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Le prenotazioni rallentano, 2 mln di presenze in meno per l’estate

13/06/2019 12:47
Secondo Assoturismo-Cst si tratta del primo calo in cinque anni. La legge delega deve prevedere riforme su abusivismo e fisco

Il turismo rallenta. Per la prima volta da cinque anni a questa parte le previsioni per l’ estate hanno il segno meno: tra giugno e agosto sono attese 205 mln di presenze, quasi 2 mln in meno rispetto all’ estate 2018, per una flessione dello 0,9%.
Il quadro emerge dalla previsione elaborata da Cst per Assoturismo Confesercenti, presentata questa mattina a Roma in occasione dell’approfondimento dedicato alla legge delega al Governo in materia di turismo.
Il calo coinvolge turisti italiani (-1,1%) ed internazionali (-0,8%) e a soffrire sono soprattutto le aree costiere, mentre i risultati migliori li avranno le imprese ricettive che operano nelle città e nei centri minori (-0,4%), insieme alle località lacustri che registrano una lieve crescita di domanda estera (+o,2%). Le proiezioni meno favorevoli riguardano il Centro Sud e le isole (-1,4%).

Alle previsioni non entusiasmanti per la stagione estiva si aggiunge un consuntivo deludente sulla prima parte dell’ anno, a causa soprattutto di un meteo pazzo che non ha mai fatto decollare la stagione primaverile (-1,7 mln di presenze vs 2018 tra gennaio e maggio).
"Il turismo italiano è in un momento delicato  perché la spinta propulsiva degli anni scorsi si sta esaurendo e riemergono problematiche mai risolte - il commento di Vittorio Messina,  presidente Assoturismo Confesercenti, alle previsioni Cst -, la delega al Governo in tema di turismo è un’occasione per portare a casa una riforma mirata alla crescita. Servono interventi per individuare figure professionali, ma anche un contrasto all’abusivismo ricettivo e un piano per ridurre le tasse sul settore”.

Il fisco italiano è infatti tra i più pesanti d’Europa, chiede ai turisti in vacanza 2,6 mld di euro l’anno, con un’Iva sui prodotti turistici superiore dell’1,5% alla media europea e con una tassa di soggiorno particolarmente alta che quest’anno peserà per 600 mln di euro, la cui incidenza supera il 10% del costo di pernottamento di una famiglia in vacanza.

La tassa di soggiorno si è trasformata da imposta pro-turismo a tassa sui turisti e per questo bisognerebbe cancellarla o riportarla alla sua vocazione originaria - dice ancora Messina -.  L’aumento dell'Iva va evitato invece ad ogni costo, anzi andrebbe valutata una riduzione finalizzata a far ripartire i consumi turistici. Se le clausole di salvaguardia previste dalla legge di stabilità dovessero essere applicate l’aliquota passerebbe al 12% già il prossimo anno e al 13% nel 2021, ossia 4,5 punti percentuali sopra la media Ue, 6,5 sopra la Grecia, 6 sopra la Francia e 3 sopra la Spagna”.

L’Italia è il turismo ma purtroppo si continua ancora a sottovalutare politicamente questo aspetto - ha detto Claudio Albonetti, presidente Assohotel -; in previsione di questa delega vorremmo che venissero approfonditi soprattutto trasporto aereo, questione fiscale, per riportare reddito nelle imprese, e riqualificazione del sistema ricettivo". Sulla tassa di soggiorno ha spiegato. "Noi siamo sempre stati contrari, soprattutto perché non ci sono i decreti attuativi, ognuno la applica come vuole. Chiediamo che almeno ci sia omogeneità di applicazione ed una parvenza di utilizzo ai fini turistici”. a.te.


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