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Strategie sui big data, la mossa che il mercato aspetta

10/12/2018 - numero Edizione 1560
Si passa ora alla fase di uno studio strategico per far crescere il business
 

Lavorare intensamente sui big data e sulla trasformazione digitale appaiono i due must per le imprese, che più che diventare grandi devono essere veloci nelle risposte al mercato. Così dal Biztravel Forum di Milano, il presidente del Gruppo Uvet si è indirizzato ai partner sul palco insieme a lui e ai numerosi ospiti nella platea del centro congressi Mico.
Lo studio Ambrosetti, che come di consueto ha aperto l'evento, ha tracciato segnali più che positivi di crescita del Pil italiano, a +1,2% per l'anno in corso e per il 2019 "an-cora del doppio rispetto a quanto è aumentato negli ultimi 20 anni", spiega Valerio De Molli, amministratore delegato di The European House Ambrosetti. Il dato viene ricavato dall'Uvet Travel Index, che da sei anni anticipa di circa tre mesi le previsioni sulla crescita nazionale. "Andiamo a tutta birra - esclama de Molli -, ma il sistema bancario è fragile e questo crea incertezza per le imprese che devono progettare investimenti di lungo periodo come il Gruppo Uvet". Il manager mette in evidenza, ad esempio, che "il 25% di Jp Morgan potrebbe comprare tutte le principali banche italiane". Eppure le aziende sono coraggiose, non frenano le acquisizioni per diventare più grandi: "Abbiamo voluto una filiera turistica integrata, dobbiamo ora farla crescere e volerle bene - osserva Luca Patané -. Non vedo un pericolo perché siamo in tanti (dipendenti, ndr). Potremmo aumentare ancora, perché il turismo in Italia cresce più di altri settori, ma dobbiamo fare bene le cose e innovare. Le crescite poi si devono accompagnare con i player del mercato".

La crescita con i partner
Trenitalia, Alitalia e Travelport, i migliori partner di sempre del gruppo, hanno introdotto temi interessanti al dibattito che si è interrogato su "Bigger or faster", per concludere che l'importante è "innovare, tracciando i dati". Trenitalia lo farà con l'alta velocità all'estero: "Già oggi non siamo solo in Italia e dal 2020, con l'apertura delle licenze europee, l'alta velocità italiana può espatriare. Siamo presenti in Francia e nel Regno Unito. Non abbiamo concorrenza sull'Av in Europa, in Italia ci ha stimolati", ha detto l'a.d. Orazio Iacono. Sul prodotto ha aggiunto che "dobbiamo offrire combinazioni di viaggio integrate e più semplici da prenotare, non solo un posto a sedere. I big data da utilizzare non mancano tra 500milioni di passeggeri all'an-no e gli 8 milioni di iscritti a Cartafreccia".
Condivide Fabio Lazzerini, chief business officer di Alitalia, che annuncia la ripresa della società di loyalty, di cui la compagnia aveva mantenuto il 25%. Intanto, nell'anno di commissariamento, il vettore nazionale ha ribilanciato il mix leisure e business travel a beneficio di una migliore redditività. "Blockchain, big data e intelligenza artificiale saranno i driver dei prossimi anni - incalza Patanè -, ma devo rilevare una certa lentezza delle aziende. Siamo stati i primi a mettere Trenitalia sul self booking tool, ad esempio, e i primi a introdurre uno strumento di prenotazione simile in Europa, dieci anni fa. Siamo riusciti ad ottenere che il 5% dei nostri clienti lo utilizzi. Se sui social media gli italiani sono stati velocissimi ad utilizzarli, sulle tecnologie di prenotazione siamo indietro. E il gap tra avvocati e ingegneri mi fa pensare che passiamo il tempo a litigare, invece di cercare un futuro per l'Italia".

Effetto Ndc sui Gds: -15% delle prenotazioni
L'analisi delle prenotazioni dei voli via Gds mostrata da Damiano Sabatino, Vp Southern Europe e Nord Africa di Travelport è un'altra fonte di numeri preziosi per programmare gli investimenti.
Nella slide gli Stati Uniti svettano per crescita dei flussi inbound (+14%), mentre la Germania perde prenotazioni sia verso l'Italia sia degli italiani verso di essa. La notizia non è la flessione, bensì il fatto che è generata dalla spinta su Ndc di Lufthansa, che quindi toglie booking via Gds nell'ordine del  13/15%. Ed è la risposta che cercavamo sull'effetto del nuovo standard Iata. "Senza big data non possiamo progettare e dalle nostre ricerche l'80% dei millennial è disponibile a offrire le proprie credenziali a fronte di un servizio migliore, così come il 75% dei business traveller è favorevole a sistemi biometrici di riconoscimento. Alcuni ostacoli di privacy sono caduti", argomenta Sabatino.
"Abbiamo i big data, ma non siamo in grado di fare strategie su di essi. Non ci sono aziende pronte a sfruttarli fino in fondo. Siamo un gruppo di 25 società in vari paesi e serviranno due anni ancora per standardizzare la raccolta dei dati da tante piattaforme diverse", conclude il presidente di Uvet.                        



Paola Baldacci

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