si tratta solo di un problema contingente. “Le navi vanno dove c’è l’interesse da parte dell’utenza, dove ci sono Servizi idonei richiesti dalle compagnie, dove i porti sanno gestire le problematiche delle navi – commenta Senesi -. Da questo punto di vista l’Italia è ferma e stenta a ripartire”.
Lo stallo italiano
Sul tavolo ci sono sia vicende molto pratiche – come la difficoltà, nei porti italiani, di scaricare i rifiuti che a bordo vengono separate in base alla raccolta differenziata, ricorda il manager -, sia la grande questione di una burocrazia da svecchiare e che in alcune circostanze, come negli accosti delle navi, va avanti a colpi di regi decreti.
Quello che non manca è certamente la corsa dei porti a voler entrare nel business crocieristico, ma non tutti hanno la capacità di aprirsi a un mercato veloce come questo. Anche perchè non riguarda solo l’attracco, ma anche la viabilità e la logistica una volta poi a terra per muoversi sul territorio.

Due tendenze
opposte

Intanto però le compagnie investono e come è noto sono tante le nuove navi che stanno facendo ingresso nel mercato globale. Ma dovremo abituarci a vedere sempre più giganti del mare? Le tendenze, in realtà, continuano ad essere due. “Sicuramente si punta a navi grandi che hanno la capacità di abbattere I costi, e diventano prodotto di massa dove comunque il servizio è di un certo livello. Il future di queste navi è quello di diventare esse stesse destinazioni della vacanza. Si arricchiscono di attrazioni e puntano soprattutto alle famiglie. L’altra categoria è quella delle navi più piccole che puntano sulle coppie, su chi cerca la tranquillità e la vacanza rilassante”.
Quello su cui forse si dovrebbe investire è sulla percezione dell’offerta: “Sono una cinquantina le compagnie che toccano l’Italia ma spesso il pubblico conosce solo Msc o Costa magari perché le altre sono straniere e dunque meno note. C’è poi un altro aspetto da considerare: un tempo le compagnie erano indipendenti, oggi si è arrivati a una forte concentrazione e questo non favorisce i porti”.

I numeri
Quali sono dunque i numeri attuali? Le previsioni sono ancora da confermare, ma queste sono le ultime cifre rese note da Cemar sul finire del 2016: Civitavecchia si conferma primo porto italiano nel 2017 con 2.185.000 passeggeri movimentati (-5%
rispetto al 2016), seguito da Venezia con 1.398.000 passeggeri (-12% rispetto al 2016) e da Genova e Savona con 940.000 passeggeri ciascuno (-4% rispetto al 2016).
In quinta posizione troviamo Napoli, che vivrà una delle sue peggiori stagioni con soli 830.000 passeggeri movimentati (-29%). Seguono Livorno (630.000 passeggeri 
-13% rispetto al 2016) e La Spezia (475.000 pax). L’unico porto in controtendenza sarà Cagliari che, grazie all’esclusione di Tunisi dagli itinerari delle crociere nel Mediterraneo occidentale (anche se questa esclusione è una situazione in fieri e potrebbe cambiare portando a modifiche degli equilibri, ndr), registrerà un +51% in termini di passeggeri movimentati.
Chiudono la lista dei porti italiani Palermo, Messina, Bari e altre 57 città, per un toltale di 68 porti coinvolti nel traffico crocieristico rispetto ai 73 del 2016.         



Mariangela Traficante

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