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Pier Ezhaya: “Tutto sul long haul”

24/06/2019 - numero Edizione 1573
Intervista con il consigliere di Astoi Confindustria Viaggi
 

Un lungo raggio che esce dai confini della stagionalità, con l’Oceano Indiano protagonista al fianco degli Stati Uniti e a un Giappone che non cessa di crescere. E’ questo il punto di vista di Pier Ezhaya, consigliere Astoi, sul long haul dei t.o. italiani, tra geopolitica e caro petrolio, tra il dovere di cercare sempre mete innovative – con l’Oriente primo indiziato – e quello di rilanciarne altrettante ingiustamente considerate “fuori moda”, Australia in primis.

Gv: Qual è l’andamento delle mete sul lungo raggio? Come cambia la geografia delle vacanze “esotiche” degli italiani?
“Il lungo raggio non può più essere confinato alla stagione invernale e ormai lavora bene anche in estate. Chiaramente le caratteristiche climatiche spingono maggiormente su alcune mete e meno su altre. Direi bene il Madagascar, le Maldive, le Seychelles, il Kenya, Zanzibar e anche il Sud-est asiatico, anche se l’apprezzamento del Bath Thailandese - circa il 15% in più - ha reso un po’ meno competitiva la Thailandia. Bene il Nord America e il Giappone, che continua a macinare crescite a doppia cifra soprattutto nelle stagioni ‘di spalla’. I Caraibi non stanno vivendo la loro miglior stagione, ad eccezione della Repubblica Dominicana, che continua a tenere bene”.

Gv: Qual è la situazione attuale dell’area caraibica?
“È fluida. Il Messico sta cercando di affrontare alcuni problemi relativi al fenomeno delle alghe. Va detto che ogni albergo si è dotato di mezzi e personale per affrontare il problema e nella maggior parte dei casi si riesce a gestire il fenomeno. Qualche volta però il fenomeno è più massiccio ed è quindi più difficile trovare soluzioni immediate. Però non dobbiamo dimenticare che vedere il Messico come meta esclusivamente balneare è riduttivo: è un paese fantastico, che può offrire moltissimo. Cuba sta vivendo un momento delicato a prescindere dal turismo. I rapporti con gli Stati Uniti di Trump sono meno ‘proficui e aperti’ di quelli che c’erano con gli Stati Uniti di Obama e questo sta avendo ripercussioni di vario genere. Pensiamo solo al tema dei diritti portuali per le crociere. La Repubblica Dominicana è in salute, Bayahibe continua a raccogliere consensi dal mercato italiano. Gli standard alberghieri sono buoni, le spiagge belle e il mare splendido. Gli altri Caraibi hanno prezzi molto alti e quindi filtrano molto la domanda”.

Gv: Emergono nuovi trend sul long haul, quanto a format di vacanza e tipi di tour richiesti, e di conseguenza proposti dai t.o.?
“La domanda maggiore è la flessibilità. Il soggiorno a 7 notti è quello più classico e il più venduto, ma non può essere l’unico. Inizia una domanda a soggiorni variabili e molti soci, anche se operano con i voli charter, stanno modificando la propria offerta con almeno due ‘toccate’ nei luoghi più importanti in modo da combinare diverse durate”.

Gv: Quanto incide in percentuale il target sposi sul lungo raggio complessivo?
“Qui dipende molto dal segmento. Sul tailor made può valere fino ad un 20-25%, mentre sui pacchetti mainstream circa un 10/15%”.

Gv: La nuova ondata di caro-petrolio sta incidendo in misura rilevante sul pricing sul lungo raggio e sui relativi volumi?
“Un po’ incide sempre, ma non dimentichiamo che nel 2012 il Jet fuel viaggiava a 950/1000 dollari alla tonnellata. Adesso siamo di poco sopra i 600. Non è più il periodo dei 400 dollari alla tonnellata, ma anche quello era innaturale ed aveva ragioni complesse: infatti è durato poco. Io credo che siamo in un valore accettabile e di mercato. Onestamente non vedo un effetto volumi che derivi da questo fenomeno”.

Gv: Qual è la destinazione sul long haul ancora poco nota e che secondo voi diventerà top nei prossimi anni?
“Bisogna pensare a mete nuove. È il dovere di chi fa questo mestiere che ha anche il compito di arrivare prima, di aprire i corridoi in modo da favorire lo sviluppo di alcune aree. I Caraibi sono ben scoperti, diciamo, così come l’Oceano Indiano. Alcuni nostri soci hanno aperto nuovi scali con voli diretti come il Myanmar e il Vietnam, ma in Oriente c’è ancora molto, moltissimo da scoprire e forse le sfide più importanti sono li. A livello di tailor made, sicuramente il Giappone sta vivendo un momento d’oro ma anche l’Africa Australe e le Americhe, sia quella del Nord sia quella del Sud. Forse come operatori dovremmo sostenere di più l’Australia, che è un po’ uscita dalle ‘mode’ degli italiani ma che resta una meta unica e bellissima”.                                  .
 



Gianluca Miserendino

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