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Biglietteria aerea, la crisi dei numeri

14/09/2020 - numero Edizione 1591
La Iata stima in un -63% a livello mondiale il crollo del traffico aereo nel 2020, con una perdita economica di oltre 400 miliardi di dollari

Niente rimbalzo e un recupero ancora più lontano del previsto. Così si profila il traffico aereo in Italia secondo gli ultimi dati che Guida Viaggi è riuscita a reperire sul mercato. Delusi, quindi, coloro che puntavano sulla ripartenza immediata e quelli che credevano in un progressivo e costante ritorno al passato. I numeri del traffico passeggeri sono impietosi. A luglio 2020 risulta una produzione di circa 18mila segmenti aerei da parte delle agenzie di viaggi italiane con tutti i Gds, dato che, se confrontato con quello relativo al luglio 2019  pari a 1,6 milioni di segmenti, fa ben capire la portata della crisi. Stiamo parlando di una previsione che potrebbe portare ad un crollo di vendita del -86% su base annua rispetto al 2019.
Per quanto riguarda, invece, le trasferte di business travel, un’analisi su 115 aziende italiane da  200 a 20.000 viaggiatori evidenzia un delta tra i due anni del -65% nel primo semestre e per fine anno il calo previsto potrebbe essere attorno al -68% rispetto al 2019.
Rarissime risultano le agenzie di viaggi che nel mese di luglio hanno prodotto almeno mille segmenti (si tratterebbe di una trentina circa).

Il report S&P Global Ratings
Le cifre riportate non si discostano molto dal recente report di S&P Global Ratings, che a livello globale ipotizza per il 2020 un calo tra il 60 e il 70% del traffico passeggeri rispetto all’anno prima, “con una flessione più forte del previsto”.
S&P si attende un recupero graduale dei livelli di traffico pre Covid-19 ma entro l’anno 2024, facendo slittare in avanti le previsioni precedenti. E se questa revisione dei dati non avrà un impatto diffuso sul rating di tutto il comparto, è probabile che inciderà su alcune compagnie aeree.
Altro aspetto delicato che il report mette in conto riguarda l’aspetto del credito: “Le prospettive peggiorative del traffico aereo fanno aumentare la pressione sulla qualità creditizia di tutte le compagnie aeree”, spiega l’analisi. Le misure critiche che andranno adottate saranno quindi quelle relative alla riduzione dei costi, al dimensionamento corretto della flotta e al mantenimento di un buon livello di liquidità per controbilanciare, in parte, la domanda depressa di viaggi aerei.

Le mosse dei vettori
Air France, Lufthansa, British Airways, Air Canada, United: tutti i principali attori del comparto aereo mettono in conto la soppressione di impieghi nei prossimi 12 mesi. La crisi dei numeri, che ha portato ad una revisione delle flotte e dei collegamenti, non poteva non interessare il capitale umano. Un sondaggio della Iata inviato ad oltre 300 vettori nel mondo, rileva che la maggior parte delle compagnie aeree ha in mente di ridurre il personale visto che la ripresa del traffico è frenata dalle incertezze legate al Covid-19. “Il 55% degli intervistati fra i responsabili delle società – indica Iata – si aspetta di dover tagliare gli organici nei prossimi mesi a causa di movimenti di traffico che restano deboli nel breve termine”.
Il 45% dei dirigenti ha indicato di aver già ridotto l’organico in ragione dell’impatto della crisi; il 57% si attende una flessione della redditività nel corso dei prossimi 12 mesi e pensa che i prezzi dei biglietti aerei potrebbero abbassarsi per la domanda debole. Un 19% punta su un aumento progressivo delle tariffe una volta che l’equilibrio tra domanda e offerta venga ristabilito. La Iata, così come il rating S&P, non si attende un ritorno alla normalità prima del 2024 e stima un crollo del 63% nel traffico aereo mondiale per il 2020 rispetto al 2019, con una perdita di 419 miliardi di dollari per il settore. L’Asia Pacifico e l’Europa dovrebbero essere le prime aree a ritrovare il livello di traffico registrato nel 2019, mentre America del Nord e America Latina potrebbero dover assistere ad un ritorno più lento alla normalità.

Le cifre dei tagli
In merito ai tagli occupazionali, l’americana United ha annunciato che potrebbe licenziare fino a 36mila dipendenti, mentre American Airlines ha evocato la cifra di 25mila tagli. La tedesca Lufthansa vorrebbe sopprimerne 22mila, Air Canada 20mila, British Airways 12.000, Air France-Klm fino a 12.500, l'australiana Qantas 6.000, la scandinava Sas 5.000, il vettore britannico EasyJet 4.500. In America Latina, invece, Latam ha annunciato il taglio di 2.700 impieghi e come la colombiana Avianca è in Chapter 11, mentre la Corte di Londra sta decidendo sul salvataggio di Virgin Atlantic. Ha deposto bilancio l’australiana Virgin Australia, in attesa di essere rilevata da una società americana.


 



Laura Dominici

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