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Cura Italia: tutte le "dimenticanze" secondo le imprese del turismo

19/03/2020 11:52
Dalle stime di Assoturismo Confesercenti ai nodi aperti secondo Federturismo, dal fronte dell'hotellerie al sistema termale fino ad arrivare al settore rappresentato da Assosistema Confindustria

Il settore turismo torna a farsi sentire, analizzato il decreto Cura Italia, dice la sua, analizzando ciò che è stato messo sul piatto e giudicando per lo più inefficaci le misure intraprese. Si parte dai numeri, dalle stime tracciate da Cst per Assoturismo Confesercenti.

Il coronavirus ha cancellato oltre mezzo secolo di turismo. Anche immaginando una risoluzione veloce dell’emergenza sanitaria in Italia, l’effetto della pandemia sul mercato internazionale e sulla fiducia dei viaggiatori ci porterà a chiudere l’anno con una riduzione di oltre 260 milioni di presenze rispetto allo scorso (-60%). Il turismo italiano chiuderebbe dunque il 2020 con circa 172 milioni di presenze: i livelli che si registravano a metà anni ‘60, quando il mondo era diviso in blocchi e i viaggi aerei erano un lusso per pochi. E la ripresa del mercato non avverrà prima dell’inizio del 2021, se tutto va bene. 

La stima, come spiega una nota, si basa sulle presenze turistiche ufficiali nelle strutture ricettive accreditate e si muove dall’ipotesi di un contenimento della fase peggiore dell’emergenza sanitaria italiana entro aprile, con un graduale ritorno alla normalità a maggio, ma non per il turismo: è infatti lecito presumere che frontiere e collegamenti internazionali rimarranno bloccati finché la pandemia non sarà arretrata almeno nei principali mercati turistici esteri, che dovrebbero recuperare – nella migliore delle ipotesi – solo a partire dal 2021.

Una frenata di questo tipo porterebbe a 29,1 miliardi di minore spesa turistica. E l’impatto non sarebbe limitato solo alle imprese del settore della ricettività, ma coinvolgerebbe anche altri comparti correlati. Quasi la metà della perdita dei consumi (14,4 miliardi), infatti, si realizzerebbe nel settore ristorazione e servizio bar (6,4 miliardi in meno), nelle vendite della rete commerciale (5,1 miliardi di euro in meno) e nei fatturati delle imprese di trasporti collegate alla mobilità territoriale, compreso autonoleggio Ncc (2,9 miliardi in meno).

“Di fronte a uno scenario così, gli interventi previsti dal decreto Cura Italia per le imprese del turismo, purtroppo, sono inconsistenti - commenta Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti -. I mini-rinvii fiscali sono poca cosa: le imprese non recupereranno in un mese o due liquidità. Anche il credito di imposta del 60% sul canone di locazione del solo marzo è del tutto insufficiente, anche perché esclude del tutto il mondo dell’extralberghiero e dell’alberghiero. Per non parlare degli indennizzi”.

Secondo Messina "occorrono provvedimenti molto più incisivi. La moratoria dei mutui non basta a liberare quella mole di liquidità necessaria alle imprese per traghettare le attività oltre la crisi. Grande delusione, poi, per la mancata istituzione di un Fondo di crisi per il turismo, che pure avevamo richiesto con forza, al contrario di quanto avvenuto altri settori – come agricoltura e spettacoli – lo hanno ricevuto. Speriamo di essere smentiti dai fatti, ma così com’è – conclude Messina - il Cura Italia per il turismo rischia di essere solo un tampone. Bisogna fare di più per un settore che, direttamente e indirettamente, vale il 13% del Pil e oltre 3 milioni di posti di lavoro. Chiediamo che, già in fase di conversione dei decreti, si possa lavorare per trovare soluzioni realmente efficaci per le imprese del comparto, che in questo momento vedono azzerati i propri fatturati”.

