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Nuovo rapporto Ue minaccia i diritti dei passeggeri aerei

29/01/2020 09:37
Adeline Nooderhaven, presidente di Apra, interviene sul tema e chiarisce gli aspetti della questione

A nome della Commissione Europea, la società di consulenza Steer ha recentemente pubblicato il rapporto: “Studio sull’attuale livello di protezione dei diritti dei passeggeri aerei nell’Ue”. È probabile che tale report influisca sulla direzione che sta prendendo la revisione della normativa Eu 261, con un effetto negativo per i passeggeri di tutto il mondo, fa presente una nota di AirHelp.

"Il rapporto di Steer è stato stilato in base al parere dei convenuti, compagnie aeree o loro rappresentanti, che hanno come principale interesse quello di screditare l’attuale normativa e sottrarsi alle responsabilità nei confronti dei passeggeri - fa presente la nota -. È singolare il fatto che Steer sia stata chiamata a redigere il rapporto dalla Commissione Europea a seguito del rapporto speciale 30/2018 emesso dalla Corte dei Conti Europea che, al contrario, sosteneva la necessità di rafforzare i diritti dei passeggeri aerei".

“È davvero deludente vedere che i passeggeri, i più colpiti da eventuali modifiche alla normativa 261, siano anche quelli meno rappresentati nel report Ue - commenta Adeline Nooderhaven, presidente di Apra, l’associazione dei difensori dei diritti dei passeggeri -. Ogni anno, 900 milioni di passeggeri viaggiano in aereo all’interno dell’Unione Europea e, in caso di ritardi e/o cancellazioni, sono tutelati dal regolamento EU 261, un quadro giuridico severo ed efficace che considera le compagnie aeree direttamente responsabili nel caso in cui l’interruzione del volo sia sotto il loro controllo".

I dati dei voli del 2018 e del 2019 confermano l’efficacia della normativa. Il 2018 infatti è stato un anno record nei cieli, con molti passeggeri idonei al risarcimento che hanno costretto le compagnie aeree a dare priorità alla puntualità e a una giusta assistenza ai propri clienti. Secondo i dati di Apra, il 2019 ha visto una diminuzione del 25,3% delle cancellazioni dei voli e il numero di passeggeri che potevano ottenere il rimborso è conseguentemente diminuito del 22,6% rispetto all’anno precedente. Un’eventuale riduzione dell’importo del risarcimento a disposizione dei viaggiatori ridurrebbe al minimo gli incentivi per le compagnie aeree di migliorare la qualità del servizio e aumenterebbe sostanzialmente la possibilità di incontrare disagi. Il rapporto di Steer non include i dati del 2019.

“Le compagnie aeree affermano di non potersi permettere il costo previsto dalla normativa Eu 261, tuttavia nessuna delle compagnie presenti ha rivelato gli effettivi costi sostenuti fino ad ora per risarcire i propri passeggeri – costi che potevano essere facilmente evitati con una migliore gestione del servizio - aggiunge Noorderhaven -. È quindi evidente che il costo del regolamento non sia così elevato come le compagnie aeree vogliono far credere. La dettagliata analisi del rapporto emesso da Steer mostra inoltre che nessun fallimento di compagnie aeree sia legato alla normativa Eu 261. I costi che le compagnie aeree devono sostenere per risarcire i passeggeri a cui non hanno causato un disagio sono uguali e il regolamento appoggia e sostiene la visione della Commissione Europea di un traffico aereo più efficiente e puntuale in Europa”.

Il rapporto di Steer mette in luce un’opzione, ovvero la possibilità di implementare una correlazione tra il costo del biglietto del passeggero e l’importo del risarcimento che può ricevere. Questa soluzione è ingiusta - dice la nota - perché andrebbe principalmente a vantaggio dei possessori di biglietti di prima o business class, a scapito della media dei passeggeri con biglietti di classe economy che non riceverebbero quasi nulla come risarcimento.

“Chiunque creda in un trattamento equo e paritario dei passeggeri sarà d’accordo nel sostenere l’immoralità di una possibile correlazione tra il prezzo del biglietto e il risarcimento, soprattutto se si considera che spesso il prezzo del biglietto non rappresenta il costo totale che un passeggero deve affrontare quando vola. I passeggeri che hanno più bisogno e meritano un risarcimento sarebbero quindi svantaggiati - continua Noorderhaven -. Non solo, questo cambio di rotta porterebbe le compagnie aeree low cost ad ignorare ulteriormente le esigenze dei propri passeggeri, poiché un basso rimborso scoraggerebbe ancora di più i viaggiatori a presentare la richiesta di rimborso e il regolamento risulterebbe inefficace”.

Viene, inoltre, fatto presente che "questa non è la prima volta che i diritti dei passeggeri vengono minacciati. Un’altra soluzione esposta nel rapporto di Steer è quella di aumentare la soglia di ritardo del volo da tre a cinque ore prima di qualsiasi compensazione. Tuttavia, uno studio condotto da YouGov4 ha dimostrato che solo il 3% dei viaggiatori europei sarebbe disposto ad accettare questa modifica. Alzando la soglia del ritardo a cinque ore, le compagnie aeree non sarebbero più costrette a pagare un risarcimento nella maggior parte dei casi e questo diminuirebbe ancor più la priorità di migliorare i loro servizi”.

Un altro aspetto controverso evidenziato dal rapporto Steer riguarda il costo medio aggiuntivo che le compagnie aeree sono tenute a versare per la normativa pari a 4,40 euro per biglietto. Tuttavia, come messo in luce dallo stesso rapporto, la maggior parte del costo attribuito ai 4,40 euro si riferisce al solo rimborso del biglietto e all’eventuale servizio di rerouting, ma non al risarcimento dei passeggeri. Questi costi sono necessari per fornire il servizio pagato dai passeggeri e non sarebbero toccati dalle modifiche proposte alla CE 261. Il costo effettivo che la normativa EC 261 aggiunge ad ogni biglietto, è mediamente pari a solo 1 euro.

“Siamo d’accordo sul fatto che alcuni elementi della normativa debbano essere chiariti e rivisti, ma non mettendo a repentaglio i diritti di oltre 900 milioni di passeggeri che viaggiano ogni anno. Soprattutto se consideriamo che il rapporto delle compagnie aeree non include i dati del 2019 e non prende in esame la possibilità che le compagnie aeree possano beneficiare di sistemi di controllo del traffico aereo e infrastrutture aeroportuali aggiornate in Europa”, conclude Adeline Noorderhaven. 


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