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Astoi sulla destagionalizzazione: si cambino i calendari scolastici

21/08/2019 10:15
E’ l’opinione del consigliere Pier Ezhaya che aggiunge: “Sinceramente non stiamo assistendo a questo fenomeno. La situazione è invece, purtroppo, molto ripetitiva negli anni”

Sinceramente non stiamo assistendo a questo fenomeno. La situazione è invece, purtroppo, molto ripetitiva negli anni”. Non usa mezzi termini Pier Ezhaya, consigliere Astoi Confindustria Viaggi nel parlare di destagionalizzazione.

Nessun segnale, dunque, di questo fenomeno? “Oggi, ciò che possiamo affermare, è che l’alta stagione si è un po’ allungata – prosegue Ezhaya - e che ad esempio le prime due settimane di settembre sono diventate molto interessanti dal punto di vista dei volumi, ma sono cambiamenti che si ottengono gradualmente e con molta pazienza”. Quale la ricetta possibile per modificare lo status quo? “Sulle spalle l’unica ricetta ‘tattica’ possibile è quella di incrociare la domanda col prezzo e con la capacità – risponde il consigliere -: è l’unica strada percorribile, perché è difficile cambiare le abitudini e i trend della domanda”.

Il nostro mercato risulta, infatti, poco appetibile all’estero perché è molto stagionalizzato e questo ci rende meno competitivi. “Ma il rafforzamento nelle ‘spalle’ e nelle ‘basse’  - precisa Ezhaya - non lo si ottiene con le offerte degli alberghi e dei tour operator, ma con il cambio innanzitutto dei calendari scolastici, come avviene in Francia, cosa che abbiamo richiesto come Astoi già da qualche anno. Se non si cambia quell’assetto è impossibile destagionalizzare seriamente”.

E’ vero anche che nelle spalle le tariffe costano meno e sono più appetibili: “Questo aiuta la domanda – commenta il consigliere -, ma quelle sono operazioni opportunistiche a totale carico di chi detiene i fattori produttivi come alberghi o vettori e non sono azioni strutturate volte al cambio della domanda. Certamente avere ‘delle spalle’ di stagione più solide ci renderebbe più appetibili all’estero, ma è molto difficile cambiare abitudini che sono anche sociali e culturali”, conclude il manager. n.s.


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