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Acamporatravel, "dobbiamo combattere contro le Ota ad armi pari"

08/11/2019 11:58
E' il pensiero di Marco Bernabè, fit dept manager del t.o. specializzato in incoming, che dal Wtm di Londra lancia un appello a istituzioni e al comparto tradizionale
di Silvia Pigozzo

Bilancio positivo per Acamporatravel, il tour operator specializzato in incoming, che si appresta a chiudere l’anno con un incremento complessivo del 10%, “nonostante l’eventualità di un contraccolpo legato alla Brexit visto il rapporto che ci lega al mercato inglese”, ha dichiarato il fit dept manager, Marco Bernabè dal World Travel Market di Londra. “Diciamo che allo stato attuale l’indecisione sul tema pesa visto che, contrariamente alle loro abitudini, molti viaggiatori inglesi stanno posticipando le prenotazioni per le proprie vacanze in Italia. Nessuna conseguenza invece legata al fallimento di Thomas Cook, nonostante episodi simili generino sfiducia in fornitori e clienti finali”.

E sul mercato dinamico e in continua evoluzione della travel industry, Bernabè indica un solo e pericoloso competitor per il tour operating italiano, le Ota. “Il cliente oggi è sempre meno interessato alla consulenza, anche in funzione del viaggio che ha in programma di fare. E guarda a variabili come i costi per determinare la scelta di acquisto, facendo un confronto tra il canale tradizionale e quello online. I grandi player di internet hanno il vantaggio di poter investire ingenti somme nella tecnologia e di spendere meno in burocrazia e in tasse. Se potessimo combattere ad armi pari – prosegue Bernabè – probabilmente la distribuzione tradizionale diventerebbe il primo canale di acquisto. Ma spingere plus come consulenza, assistenza sul posto e servizi accessori a disposizione del cliente che prenota in agenzia sono tutte variabili che hanno un costo. Che non tutti sono in grado di sostenere”.

Il manager sottolinea poi come Regioni e Stato dovrebbero maggiormente supportare lo sviluppo tecnologico della distribuzione tradizionale, soprattutto in ottica incoming. “Le istituzioni possono e devono fare di più, regolamentando prima di tutto il settore perché Ota e agenzie devono poter operare sul territorio con un regime fiscale equo per entrambi. Inoltre, le casse di molte regioni italiane sono piene di soldi che potrebbero essere investiti nella promozione delle proprie eccellenze locali all’estero per attrarre turisti e favorire così la crescita, anche economica. Mi chiedo cosa stiano aspettando”. 


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