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Serra, Quality Group: "A Torino ci sentiamo un po' più soli"

17/02/2017 09:52
Doppia lezione per il mondo t.o. secondo il presidente: "La trasmissibilità del bene aziendale è una responsabilità dell'imprenditore e proseguire da soli è sempre più arduo"

Con il garbo e la sensibilità che lo contraddistinguono, 22 ore fa su Twitter Michele Serra, presidente Quality Group, scriveva: “Ci vuole più coraggio a lasciare dopo 35 anni di storia che a cominciare un'impresa da zero. Grande Mario. Chapeau”. Non ha avuto timore due giorni fa ed esporsi e non ne dimostra ora commentando a questa agenzia di stampa l’operazione Uvet-Settemari.

Se e come gli equilibri di mercato cambieranno spiega che è “difficile da prevedere, anche se, in realtà, c’era già stato un caso simile con Going/Bluvacanze. Certo Settemari è un’azienda molto più strutturata, e quindi questa è una storia tutta da scrivere”, sottolinea Serra.

Da azienda piemontese e con sede a Torino, cosa ne pensa? “Qui a Torino, dall’altro ieri, ci sentiamo un po’ più soli – replica il manager -. Molto probabilmente Settemari ha davanti a sé un’opportunità tutta nuova, foriera di sviluppi interessanti. Ma ogni volta che un grande capitano, come è Mario Roci, abbandona il ponte di comando, ci si sente assalire da un pizzico di nostalgia. Comunque, ancora una volta, Roci ha dimostrato uno stile, un senso di responsabilità e un coraggio che fanno onore alla grande tradizione degli imprenditori piemontesi. Chapeau (dopo il tweet lo ribadisce).

“Nel mondo del turismo gli steccati non servono”. E’ a questa metafora che affida la riflessione sulle possibili reazioni dei network distributivi partner di Settemari. “Questa – afferma - può essere una novità positiva per tutti. Tutti abbiamo bisogno di operatori solidi, strutturati, professionali. Al di là di questioni di alleanze o filiere, che passano in secondo piano”.

Per il mondo del tour operating intravede una duplice lezione: “Da un lato, diventa chiaro che la trasmissibilità (più ancora che il passaggio generazionale, che è un concetto troppo ristretto per un’azienda che, pur se privata, è comunque prima di tutto un bene pubblico) è una delle responsabilità principali di un imprenditore: non basta preoccuparsi della durabilità della propria azienda; occorre pensare per tempo ad assicurarle una continuità che oltrepassi la durata della propria vita professionale. Dall’altro, occorre rendersi ben conto che proseguire da soli è sempre più arduo, e che una strategia aperta alle alleanze è la carta vincente per il futuro”.

Intanto l’evoluzione è già in atto, tra fondi di investimento che guardano al settore, villaggisti che mirano al tour operating e altri che aspirano a diventare albergatori. “Tutto questo interesse – ammette Serra - non può che fare del bene, portando nuova linfa al nostro settore; veniamo da anni di crisi che hanno messo tutti a dura prova. Ma abbiamo resistito con coraggio e valore. Ora è il momento di tornare a progettare e a crescere”. l.d.

 


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