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L’America dei Nativi dell’Olympic Peninsula

10/12/2018 - numero Edizione 1560

Viaggio tra gli Indiani della caccia alle balene nello stato di Washington, con Aianta

Conoscere gli Stati Uniti attraverso le loro radici tribali è fare un viaggio nel viaggio. Nella profonda comunione con la natura che rappresenta l’elemento fondante della cultura degli Indiani d’America, le tribù di queste terre si rivelano legate indissolubilmente alle foreste, alla lavorazione del legno, all’economia della pesca e di balene (ieri) e salmone (oggi) in particolare, in quell’immensa regione intorno allo stretto di Puget (Puget Sound). Su al Nord Ovest, nello stato di Washington. È un complesso sistema di estuari per circa 150 km, dove acqua e terra si fondono e hanno offerto riparo alle tribù di Squaxin, Quinault, Quileute, Makah, Suquamish, nomi che poco comunicano ai viaggiatori europei, ma innegabilmente ci fanno subito entrare nello spirito di un viaggio dalle radici profonde.
Inizia da Olympia l’itinerario post Ipw 2018 con Aianta, associazione culturale che promuove il turismo con e dei Nativi, attiva a livello internazionale. La missione dell’ente è di “definire, introdurre, crescere e sostenere il turismo che onora tradizioni e valori dei Nativi americani, dell’Alaska e delle Hawaii”, spiega la direttrice Camile Ferguson, che appartiene al popolo Tlingit ed è membro della Sitka Tribe alascana. Promuovere nuovi itinerari nelle terre indigene è da anni una strategia internazionale, che vede la partecipazione dell’associazione agli eventi come Wtm a Londra e Showcase Usa Italy. All’ultimo World Travel Market è stato presentato il canale web b2c che contribuisce alla mission: Nativeamerica.travel è stato affidato a Sandra Anderson, cittadina della Navajo nation. Le agenzie possono trovare sulle sue pagine ispirazione per viaggi nelle 12 regioni in cui la geografia nativa è stata suddivisa tra i 50 Stati. In questo articolo vi portiamo nel Nordovest, tra le prime tribù riconosciute dal governo americano nel 1965.

Popoli delle acque
Abili canoisti, pescatori infallibili, influencer religiosi: ecco gli Squaxin che con le piccole barche di legno si spingevano fino a Vancouver e al largo della costa del Pacifico, coprendo grandi distanze, per pescare le balene. Ciò che rimane a noi oggi è di pregevole manifattura allo Squaxin Island tribe museum, dove scopriamo che fondarono una loro chiesa, capace di attrarre numerosi fedeli nonostante il tentativo di disperderla. La Shaker religion viene costituita ufficialmente come religione nel 1882 e dalla legge dello stato di Washington nel 1910 ed è praticata ancora oggi. Curati nell’allestimento sono i centri culturali che tengono viva la storia: l’Evergreen State College di Olympia, una università orientata all’arte e all’ecologia, immersa in una foresta, ospita la prima “longhouse”, la dimora degli Indiani degli Stati settentrionali, dalla forma lunga e stretta. Oggi è meta di artisti intagliatori di legno, che realizzano monumentali opere come totem e portali.

I simboli
Le esperienze di viaggio tra i Nativi americani sono una full immersion nel simbolismo: i pesci che richiamano la prima forma di sostentamento da madre natura, le mani che racchiudono una casa all’interno, il mitologico Thunderbird, l’“uccello di tuono” che rappresenta un rapace gigante, il ricorrente cappello di bambù con i bottoni. Richiami alle credenze antiche che i popoli hanno tenuto vive, in un dialogo infinito con le leggi. Da metà 800 al 1920 il governo federale impone ai Nativi di civilizzarsi secondo le culture europee ed americane. Le tradizioni indiane vengono ritenute selvagge e i bambini devono essere educati dal sistema scolastico come gli altri. È il periodo della politica di Assimilazione e della sopravvivenza della cultura nativa, cui seguirà l’Indian reorganization act del 1934, per sancire che tutte le tribù devono organizzarsi in forma di governo locali, statali e federali. Oggi i Squaxin hanno 800 membri in un proprio governo, che decide le leggi sempre in base agli antenati e per sette generazioni a venire.

Twilight
Nel lembo estremo statunitense verso l’Alaska, l’Olympic Peninsula ha costituito una regione ideale per l’insediamento di Quinault e Quileute, non fosse altro che l’area è rimasta senza mappa-tura fino all’esplorazione nel 1965. Landa di foreste e una costa scenografica, di tronchi giganteschi spiaggiati e faraglioni, a creare l’atmosfera surreale sull’oceano, meta di surfisti che non temono il freddo e set della saga Twilights.
Ecco la spiaggia di La Push, con la cittadina ‘nel bel mezzo di niente’ di The Forks, dove la serie televisiva su vampiri e adolescenza ha per protagonista proprio un nativo Quileute. Jacob Black fa il successo degli episodi “maturi” della serie televisiva, grazie al fascino indigeno e perché figlio di un anziano della tribù, discendente diretto dal capostipite della sua razza.

Cacciatori di balene
Foche, balene, leoni marini rappresentano l’impopolare bottino di caccia di queste parti: il Makah Museum a Neah Bay lo racconta senza nulla invidiare ai musei di storia naturale delle grandi città americane. La cattura e l’uccisione avvenivano in canoa, con arpioni fissati a boe gonfie che impedivano al pesce di non affondare una volta colpito in più punti. E cedendo le terre al Governo degli Stati Uniti si volle mettere nel trattato il diritto di continuare a la caccia.
Protettivi dell’identità, al punto di non permettere matrimoni tra tribù diverse, orgogliosi e fieri, i Nativi hanno avuto anche etnie più aperte come i Suquamish che nella cittadina di Bainbridge Island, a mezz'ora di comodo traghetto da Seattle, hanno un delizioso museo. Piacevole di per sé, la località ha anche piccoli negozi e un’allure vacanziera dal ritmo rilassante, simile alle destinazioni di lago.
Non dimentichiamo, infatti, di essere sempre su una delle diverse isolette e penisole della particolare configurazione del Puget Sound. I Suquamish chiudono questo viaggio tribale con un tocco di modernità: raffinati tessitori, prima del contatto con gli europei, dal 1500 in poi, realizzano una società indipendente e popolosa, tra le più grandi perché abitanti in una terra-mare abbondantissima di risorse e annessero altre comunità attraverso matrimoni misti, segnale di insolita apertura.
A Bainbridge Island, c’è un memoriale di veterani Indiani che hanno servito l'America, appena fuori dal museo, e il cimitero con la tomba del capo tribù che la portò alla massima espansione tra accordi politici e commerciali, alla stregua di oggi tra i governi.        



Paola Baldacci

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