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“Le terme danno da vivere ai territori”

27/04/2020 09:45
Il presidente Massimo Caputi analizza le problematiche di un settore che traina una grande fetta di economia ed esorta a non lasciarlo sprofondare in una crisi irreversibile – di Annarosa Toso

“Ero solo io che dicevo che questa è una guerra, e ora lo dicono tutti. Tutto il turismo italiano è devastato e il settore termale non è da meno. Per due motivi: il primo per l'epidemia che ci ha colpito e che di fatto ha ridotto le attività turistiche al minino e il secondo per la totale assenza di provvedimenti, di indirizzi o strategie da parte di chi ci governa. Siamo al decreto liquidità dell'8 aprile, che inizierà il suo percorso parlamentare in questi giorni e sostanzialmente la parola turismo di fatto non c'è. Teniamo presente che il turismo al di fuori dei dati ufficiali che parlano di un 13-14% del Pil, con le sue attività stellari come le chiamiamo noi, tutte quelle che non sono ricondotte nei codici Istat, attiva nella nostra economia oltre il 20% del Pil con quattro milioni e mezzo di occupati e ufficialmente fattura oltre 60 miliardi con tutte le attività connesse”. Ad argomentare con Guida Viaggi la situazione delle terme è un deciso e  agguerrito Massimo Caputi, presidente Federterme dallo scorso dicembre, che ha ricordato che le terme sono presenti in tutti i territori italiani, in tutte le regioni.

“Le terme danno da vivere ai territori, pensiamo ai Colli Euganei, al Veneto con 150 centri termali, all'Emilia Romagna, alla Lombardia, alla Toscana alla Campania, al Lazio stesso. Il turismo termale è ideale per il turismo di prossimità e ha una forte destagionalizzazione. Inoltre -  ha aggiunto – se noi guardiamo la storia del termalismo italiano degli ultimi duemila anni, nei libri, troviamo che ogni volta che c'è stata una pestilenza ci si rifugiava alle terme. E' presto spiegato e lo stiamo avallando con degli studi scientifici. Primo l'acqua alle terme è di una temperatura abbastanza elevata con una presenza di zolfo e, come la storia ci insegna da secoli, lo zolfo veniva usato per disinfettare, perché uccide tutti i batteri. Inoltre aria e acqua delle terme sono potentissime per la riabilitazione polmonare. Quindi chi ha o ha avuto problemi ai polmoni, alle terme troverà un beneficio”.

Massimo Caputi ha voluto fare il paragone dei tre pugili. “C'è quello che rimane suonato, quello che risponde a vanvera e quello che riflette e contrattacca. Noi abbiamo scelto la terza soluzione. Abbiamo ragionato e coinvolto la fondazione Forst, per la ricerca scientifica termale, formata da un team di super esperti che sta studiando delle regole di ingaggio per il futuro del termalismo. Noi, in attesa di conoscere i provvedimenti che saranno presi dal governo per il turismo, sperando che non sia una babilonia e che ci siano delle regole abbastanza intelligenti e flessibili, siamo andati oltre. Tornando al virus, purtroppo, se ne conosce ben poco e quindi l'unica cosa che possiamo fare è tentare di prevenirlo in base alle sensazioni e non dalle indicazioni degli esperti che dicono una cosa diversa a settimana. Dobbiamo partire da una base elementare, che è quella di mettere in sicurezza i lavoratori che sono elementi prioritari di tutte le aziende turistiche, in particolare delle nostre, dove i dipendenti sono molto qualificati. Partiamo sostanzialmente dall'attività di termoscanner quando il lavoratore entra e quando esce. Naturalmente questo varrà anche per tutti gli ospiti degli stabilimenti, Per ognuna delle infinite attività termali ci sarà una specifica tutela e prevenzione”.

Alla domanda se il settore termale riprenderà prima di quello turistico in generale, il manager si è così espresso: “Bisogna considerare l'impatto psicologico sulle persone e capire quanto abbiano voglia di andare in giro e anche di rischiare. In linea generale io penso che il turismo italiano nel 2020 sarà vicino allo zero. Dei 60 miliardi se ne faranno 15, con una tragedia occupazionale oltre che economica senza pari. Il settore termale ha però il vantaggio di avere una tradizione contro le cosiddette pestilenze e sostanzialmente le terme sono in luoghi all'aperto. Sono moderatamente ottimista, ma non vorrei far confondere la speranza con l'aspettativa. Finché non sapremo la natura di questo virus e come si potrà combattere il sistema di contagio, non possiamo che essere cauti”.

Annarosa Toso


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