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Moby: fallimento evitato, ma resta sotto osservazione

11/10/2019 15:38
Il Tribunale fallimentare di Milano respinge le richieste degli obbligazionisti: "Nessuna evidenza di possibile insolvenza". Sotto la lente la politica di dismissione delle navi

Fallimento evitato ma con poche certezze – ad oggi – per il futuro della compagnia. E’ questo lo stato dell’arte di Moby, che ha visto rigettata dal Tribunale di Milano l'istanza presentata dagli hedge fund detentori del bond scadenza 2023 da 300 milioni.

La compagnia di navigazione è sostanzialmente, secondo i giudici, priva di gravami tributari o previdenziali e “funziona regolarmente per quello che è la realtà che emerge dalla osservazione, non è oggetto di iniziative esecutive, o monitorie, è in grado di fornire i servizi che vende”. Ad oggi, quindi, Moby sembra regolarmente in grado di dare corso agli obblighi assunti nei confronti dei ricorrenti in giudizio, che vedranno esigibili i loro crediti nel 2023.

Per quanto riguarda la possibile futura insolvenza sollevata dagli obbligazionisti, i giudici hanno spiegato che “allo stato non vi sono manifestazioni esteriori e nell'immediato futuro vi sono molteplici elementi imprenditoriali incerti, per poter ritenere sicuramente la società prospetticamente insolvente a breve”.

Fin qui le notizie buone. Resta però certo che sarà necessaria una forma di costante monitoraggio per i conti della compagnia, che “avrebbe necessità di ricorrere a strumenti di superamento di una crisi che in prospettiva ha caratteristiche importanti e che potrebbero divenire molto gravi. I margini operativi nascenti dal core business della società tendono a ridursi costantemente e non potendo alzare di più le tariffe, la società sino ad ora ha provveduto a vendere alcuni tra i migliori natanti, per contrastare la carenza di liquidità conseguente e far fronte alle rate del prestito bancario del 2016”.

In tal senso, i magistrati non hanno mancato di far notare che una strategia di dismissioni delle navi “non mostra particolare attenzione alla continuità aziendale e nemmeno immaginazione, oltre a sostenere concettualmente i timori dei bondholders che, per quando i loro crediti scadranno nel 2023 , nulla più li garantirà né consentirà l'adempimento”.


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