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Aidit: “Manca completamente una strategia politica”

26/07/2019 12:30
Per combattere la concentrazione delle vendite nel settore, le azioni individuali non sono sufficienti ed è necessario un approccio sistemico, afferma il direttore generale Aldo F. Bevilacqua

“L’esperienza dovrebbe ormai insegnarci che l’annosa questione della forte stagionalità che caratterizza il settore turistico italiano non può essere risolta con azioni individuali o di singole componenti della filiera turistica”. A parlare è Aldo F. Bevilacqua, direttore generale Aidit, che aggiunge poi: “E’ necessario un approccio sistemico, che comprenda sia gli operatori della filiera turistica che tutti i livelli istituzionali competenti”.

Guardando al trend, il manager sottolinea che “Il fattore meteorologico ha senz’altro influito sull’andamento della prima parte della stagione estiva”. Bevilacqua spiega: “Bisogna aggiungere che quest’anno è stato caratterizzato dal successo delle prenotazioni di vacanze primaverili grazie al calendario favorevole nel mese di aprile che ha consentito a molti di combinare le festività di Pasqua con i ponti”. Ma qual è il sentiment per questi mesi estivi? “Le aspettative sono positive – risponde il direttore generale -, tuttavia per un’analisi completa sull’andamento della stagione sarà come sempre necessario attendere i dati consuntivi”.

Quali azioni e prodotti potrebbero favorire la destagionalizzazione? “Sul lato dell’offerta turistica – commenta Bevilacqua - i prodotti che si prestano alla destagionalizzazione sono numerosi e spesso anche di buon successo”. Il direttore cita quali esempi “quelli riferibili al turismo verde, al turismo termale, enogastronomico, culturale ovvero anche al turismo legato agli eventi, sportivi, congressuali, culturali, il turismo esperienziale ed ancora i prodotti strutturati sulla base di una segmentazione anagrafica della domanda, come nel caso del cosiddetto silver tourism. I casi di maggior successo sono spesso quelli in cui è stato possibile combinare in uno stesso prodotto più tipologie di turismo”. Il direttore generale aggiunge, tuttavia, una considerazione: “Un’efficace strategia di destagionalizzazione non può essere delegata unicamente all’offerta e quindi alla tipologia di prodotto. L’offerta turistica, come in ogni altro settore industriale, è inscindibilmente legata alla domanda ed alla connessa necessità per i consumatori di fare i conti con risorse scarse quali sono il tempo ed il denaro”.
Se da un lato il contesto economico italiano vede i consumi privati in stagnazione e la fiducia dei consumatori in discesa, sostiene Bevilacqua, sul fronte del tempo a disposizione per le vacanze il fattore accessibilità dei luoghi è determinante. “In un contesto in cui i giorni di permanenza media sono in progressiva contrazione, anche la migliore destinazione turistica, da ogni punto di vista, resterebbe comunque esclusa dai grandi flussi se difficilmente raggiungibile – puntualizza il manager - e se quindi una quota ritenuta eccessiva del tempo a disposizione viene consumata nei trasferimenti. Così, un sistema di trasporti efficiente e in grado di far raggiungere rapidamente destinazioni che oggi non hanno ancora espresso il loro potenziale, gioca un ruolo fondamentale anche sul tema della stagionalità sia per i turisti domestici sia, soprattutto, per i flussi provenienti dall’estero che tipicamente sono distribuiti su un maggior numero di mesi”.

Ritornando alla questione del tempo disponibile per le vacanze, “si pensi al fatto che per la maggior parte delle famiglie italiane – rammenta il d.g. - il periodo utile è inevitabilmente legato al calendario scolastico, ormai obsoleto, che in modo diretto e indiretto vincola milioni di famiglie, schiacciandole in un arco temporale ormai di circa 45 giorni. E’ sempre necessario tenere in considerazione la progressiva riduzione del potere d’acquisto del ceto medio, la principale componente della domanda interna turistica e non solo. L’effetto combinato di questi due fattori spiega, senza bisogno di aggiungere altro, il sostanziale fallimento di tutte le politiche di destagionalizzazione avviate dagli operatori turistici”. Il manager non usa mezzi termini: “Manca completamente una strategia politica che, partendo da una più razionale programmazione dei cosiddetti school break, sia in grado di incidere sul mondo del lavoro, della produzione e conseguentemente sul mercato del tempo libero”. Il Paese, prosegue, “è rimasto bloccato sulla vecchia logica di programmazione economica, dominata culturalmente dalla produzione industriale dei grandi gruppi, di tutto l’universo della produzione complementare e dell’indotto, che individuava nel sostanziale blocco concentrato delle attività una maggiore efficienza gestionale”. E qual è la soluzione? “Non bisogna inventare nulla, basta guardare a quello che accade negli altri Paesi del Centro e Nord Europa per riavviare in modo semplice e virtuoso il processo, con innegabile beneficio di tutti gli attori della filiera in termini di continuità operativa durante l’anno, miglior benessere dei lavoratori, maggior dinamicità degli operatori economici, economie di scala per quelli turistici”. n.s.


 


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