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"Il viaggio deve essere un diritto"

05/06/2019 10:02
Il turismo "non è solo un acquisto del viaggio, ma un'occasione per cambiare la propria identità", afferma Elisabetta Ruspini, professoressa associata di Sociologia Università di Milano-Bicocca

"Il viaggio deve essere un diritto". Lo ha asserito forte e chiaro Elisabetta Ruspini, professoressa associata di Sociologia presso l'Università di Milano-Bicocca, già presidente del corso di laurea triennale Stcl-Scienze del Turismo e Comunità Locale, intervenendo ieri alla conferenza stampa in cui sono stati presentati alcuni dati del Value of Traveling di Momondo, edizione 2019. A lei il compito di commentare i risultati emersi dallo studio, che ha valutato il grado di intolleranza presente nel mondo e ha messo in luce come il viaggio possa essere uno strumento forte ed importante per cambiare i pregiudizi di ognuno nei confronti delle differenze (culturali, politiche, religiose). 

Ruspini lo ha spiegato molto bene "il non viaggiare è un elemento di esclusione sociale, in quanto il viaggio rappresenta una parte importante di inserimento nella società". La professoressa si occupa di turismo da anni in Bicocca, con l'intento di insegnare agli alunni il valore che esso ha "non solo come domanda e offerta - asserisce -, non è solo questo. Il turismo in Italia è stato studiato nel contesto universitario dagli anni '90, non ha quindi una tradizione lunga", anche se la sua storia inizia da lontano, pensiamo per esempio al Grand tour. Il concetto portato avanti dalla docente è che il turismo "non è solo un acquisto del viaggio, ma un'occasione per cambiare la propria identità, arricchendosi, liberandosi dai molti pregiudizi". In fondo cosa sono i pregiudizi? "Sono dei giudizi formulati in assenza di esperienza". 

Molte volte sono alimentati dal contesto in cui viviamo, per esempio "se il trend è pensare che il mondo sia sempre più chiuso verso le differenze è imputabile al contesto politico - asserisce la docente -, in quanto le istituzioni si stanno chiudendo verso le differenze. Se viene celebrata una società difficile, la percezione è che il futuro sarà così. Le istituzioni giocano un ruolo fondamentale", ma attenzione perchè in ambito sociologico con il termine "isitituzioni" si intende "il sistema di regole, matrimonio, religione, famiglia, linguaggio...", chiarisce la docente. In pratica la nostra società mostra degli "elementi di forte complessità", ma la buona notizia è che "c'è fiducia nelle persone", in linea con quanto emerso nello studio di Momondo. Soprattutto è interessante osservare come le diverse generazioni percepiscano il viaggio, tra millennial, generazione Z, o Alpha. Dimostrano di credere "meno nelle istituzioni, ma pensano che il mondo necessiti di una spinta individuale, da qui l'aumento di fiducia nelle singole persone". Un quadro generale che porta la docente ad affermare che i risultati dello studio di Momondo non la sorprendono affatto. E dal suo punto di vista pone l'accento sul fatto che "l'avvicendamento generazionale è da tenere sotto controllo". 

Ovviamente non mancano le diversità di pensiero in funzione del Paese di origine, "le generazioni si differenziano perchè sono storicamente innescate in modo diverso - osserva la docente -, ossia in relazione all'impatto degli eventi che hanno giocato un ruolo importante nella formazione della mia identità. Per questo è anche una questione di narrazione tra generazioni". E' importante  tramandare quanto avvenuto, ma certamente l'effetto che potrà sortire su chi certi eventi li ha vissuti o chi li ha sentiti solo raccontare è diverso. Per questo le nuove generazioni hanno un "compito storico" molto importante, e difficile, in quanto devono mediare tra il presente e un passato non vissuto direttamente. 

Dal canto suo la generazione dei millennial mostra una crescente fiducia nelle persone, meno verso le istituzioni. "I millennial sono multi etnici, viaggiano, sono istruiti, stanno cercando di gestire l'equilibrio tra locale e globale. Il turismo è una possibilità di esprimere la propria individualità e può essere un veicolo molto appetibile per affrontare tutto ciò". 

Questo tipo di generazione, mette in luce la docente, non cerca "un turismo standardizzato, di massa, ma a contatto con le culture locali, non vuole più il villaggio turistico, cerca spazi, interstizi per trovare degli elementi di contatto con le diverse popolazioni ed è qui che viene riposta la speranza". Ecco perchè "queste generazioni hanno un compito storico importante". Basti dire che la generazione dei millennial è stata classificata CCC, Confident, Connected, Open to change. 

Con loro cambia anche il modo di viaggiare, prendono piede nuove forme di turismo o di soggiorno, come per esempio quella di farsi ospitare a casa delle persone, "oggi è tra le tendenze che aiutano a conoscere e a capire il mondo". L'insegnamento dato è che "il viaggio genera esperienza, l'esperienza arricchisce l'identità ed abbatte lo stereotipo".

La professoressa si è soffermata sul tema del viaggio outgoing, ma c'è anche l'incoming su cui bisognerebbe lavorare molto. In particolare sul tema dell'accoglienza verso i turisti stranieri provenienti da mercati che ancora non conosciamo bene, soprattutto le nuove leve.

Poi c'è un altro spunto che Ruspini dà ed è legato alle donne che viaggiano da sole. Un trend in crescita come dimostrano recenti analisi, tra cui quella di Cartorange e di Rolling Pandas, piattaforma di tour organizzati. "Fare un focus sulle donne potrebbe essere interessante - ha fatto presente la docente -, il turismo al femminile sta crescendo in modo esponenziale. Le donne amano il turismo culturale, sono aperte all'accoglienza, ma necessitano di sicurezza. Per esempio la violenza di genere è una tematica molto sentita dai millennial". s.v.

 

 

 

 

 

 


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