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A chi andrà l’eredità Valtur

11/05/2018 08:39
Un paio di ipotesi di salvataggio, ma è più probabile il bando di gara per la cessione del marchio dopo l’estate; i player che potrebbero aggiudicarsi il brand e la reazione dei debitori

Tutto come previsto dal liquidatore: lo smantellamento dei villaggi Valtur procede e attraverso il Tribunale e le ultime mosse di Cdp i villaggi un tempo a gestione Valtur sono stati ridati indietro. C’è qualche proprietario che ha deciso di gestire in proprio la struttura e “per ora ci sono 5 o 6 strutture pending che, se i proprietari non decideranno di aprire, rimarranno chiuse questa estate”, come ci racconta Manuel Schiavuta, Italy sales director di Valtur.

Per la settimana prossima è previsto l’ultimo incontro al Mise. “Ci sono in ballo un paio di ipotesi di salvataggio – spiega Schiavuta a  questa agenzia di stampa – e poi si deciderà, ma ormai l’estate è complessa. La sensazione è che andrà tutto a terminare, con qualche villaggio che resterà chiuso e gli altri “ripiazzati” con le aperture ad opera di altre società”.

Con la procedura di liquidazione è ormai molto probabile la messa all’asta del brand (facilmente dopo l’estate, ndr). Per i dipendenti,  purtroppo, (una parte già ricollocati, ma restano un centinaio di figure professionali di grande esperienza che termineranno l’attività a metà giugno), non restano grandi speranze. “Rimarranno – spiega Schiavuta – gli amministrativi e il liquidatore”. Ma gli stipendi vengono incassati in modo puntuale? “Sì, per questo la proprietà continua a pagare le persone in organico – replica il direttore - poi quando finirà la procedura i rapporti saranno terminati e capiremo se ci sarà una liquidazione. Il problema – sottolinea il manager - sono i fornitori esterni, che sono sul piede di guerra perché considerano irricevibile la proposta del 20% di rimborso, con uno stralcio sostanziale del credito. Bisogna capire se qualche fornitore vorrà chiedere il fallimento e non accettare la quota offerta”.

Al personale resta l’amaro in bocca: “Ci sono tanti dipendenti storici che hanno dato tanto della loro vita all’azienda – commenta ancora- e per loro non sarà  facile trovare una collocazione. Quel che dispiace è aver visto una mancanza di attenzione e forse anche una mancanza di rispetto da parte della proprietà e di chi ha governato Valtur nei confronti dei dipendenti, che hanno fatto il bene dell’azienda. La proprietà – continua il direttore - è stata sempre stata molto assente e il management poco presente”.

Le vere cause del dietrofront restano ancora celate ai più e incomprensibili alla luce dei programmi che avrebbero previsto il trasferimento del modello Tanka Village agli altri resort. “Gli stessi commenti di Bonomi e del presidente Valtur si sono dimostrate nulli – aggiunge -. Sono state rispettate soltanto le promesse commerciali…”.

La società, secondo i dati svelati dal direttore vendite, aveva visto la chiusura dell’inverno 2017-2018 con un  +20% e l’anno prima aveva segnato un +36% in estate. La due diligence in fase di acquisizione non avrebbe messo in evidenza le debolezze, saltate fuori durante il percorso.

“Il mercato delle agenzie è ancora incredulo – conclude Schiavuta - perché stava andando tutto bene”.

Ora resta da capire a chi potrebbe fare gola l’eredità Valtur. Certo una società svuotata, ma con un marchio ancora molto forte e appetibile, può interessare il leader di mercato Alpitour con il suo obiettivo di espansione all’estero e di approdo in Borsa. Un’operazione che potrebbe rimettere sul mercato il brand grazie alla credibilità del compratore. Da non dimenticare, poi, che è molto probabile che tra fondi di investimento si parli di business affini e potrebbero esserci stati anche dei contatti tra Bonomi e Tamburi.

Anche il Gruppo Uvet, però, così smanioso di avvicinarsi al modello Alpitour e che di recente ha pubblicamente ammesso di mirare a Piazza Affari, potrebbe avere in mente di ritentare la scalata al brand (ora impoverito di villaggi e dipendenti) ma ancora in grado di esprimere un alto potenziale. In questo caso potrebbe armarsi del braccio operativo agenziale (Uvet e soprattutto Itn) per vendere un prodotto (a questo punto da ricostruire) finora così diffuso in particolare nel Centro-Sud Italia.

Certo l’epilogo di questa storia poteva e doveva essere diverso. l.d.

 

 


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