La posizione di Federturismo Confindustria

Con la pubblicazione in Gazzetta del decreto Cura Italia, secondo i vertici di Federturismo Confindustria le imprese italiane e quelle del turismo in primis possono beneficiare di quella minima boccata d’ossigeno necessaria a superare almeno il mese di marzo/aprile. Viene però fatto presente che restano "aperti moltissimi nodi relativi al settore turistico che può dire già certamente e totalmente compromessa la stagione estiva 2020 e che pertanto richiede immediatamente nuove e più estese tutele per tutte le imprese e i lavoratori. Tra le misure più urgenti l’estensione temporale dei differimenti e sospensioni di pagamenti e adempimenti almeno fino al mese di agosto/ settembre. E’ poi quanto mai necessario ampliare il sostegno per il settore alberghiero attraverso l’estensione anche agli affitti della moratoria sui mutui in capo alle proprietà immobiliari, misura senza la quale in molti casi si rischia di vanificare la portata della moratoria stessa".

Secondo quanto messo in luce serve un credito d’imposta del 35% sul mancato fatturato delle imprese turistiche nel 2020, anche attraverso slot trimestrali, uno strumento di sopravvivenza per le imprese turistiche che dovranno avere ossigeno e liquidità per ripartire appena possibile.

Altra misura necessaria è quella della tutela delle imprese del tax free shopping rimaste oggi fuori da ogni misura di sostegno pur essendo parte integrante della filiera turistica.
Occorre tutelare in modo più chiaro la portualità turistica italiana attraverso un chiaro riferimento alle relative imprese prima che vengano spazzate via dalle migliaia di disdette già arrivate per tutta la stagione estiva.

"Serve, infine, un forte e strutturato coinvolgimento dell’Enit in tutte le attività di promozione previste dall’art. 72 del Decreto Cura Italia, una svista o una scelta incomprensibile che non possiamo non sottolineare con grande preoccupazione - sottolinea la nota -. L’Enit è, e resta, lo strumento principe di promozione del nostro Paese nel mondo, ha le capacità, gli strumenti e la leadership adatta per questo compito e va coinvolta in prima linea nelle attività promozionali che partiranno quando sarà il momento giusto". 

Le richieste di Confindustria Alberghi

Una settimana fa Confindustria Alberghi aveva apprezzato la rapidità di intervento del Governo a favore del settore e oggi, pur riconoscendo l’effetto positivo delle misure individuate nel decreto, chiede ulteriori e necessari interventi per l’hotellerie italiana. Pur riconoscendo il valore delle misure, dagli ammortizzatori sociali, alla sospensione dei pagamenti, e nella consapevolezza che la moratoria sui mutui offrirà una boccata di ossigeno alle imprese, la richiesta è che vengano a breve affrontate ulteriori questioni che – come ampiamente descritto in una lettera inviata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al ministro, Dario Franceschini e al sottosegretario, Lorenza Bonaccorsi, lo scorso 10 marzo – sembravano essere state recepite, ma che di fatto sono state lasciate in sospeso.

Tra i grandi assenti i provvedimenti dedicati ai canoni di affitto. Nella pratica oggi insostenibili, pesano come macigni sulle spalle di tante aziende alberghiere, costituiscono con il fermo totale del settore, la prima e più urgente emergenza per molte realtà. Se non si interverrà rapidamente, si rischia alla ripartenza di non trovare più molti operatori, vien fatto presente. 

Altra questione importante, perché incide sulla disponibilità finanziare degli hotel e su cui è grande l’attenzione, è quella relativa ai costi tra penali e cancellazioni che si sono determinati in queste settimane a causa delle misure per il contenimento dell’epidemia, costringendo le strutture a restituire anche quanto già incassato a titolo di caparra o prepagata. Purtroppo la misura dei voucher è arrivata in ritardo, fuori tempo massimo rispetto alle esigenze delle aziende che hanno già dovuto provvedere al rimborso di chi, per cause di forza maggiore, aveva annullato il proprio soggiorno. Resta quindi aperta la questione e torniamo a chiedere al Governo una misura che affronti questo aspetto che colpisce le imprese proprio dove oggi sono più scoperte, la liquidità necessaria a garantire la continuità aziendale.

