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I t.o. volano più di linea e il charter risponde

15/01/2014 09:00
La quota di business del tour operating per le compagnie aeree supera in alcuni casi anche il 20% ed è in crescita. Questa è la tendenza cui i servizi Itc stanno reagendo nella consapevolezza che il mercato talvolta smentisce ogni previsione\r\n
Cresce la quota di business legato al tour operating nei vettori tradizionali. In uno scenario che vede le aerolinee charter ridimensionare l’offerta di volato sulle destinazioni del pacchetto tutto compreso e rimodellarsi su un mix ibrido, la produzione di viaggi organizzati stringe sempre di più i rapporti commerciali con le aerolinee full service. Per Emirates questa quota di mercato si attesta intorno al 20-22%, complice la direttrice più facile come New York: “C’è stata sicuramente una focalizzazione da parte di Dubai su questo segmento, dovuta perlopiù alla mia formazione e sulla quale si è innestata una capacità indiscutibile”, dichiara il d.g. in Italia Fabio Lazzerini. Per la spagnola Air Europa si è trattato, dopo la dismissione del tour operator in house (Travelplan), di stringere rapporti ancora più consolidati con quelli italiani, circa sei attualmente, soprattutto sulle destinazioni Cuba, Perù, Repubblica Dominicana. “Potranno esserci ampliamenti, considerato che l’anno scorso abbiamo lanciato il volo sulla Bolivia e quest’anno apriremo a Cile e Paraguay”, afferma il direttore Robert Ajtai. Per il vettore di Globalia, in Spagna il business dei t.o. rappresenta il 60% del fatturato, mentre in Italia il 10%. In casa Latam, fresca di completamento dell’aumento di capitale e impegnata nella fusione delle due compagnie che disegnano il gruppo aereo con il maggior numero di destinazioni dell’America Latina (Lan + Tam), sono quattro t.o. a fare l’80% del mercato dei pacchetti di viaggio b2b. “Operiamo in un'area con molti Paesi e non tutti macro come il Brasile, non è semplice riuscire a lavorare bene con tutti sul piano della comunicazione – osserva il commercial director Joao Murias -, invece tanto si potrebbe fare cominciando a raccontare bene una destinazione sin dall’aeroporto di partenza, dunque sostenere traffico”.

Le destinazioni nascono charter e vivono di linea
Sul Brasile Luca Battifora, ceo di Hotelplan, ricorda effettivamente come “ci sia stato un crollo verticale della destinazione dopo che l’ufficio del turismo ha chiuso in Italia”. Ma non è certamente questione di un solo fattore se una destinazione perde: “Il charter è sinonimo di equilibrio del mercato”, sottolinea il manager del gruppo lombardo-elvetico. Dal canto loro le aerolinee dei voli Itc si dividono la geografia delle vacanze per non sbagliare più con le sovrapposizioni: “Stiamo andando sempre di più verso le specializzazioni, noi East Africa e Oceano Indiano, mentre con i partner (Blue Panorama) operiamo sui Caraibi”, spiega il direttore vendite charter di Meridiana, Massimo Crippa. Si pianifica con grande fatica e capita anche che il mercato smentisca: succede così che un servizio nato charter su Mauritius “venga venduto per il 40% in vuoto pieno e il 60% di linea”.
Così come, per Air Europa, che destinazioni come Cancun e Santo Domingo siano rimaste di linea dopo che Travelplan si è ritirato dal Belpaese e l'attento lavoro del vettore ha saputo mantenere vivo il mercato.
Non c’è più una regola fissa e per tutti vale la constatazione che “se in un aeroporto intervistiamo i passeggeri scopriamo come solo una parte viaggia con un pacchetto tutto compreso e dobbiamo tenerne conto – dice Marco Cisini, ceo Best Tours Italia-, sono finiti i tempi in cui negli Stati Uniti movimentavamo 15mila clienti contro, comunque, i 280mila di Expedia. Questo per dire che produzione e abilità tecnologica devono andare di pari passo”.

Sul settimanale Guida Viaggi leggerete l'approfondimento scaturito dal primo MARTEDIturismo dell'anno, che vedrà nel corso del primo semestre altre tappe e altri temi di dibattito, da seguire anche via Twitter dall'account @GvLive e gli hashtag #martediturismo e #roadtonofrills. p.ba.

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