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Etoa, Brexit danneggia l’industria turistica britannica

13/02/2018 09:55
L’associazione che rappresenta gli operatori europei ha esposto al Parlamento britannico le sue preoccupazioni pre Brexit

La Brexit “sta già danneggiando l'inbound e se l’uscita dall’Unione europea non sarà gestita con cura, danneggerà ulteriormente la produttività”. A lanciare l’allarme è Tom Jenkins, a capo di Etoa, la European tourism association che ha presentato le sue osservazioni alla Commissione del mercato interno europeo alle due Camere del Parlamento di Londra.

La preoccupazione di Jenkins riguarda soprattutto l’assunzione di lavoratori non britannici che, auspica, rimanga esente da oneri burocratici. L'industria dei viaggi, sottolinea il ceo di Etoa, “ha bisogno di assumere laureati poliglotti che il Regno Unito non è in grado di produrre rispetto agli altri paesi dell'Ue. Prima del voto sulla Brexit, il Regno Unito era visto come un luogo in cui i giovani laureati potevano andare ma da allora l'atmosfera è peggiorata e anche gli stipendi sono diminuiti, a causa della caduta del valore della sterlina”.

Etoa ha condotto un'indagine che ha coinvolto i principali t.o. del Regno Unito per fotografare la condizione di quei cittadini non britannici, ma provenienti dal resto dell’Unione Europea che qui lavorano. Hanno risposto al questionario più di cento società che impiegano complessivamente oltre 35mila risorse ed è emerso il che un terzo dei loro dipendenti è "non cittadino del Regno Unito". L'80% delle aziende ha affermato che sarebbe "difficile e impossibile" sostituire questi lavoratori con cittadini britannici.

Dal momento che quasi tutti i posti di lavoro sono ora occupati da cittadini dell'Ue, aggiunge Jenkins, “non sorprende che solo il 16% delle aziende abbia utilizzato il ‘sistema dei visti di livello 2’ necessario per assumere lavoratori al di fuori dell'UE. Se questo meccanismo dovesse essere esteso ai lavoratori dell'Unione – secondo una possibile opzione post-Brexit -, quasi l'80% delle aziende prevede un importante impatto negativo sulla produttività”.

Le persone, in definitiva, “sono il bene più importante di qualsiasi organizzazione - conclude Tom Jenkins -. Dopo la Brexit, abbiamo bisogno che il Governo attui una nuova strategia per l'occupazione del turismo che consenta all'industria di assumere cittadini dell'UE con la stessa facilità con cui lo può fare adesso. Una strategia che eviti il peso della burocrazia - chiude Jenkins - è già stata elaborata dall'industria turistica. Abbiamo bisogno soltanto che il Governo la adotti".


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