E comunque, già dal prossimo decreto di aprile, sarà importante guardare anche a misure a sostegno della domanda, come il credito di imposta per le vacanze in Italia, per essere pronti a ripartire non appena le condizioni lo permetteranno. 

Il settore termale

“Le norme inserite nel decreto legge emanato dal Governo, sono un primo importante passo verso un concreto supporto all’Industria turistica e termale del nostro Paese - sostiene Costanzo Jannotti Pecci, past president di Federturismo Confindustria e di Federterme -. L’impegno profuso dalla vicepresidente vicaria di Federturismo, Marina Lalli e dal presidente di Federterme, Massimo Caputi, coordinando un efficace lavoro di squadra, ha consentito ai due settori di veder riconosciuta l’importanza che rivestono nell’economia del Paese e dei territori di riferimento. Occorrerà, ora, nel corso dei passaggi parlamentari migliorare e precisare la portata delle norme per far si che le ombre residue sul futuro delle aziende del turismo e di quelle termali italiane, diventino sempre meno incombenti”, ha concluso Jannotti Pecci. 

La richiesta di Confturismo

"Le  misure varate dal governo sono ampie e di impatto perché comprendono interventi decisi e fuori dagli schemi come d’altronde è la situazione che ci siamo trovati improvvisamente ad affrontare tutti. Certo non bastano, servono maggiori risorse per lunghi periodi e soprattutto tempi rapidi. La situazione è fluida, dinamica quindi non ci può essere un provvedimento singolo, ma deve essere seguita in ogni passaggio della sua evoluzione con misure da adottare nel momento più opportuno", è quanto mette in luce in una nota Confturismo

Tra le misure varate nel decreto dell’ultimo Cdm "bene la sospensione dei versamenti delle imposte e contributi e gli accessi più agili agli ammortizzatori sociali, ma devono essere pensati e finanziati per un lungo periodo tenendo conto degli effetti negativi della crisi. Si intravedono piccole forme di indennizzo per lavoratori autonomi e per gli stagionali molto importanti per il turismo, ma vorremmo anche fossero estese alle imprese in ragione dei drastici cali di fatturato che stanno registrando mese dopo mese. Fondamentale intervenire su liquidità per le imprese e incentivare i consumi della domanda interna ad esempio introducendo una detrazione straordinaria sulle imposte agli italiani che faranno vacanze in Italia per il 2020 e il 2021, avrebbe un effetto sui consumi che più che compenserebbe il costo per l’erario della detrazione stessa".

La posizione di Assosistema Confindustria

 “Nel decreto legge Cura Italia di ieri manca una cura per i servizi al settore del turismo", commenta Marco Marchetti, presidente di Assosistema Confindustria, l'associazione che rappresenta, tra le altre sezioni, quella delle aziende di noleggio e sanificazione del tessile per il turismo, ossia "lo spostamento dei versamenti contributivi previdenziali e assistenziali al prossimo 31 maggio sarebbe una mini cura tampone comunque necessaria per dare respiro ad un settore che rappresenta la più importante catena di fornitura per le strutture alberghiere e della ristorazione. Le nostre aziende sono legate alla vita degli hotel e ristoranti – continua Marchetti – di conseguenza, se chiudono loro chiudiamo anche noi. E' strano che un decreto lasci fuori dalla misura un settore come il nostro che fornisce tra le altre cose alti standard di qualità igienica validi anche a contrastare la diffusione del covid-19 in presenza comunque di una crisi conclamata del settore turistico alberghiero".

Le richieste che saranno avanzate al Mibact e al Mise sono "interventi urgenti per ricomprendere in questo provvedimento e nei prossimi il nostro settore - conclude Marchetti - è inspiegabile, infatti, non considerare un indotto di circa 1000 aziende che danno lavoro a famiglie e operai su tutto il territorio nazionale. Serve una presa di coscienza da parte di tutti per evitare di creare settori di serie A e di serie B con ripercussioni sia sulla qualità e sicurezza igienica che sulla vita di lavoratori e famiglie”.

 


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