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Rapporto Istat 2019: Italia ferma, ma con alcune opportunità

20/06/2019 12:50
Il turismo settore in piena resilienza, nello studio vengono ampiamente analizzate le possibilità soprattutto nei territori cosiddetti “minori”

Siamo in una fase di contrazione, potremmo andare a crescita zero o nei dintorni di zero. C’è il 65% di probabilità che si abbia una contrazione nel secondo trimestre 2019, come del resto in molte economie mondiali. Il mood macroeconomico è quindi tendenzialmente negativo. E’ quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Istat. Lo scorso anno, il rallentamento del Pil, passato da +1,7% al +0,9%, potrebbe subire ulteriori rallentamenti nei consumi, mentre gli investimenti hanno rappresentano la componente più dinamica della domanda, con un aumento del 3,4%. L’occupazione aumenta dello 0,9%. La ripresa è dunque frammentaria, la demografia ci fotografa come un Paese in decrescita con una generazione baby boomer che ha eroso risorse, con un generazione ombra di trentenni che non riesce ad avere le risorse economiche per l’autonomia, con i migranti quale potenziale ancora di salvezza del futuro per le nascite. Studiare e specializzarsi resta un valore per l’occupazione, ma il 42% dei laureati rientra nel fenomeno mismatch, ovvero non è sfruttato per i suoi studi. Insomma l’Italia non sa riconoscere il valore delle proprie risorse umane generando spreco oltre che frustrazione.

La parte più ottimistica di questo quadro è il turismo. Istat lo dice chiaramente e dedica un ampio spazio del rapporto esclusivamente a questo. Il turismo rappresenta il 6% del nostro Pil  con tutte le imprese operanti nel settore, che generano 88 miliardi di euro, e tra queste sono considerate anche e soprattutto le agenzie di viaggi che operano in outgoing. Il settore ha avuto dei record importanti e dimostra di avere possibilità di sviluppo sia in termini economici che sociali. I turisti stranieri hanno speso nel nostro Paese oltre 146 miliardi di euro e nel complesso i prodotti turistici destinati al consumo interno rappresentano il 5,2% della produzione complessiva dell’economia.

La nostra posizione assume un significato anche nel panorama europeo. In Europa infatti le imprese del turismo sono 2,4 milioni e impiegano 13,6 milioni di addetti, il 21,7% dell’occupazione è nel terziario. Circa la metà delle unità economiche (53%) afferisce a quattro Stati membri dei quali l’Italia è prima per numero di imprese turistiche (15,2%) sul totale Ue. Nel 2018 l’Italia ha raggiunto il record di 428 milioni di presenze con un incremento dell’1,8%.

Ma la vera grande occasione è nei territori periferici italiani, oltre 1/5 delle presenza turistiche nazionali si registra infatti in comuni geograficamente e logisticamente più isolati. In questi luoghi sono impiegati il 15,6% degli addetti contro la media nazionale del 2,1%. l.s.


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