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Hotel in cerca di fiducia

14/09/2020 - numero Edizione 1591

Uno studio ha analizzato - e tuttora sta monitorando - le aspettative degli imprenditori del settore ricettivo al tempo del Covid-19.
“Il Cast (Center for Advanced Studies in Tourism) UniBO insieme all’Osservatorio Business Travel - spiega il professor Andrea Guizzardi, docente di statistica economica presso l’ateneo felsineo che dirige la ricerca - ha monitorato inizialmente ogni settimana e in seguito a cadenza quattordicinale, l’andamento dei prezzi online delle strutture turistiche tre stelle o più, attive online a Milano (311) e a Venezia (281) dal 10 marzo 2020. L’obiettivo del monitoraggio è definire il comportamento di pricing tenuto dagli albergatori durante la pandemia”.
Lo studio ha ipotizzato che la possibilità di prenotare online una camera a breve (ovvero con zero, uno o due giorni di advance booking), medio (a 14 o 28 giorni) o lungo termine (56 o 140 giorni) rappresenti sia un indice di attività della struttura sia - confrontando i differenti advance booking - una sulle aspettative degli imprenditori circa l’evoluzione nel tempo dell’epidemia Covid. Le diverse curve variano a seconda del differente advance booking avendo costruito un indice di attività alberghiera dove il 100% rappresenta gli hotel che postano tutte le camere e 0 quelli che non ne offrono alcuna. Fatto 100 il numero di alberghi considerati, per ogni advance booking considerato, la ricerca ha calcolato una media esponenziale del tasso di partecipazione al mercato online, interpretando questo dato come un indice di attività alberghiera e le sue variazioni come variazioni nella fiducia del mondo imprenditoriale circa gli effetti economici della pandemia.
Sono state scelte Venezia e Milano, in quanto destinazioni internazionali dove la componente alberghiera è molto forte e impattante sulle rispettive municipalità.

Il punto
a metà luglio

Per quanto riguarda Venezia, l’analisi a metà luglio evidenzia come le curve di attività alberghiera ai vari advance booking mostrino una riconversione tra il 65 e il 75%, ovvero il punto di massimo di inizio marzo, al tempo delle prime misure di lockdown. Con il passare delle settimane gli albergatori avevano quindi relativamente recuperato la fiducia persa.
Il 25% delle imprese, a metà luglio, non si era ancora riaffacciato al mercato e, in previsione, tra il 10 e il 15% delle strutture probabilmente non riaprirà per quest’anno.
Su Milano, nello stesso periodo, la convergenza nelle curve non è stata così netta, ma a impattare in questo caso è la stagionalità. La spinta a riaprire rimaneva più evidente considerando i periodi legati al turismo business; la curva a 140 giorni (quindi su novembre) infatti è piatta e segnala un 80% di imprese attive. Il segnale indica la fiducia delle imprese per la riapertura della stagione fieristica/congressuale in autunno. Anche a Milano prevedeva un ritorno alla normalità, ma più lento e robusto rispetto a Venezia. Coerentemente con i dati di fine febbraio, si attende una percentuale di hotel non attivi per l’intero 2020 compresa tra il 5% e il 10% del totale.

25 agosto,
permane l’incertezza

A Milano le imprese, pur rimanendo prudenti, non modificano le loro aspettative sugli effetti del Covid.
“Così, le curve a 28 e 56 giorni relative ai mesi di punta del turismo d’affari - precisa Guizzardi - raggiungono le percentuali massime, mentre la curva a 14 giorni mostra il massimo incremento con un +20% alla ripresa dell’attività lavorativa. Sempre in coerenza con gli effetti della stagionalità, la quota di imprese che offrono camere a inizio gennaio 2021 (curva a 140 giorni) perde un 20% rispetto a due rilevazioni fa”.
La prudenza delle imprese emerge chiaramente nel confronto degli estremi delle curve a 28 e 56 giorni che rappresentano, in un caso, le quote di camere offerte a fine agosto per settembre/ottobre, nell’altro caso, la percentuale di camere offerte a fine febbraio, ovvero pre-Covid19, per un’altra stagione di punta (marzo/aprile). Il differenziale del 5-10% indica che sono ancora tante le strutture alberghiere che non ritengono conveniente offrire camere online.
La dinamica dell’offerta online a Venezia, secondo il docente del Cast, rimane ancora stazionaria. La curva a 140 giorni (-5%) scende addirittura sotto il minimo del 19 maggio, data successiva al decreto che limitava gli spostamenti delle persone fisiche. A pesare è soprattutto la dipendenza di Venezia dal turismo incoming.                      



Paola Olivari

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