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Luca Patanè, Confturismo: “Vacanze deducibili per tre anni”

30/03/2020 09:20
E’ l'idea dell’associazione per “tenere in vita il settore”. “Temo una crisi sistemica” e il presidente annuncia che la ripresa partirà dall’Italia, ma il problema sono gli stranieri - di Laura Dominici

Fa la spola tra casa e ufficio Luca Patanè, presidente di Confturismo e del Gruppo Uvet, in queste settimane di emergenza Coronavirus. Una fase che gli ha richiesto un impegno intenso come presidente associativo per sensibilizzare media e Governo sulle misure più consone a sostenere il settore.

Partiamo da qui: cosa c’è da aggiungere al decreto Cura Italia? “E’ una prima forma di investimento che il Governo sta proponendo per tutti, mi rendo conto che ci sono tante priorità, ma è una guerra tra poveri ed è ancora largamente insufficiente”, commenta.

“Le azioni di sostegno – prosegue Patanè – devono essere veloci e costruttive nel breve termine”. Il presidente di Confturismo parla di un “un settore ingessato, che non sta fatturando. La mia paura – ammette – è quella di una crisi sistemica”.

I suggerimenti al Governo rispecchiano il suo temperamento: “Le situazioni vanno affrontate di petto – argomenta – bisogna mantenere in vita il mercato”. Sulla cassa integrazione, a suo avviso, è stato impiegato tanto tempo per decidere a chi potesse essere applicata.

Chiede chiarezza, e poi lancia la proposta di Confturismo: “Il suggerimento che diamo – annuncia – è quello di rendere deducibili le spese di turismo per il triennio (dal 2020 al 2022, ndr). L’iniziativa si potrebbe applicare ai soggiorni superiori ai tre pernottamenti e i turisti italiani potrebbero dedurre la spesa dalla dichiarazione dei redditi”.

Una manovra utile per sostenere il turismo, “un’idea interessante, non ancora accolta, ma che fungerebbe da stimolo per partire”, prosegue.

Altri temi andranno poi visti con i decreti attuativi: “Prendiamo ad esempio il focus sul trasporto aereo da 500 milioni – sottolinea -. Questo fondo sembra destinato soltanto ad Alitalia, mentre dovrebbe valere per i quattro vettori registrati all’Enac”. E raffronta l’importo alla cifra prevista negli Stati Uniti per i vettori aerei: “Negli Usa parliamo di 50 miliardi di stanziamento, perché sanno perfettamente quanto questa industria sia cruciale per il turismo…”.

A proposito di collegamenti, dichiara: “In estate c’è il rischio di avere pochi collegamenti tra Nord e Sud Italia e gli hotel stagionali sarebbero fortemente compromessi. La cosa migliore da farsi è quella di aprire la borsa e sostenere tutti: tour operator, vettori…”.

Per superare quella che definisce una crisi epocale, “ci vuole sensibilità, uno scatto e occorre tenere i muscoli tesi”. Muscoli tesi perché la crisi “deve essere curata bene in uscita”, sostiene Patanè.

Le prime reazioni di ripresa arriveranno dal traffico nazionale “e ipotizzerei una ripresa nell’ultimo trimestre dell’anno”.

Su cosa sta succedendo all’industria turistica oggi e come cambierà in futuro il consumo di vacanza, il presidente fa ricorso all’esempio del suo gruppo: “Sento le persone nei bunker che dichiarano che la voglia di evasione è più forte di prima, ci sarà una ripresa per l’Italia. Anche in destinazioni come Tunisia ed Egitto si parla di pochi casi di Coronavirus. Vedremo”. La nota dolente è quella del turismo internazionale verso l’Italia: “Prevediamo un rallentamento fortissimo e ci vorranno un paio d’anni per recuperare i ritmi di prima. Un problema per tutti quegli hotel d’arte, quei luoghi di vacanza dove la componente straniera era fortissima. Anche i flussi cinesi, finora protagonisti nelle grandi città, avranno bisogno di tempo per riprendersi. Vedo un grosso problema incombere sull’Europa”.

E questo è, a suo avviso, il pericolo peggiore per il travel: “E’ legato al traffico internazionale. Per quanto riguarda i movimenti degli italiani verso l’estero, stiamo facendo una survey  su questo argomento - annuncia. Certo si ridimensionerà la geografia dell’offerta e il timing cambierà”.

Per il settore corporate parla di una coda lunga, “ma le aziende riprendono prima gli spostamenti rispetto al turismo, perché c’è bisogno di muoversi per fare business. Difficile poi valutare adesso se in futuro il corporate viaggerà meno e taglierà le spese per i viaggi d’affari”.

Conclude, molto schiettamente, con una cifra che più di ogni ragionamento spiega il trend delle aziende turistiche: “La divisione Gbt di Uvet fattura l’8/10% rispetto al totale dell’anno scorso in questo periodo. Per il turismo, oggi come oggi, vediamo prenotazioni per il secondo semestre dell’anno”.

Laura Dominici


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