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I grandi eventi spingono gli investimenti

15/05/2017 - numero Edizione 1526

I mega eventi in arrivo nel Golfo – dall’Expo a Dubai nel 2020 alla Coppa del Mondo nel Qatar – spingono i piani di investimento alberghiero nell’area.

Le analisi 
di mercato

Secondo Bncnetwork si parla di 62 progetti lanciati nel primo trimestre del 2017 per un valore di 2,5 miliardi di dollari. Il più grande in ordine di spesa riguarda il Business Park and Hotel nel cuore di Jeddah, in Arabia Saudita, che costerà 600 milioni di dollari. Un’altra dozzina di progetti alberghieri avranno un costo di 945 milioni di dollari.

Il contributo
al Pil

Il contributo diretto del settore travel & tourism al Pil degli Emirati è di 18,7 miliardi di dollari (5,1% sul totale) ed è destinato a crescere di 3,2 punti percentuali nel 2017 e ad un ritmo ancora più sostenuto (5% annuo) nel periodo 2017-2027, secondo le rilevazioni del Wttc.

Progetti
multi-miliardari

Oltre all’Arabia Saudita, la cui industria turistica ha un ottimo potenziale, con 18 milioni di arrivi all’anno, prevalentemente connotati come turismo religioso, si segnalano anche gli investimenti multi-miliardari in Kuwait e Qatar.
Il Kuwait ha messo sul piatto un miliardo di dollari di budget per promuoversi sul fronte turistico (attualmente soltanto il 6% degli arrivi riguarda il leisure) e raggiungere la quota di 440mila visitatori entro il 2024. Ha tra l’altro istituito una commissione dedicata al settore che svilupperà le strategie di marketing. Il Qatar, invece, ha l’ambizioso obiettivo di accogliere 10 milioni di visitatori l’anno e generare 17,8 miliardi di dollari in entrate turistiche entro il 2030, con la creazione di 98mila nuovi posti di lavoro e un inventario di 63mila camere alberghiere. Per questo ha intenzione di spendere ben 45 miliardi di dollari in nuovi sviluppi da qui al 2030, tra cui 2,3 destinati per la Coppa del Mondo del 2022 e 6,9 miliardi per infrastrutture di trasporto e progetti associati.
Durante la fiera non è mancato anche un pizzico di sarcasmo sulla concretezza di piani con una vision a 10 o 20 anni in un settore in così forte evoluzione, ma c’è da dire che l’ironia proveniva da analisti europei avvezzi a piani strategici di durata ben più limitata.                     
 



Laura Dominici

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