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Pier Ezhaya: "Il modello verticale è il futuro"

14/02/2020 08:33
Dal crac di Thomas Cook alla riorganizzazione di Tui, anche alla chiusura di t.o. in Italia, in questo scenario il Gruppo Alpitour non ripensa le sue linee di business. Semmai c'è una evoluzione - di Stefania Vicini

L'ultimo periodo è stato ricco di avvenimenti per il tour operating europeo, basti pensare al crac di Thomas Cook ed alla riorganizzazione di Tui, ma anche alla chiusura di t.o. in Italia, a fronte di ciò è possibile un ripensamento nelle linee di business per il Gruppo Alpitour? E' la domanda che è stata posta a Pier Ezhaya, direttore tour operating Gruppo Alpitour, durante un recente convegno che si è tenuto in Bit, “Tour operating tradizionale e Dynamic packaging: come cambia il modello di business e perché”. 

"Non c'è un ripensamento, ma una evoluzione", ha esordito Ezhaya. Detto ciò il manager, si è soffermato sulla distinzione tra tour operating tradizionale e Dp, ma a suo dire i t.o. "sono divisi per dimensioni, ci sono quelli a grande massa critica e quelli con dimensioni più ristrette. C'è spazio aperto per operatori che sappiano specializzarsi - ha osservato il manager -, purchè intermediando a terzi nel momento dell'assemblaggio, sappiano aggiungere valore". Il manager lo ha ribadito, c'è spazio per gli operatori iperspecializzati, "è capitato che i grandi operatori vadano verso una maggiore integrazione verticale del proprio modello, il risultato si costruisce in verticale". La presenza di una catena alberghiera e di una compagnia aerea, oltre al tour operating, permette di beneficiare di un discorso di filiera, "del passaggio di tutti questi canali e il t.o. è il motore che deve far girare questi asset, deve essere il generatore di volumi, non deve necessariamente essere business unit, l'anello della filiera che produce più redditività, ma deve essere quello che consente al gruppo di raggiungere la redditività attraverso la movimentazione dei volumi".

Dal canto suo il manager crede che il modello in verticale "se fatto in maniera calibrata, con investimenti corretti sia assolutamente stabile, anzi penso sia il futuro. Oggi ci sono piattaforme tecnologiche che offrono prodotti generalisti e sono molto aggressive, da qui bisogna riuscire a lavorare su prodotti propri, il nostro obiettivo è caricare i clienti sui nostri aeromobili, assemblarli con i nostri tour operator, farli stare in un albergo o gestito da noi o commercializzato in esclusiva dal nostro gruppo e possibilmente farli arrivare attraverso le adv affiliate".

La crisi di Air Italy e di Alitalia potrebbe far evolvere il modello di business dei charteristi per farli diventare maggiormente di linea? il manager osserva che l'orientamento è più tutto sulla linea per i vettori integrati, "i voli di Neos sono di fatto di linea, si sono aperti anche a questo tipo di attività". il manager si sofferma sul caso Thomas Cook, osservando che a suo dire "non è un fallimento di modello, ma di una società avvenuto nel 2019 per scelte fatte prima, raramente realtà di queste dimensioni pagano nell'anno stesso le conseguenze delle proprie scelte".

Il caso di Thomas Cook ha attinenze diverse da un operatore come Tui Italia, "che ha deciso di uscire dal mercato italiano, credo che non sia una scelta di tour operating, ma di mercato italiano e ciò dispiace. Per Tui Europa le crociere e la catena alberghiera fanno l'80% del risultato economico il che è la prova che la verticalizzazione e il possedere dei prodotti per un operatore di queste dimensioni è la soluzione".

C'è poi un aspetto su cui il manager si sofferma ed è il concetto di flessibilità, che a suo dire "è da introdurre anche nel modello di vacanza chiusa, da diversi anni l'abbiamo introdotto sul corto raggio con voli infrasettimanali che consentono diverse combinazioni che non siano le classiche 7 notti o multiple di 7. C'è un mercato che ci chiede flessibilità, ma è da coniugare con la sostenibilità economica". Da qui si insiste nuovamente sul modello verticale, "avere prodotti nostri ci genera una grande redditività. Forse ci sono molte più opportunità all'estero che in Italia sul mondo alberghiero e le stiamo attaccando con forza. Parallelamente dobbiamo costruire dei satelliti", per andare a colmare diversi tipi di offerta. 

Stefania Vicini

 


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