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Alpitour: "Vendite, scenario disomogeneo"

01/08/2019 10:22
L'estate del gruppo viaggia a +8% in termini di passeggeri e +6,5% di fatturato; le aspettative di chiusura d'esercizio però vedono un +10% di pax e un +9% di fatturato grazie ad un ottimo inverno

Moderatamente soddisfatti”. E’ il sentiment di Pier Ezhaya, direttore tour operating Gruppo Alpitour sul trend estivo. “Stiamo viaggiando a +8% nel numero dei passeggeri (con un mercato che cresce del +4% circa, ndr), poi se guardiamo il progressivo annuo, siamo a +10%, perché l’inverno è andato molto bene, in particolare aprile”. Lo scenario delle destinazioni però non è totalmente equilibrato.

“Non si spalma in modo omogeneo e l’Egitto tira molto – osserva il manager – e nonostante lo stop temporaneo dei voli British e Lufhtansa o la notizia del pullman al Cairo. Ormai c’è assuefazione a queste notizie”. Per il resto la programmazione Alpitour vede una Spagna in difficoltà con le Baleari, “d’altra parte ce lo aspettavamo perché da sempre l’Egitto è una sorta di termometro o compensatore”. La Grecia “ha tenuto, mentre l’Italia ha una lettura doppia, come avevamo già visto: bene le strutture flagship, la fascia media fatica e l’offerta generalista ha subito una crisi di vendita. Ma, ripeto – prosegue - dove ci sono i rischi abbiamo performato bene”. Sul lungo raggio ha funzionato bene, infine, la dorsale East Africa e Oceano Indiano, buon riscontro da Nord America, Giappone e Oriente in generale. In difficoltà i Caraibi (già in inverno)”.

Guardando alla spesa media procapite sulla singola destinazione “il fatturato non è peggiorato, ma rispetto a quel +8% circa di passeggeri, il fatturato registra un +6,5% circa, anche perché un Egitto vale meno di Grecia, Spagna o lungo raggio”.

Su base annua però, Ezhaya parla di un “+10% di passeggeri per l’esercizio corrente e un’aspettativa di chiusura anno a livello di fatturato attorno ad un +9%”.

Quando gli si parla di settembre e ottobre, però, il direttore ha il dente avvelenato: “Se ne parla tanto di spingere le spalle ma non c’è nulla che si può fare se non sfruttarlo dal punto di vista strutturale. La domanda si incricca, il mercato non cambia più di tanto perché si basa sulle famiglie”. E sul prezzo finito come soluzione per garantire sicurezza ai clienti, commenta: “Noi ce lo abbiamo dal 2013, ma facciamo pagare qualcosa con l’iniziativa Prezzo chiaro, che permette di bloccare il prezzo per sempre”. Un’operazione sostenuta dallo stesso trade, visto che viene scelta dal 70% di chi prenota il lungo raggio e nel 50% dei casi per il corto raggio. “Si tratta di una spesa che si aggira attorno ai 40 euro per il corto raggio”, sostiene, precisando: “Non può esistere a costo zero, perché bisogna coprirsi a livello valutario e di carburante. Il prezzo richiesto permette di comprare delle opzioni di copertura”. 

Per quanto riguarda il marketplace di cui ha annunciato il progetto al Voi Tanka Village nei mesi scorsi, “la vera rivoluzione - sostiene - sarà quella di trasformare il pacchetto dinamico in una somma di servizi venduti. Ma ci si deve arrivare con prudenza perché comporta dei rischi sul volato”. Un tema di ingegneria scientifica, che deve individuare come gestire al meglio le occupazioni (così come fanno i vettori). “Dovremo trovare dei contrappesi – sostiene -, degli elementi di revenue, questo si realizzerà con il pricing”. l.d.


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