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Federterme: "Turismo sanitario protagonista, ecco cosa cambiare"

07/06/2019 17:01
Il presidente Jannotti Pecci ribadisce numeri e potenzialità del turismo del benessere. Anche per destagionalizzare e intercettare una domanda in aumento a livello europeo

Lo sviluppo del sistema turistico italiano? Passa anche dal comparto termale. Lo ribadisce con convinzione Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federterme Confindustria: “E’ evidente che con il turismo sanitario si potrebbero anche accrescere i flussi turistici nei mesi di bassa stagione – spiega - favorendo la destagionalizzazione, senza considerare che la filiera della salute è un settore che attiva la produzione di beni e servizi di comparti diversi (white economy) come attesta la crescita documentata del peso degli acquisti ‘a maggior valore aggiunto’ come i servizi professionali, le telecomunicazioni, l’informatica, le strumentazioni mediche”.

Federterme ha partecipato all’audizione sul Ddl delega al Governo in materia di turismo, indicando lo specifico contributo del turismo sanitario alla crescita quantitativa e qualitativa dell’offerta turistica italiana, in grado d’intercettare anche una domanda potenziale europea.

“A distanza di quasi 20 anni dall’ultimo intervento organico in materia di turismo – rimarca Jannotti Pecci - è da accogliere positivamente l’iniziativa di Governo e Parlamento per il turismo ma è anche necessario semplificare e adottare misure per il termalismo terapeutico, per il benessere ed il turismo sanitario, appropriate ai mutamenti sostanziali del mercato turistico. In particolare la normativa delegata dovrebbe prevedere interventi su trasporti dedicati ed attrezzati per le categorie più fragili, soprattutto in termini di accessibilità, tempi e costi; l’abbattimento delle barriere linguistiche e la creazione di contact point nei paesi di origine con idonee iniziative di comunicazione/narrazione; Ict ed e-health e correlate iniziative formative; favorire un’offerta sanitaria integrata tra le diverse strutture sulle quali si articola il percorso di cura/riabilitazione e le relative destinazioni, che a livello area UE potrebbe interessare oltre 3.500.000 persone.


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