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I t.o. fanno il crash test? Quality Group sì

18/02/2020 08:33
"Quando c'è un rischio che distrugge un'intera area del mondo il fatto di essere assieme, di condividere i costi e la struttura organizzativa permette di affrontare meglio la situazione", spiega Michele Serra - di Stefania Vicini

Crash test, il Quality Group lo fa. E' una mossa messa in atto, che ripaga. Come? "Il futuro non si può prevedere, ma si può preparare - afferma a Guida Viaggi, il presidente, Michele Serra -. Quando si fa questo mestiere si sa che è ad alto rischio e che si deve mettere in conto che prima o poi la mazzata uno se la prende, quindi dal punto di vista finanziario vuol dire un uso della redditività prudente, cioè costruire una cassa di impatto forte, capace di poter resistere anche nei momenti più drammatici. Noi lo stiamo facendo da vent'anni, quindi ci siamo costruiti una solidità", afferma il manager.

I punti a favore

Crash test vuol dire che il Quality Group è nato per ridurre questo tipo di rischi, "pertanto vediamo se funziona veramente. Se effettivamente quando c'è un rischio che distrugge un'intera area del mondo il fatto di essere assieme, di condividere i costi e di condividere la struttura organizzativa permetta di affrontare meglio la situazione", spiega Serra.
Tra i diversi punti di forza del modello ci sono l'essere insieme, il prepararsi, il mettere da parte e soprattutto il fatto che il Quality Group sia un sistema che il manager chiama "a tutte punte", cioè composto da operatori tutti specializzati su un'area, "abbiamo disseminato tutti i prodotti su vari operatori in modo che ognuno possa essere specializzato del suo e permettere al Quality di avere un ventaglio di prodotti tutti di prima scelta, in modo tale che, anche se un cliente decide di non andare in Cina, ma sceglie il Sudafrica, con chi va? chi è un operatore di riferimento? Il Diamante, chi lo è sul Perù? Mistral, chi per la Patagonia...Il crash test è questo, cioè verificare se fondamentalmente non disperderemo troppo fatturato per il fatto che quello che si perde da una parte lo si recupera dall'altra".

L'anticipo di alcuni progetti

Il tentativo messo in atto "è quello di creare un prodotto molto meno intermediato dai nostri Dmc, ma fornito in collaborazione con loro con una nostra presenza diretta in loco", afferma Serra. Una mossa che è già stata messa in atto in diversi Paesi, tra cui la Cina, "e quest'anno potremo cominciare a lavorare a certi progetti che avevamo deciso di posporre. Guarda caso potrebbe essere l'anno giusto per costruire la nostra rete di assistenza in Cina per l'anno prossimo, cominciando a lavorarci adesso", annuncia il manager. E questo perchè il Paese viene visto come un "gigante del turismo a medio e lungo termine e non possiamo fermarci per un problema incidentale". Serra riconosce però che il prodotto Cina "aveva bisogno di un enorme investimento in qualità e in infrastrutture di servizio e probabilmente cominceremo già da quest'anno".
Tutto ciò comporta un grosso investimento in termini di risorse umane e si crescerà come struttura, "tendenzialmente sì - conferma Serra -, ma in modo prudente, come siamo abituati a fare noi, però decisamente sì". 

La barriera d'ingresso

Da qui anche la solidità finanziaria dell'azienda, "il fatto della barriera di ingresso vuol dire poter affrontare crisi simili senza drammi, il che dà molta sicurezza al mercato, cioè non è che investo e poi se va male salto, nel caso aspetterò un anno - commenta Serra -. Abbiamo fatto delle ipotesi di bilancio di situazioni da film dell'orrore e nel caso di perdita del fatturato del 50%, chiudiamo in pareggio senza ridurre nulla".
Il manager lo ha dichiarato, gli investimenti a medio e lungo termine restano, "non ci sono variazioni della strategia dei costi all'orizzonte, ma l'anticipo di alcune scelte strategiche sul servizio in loco. Nel tempo abbiamo investito in formazione e ricerca, siamo estremamente tranquilli", afferma. E non c'è motivo per non credergli. 

Stefania Vicini


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