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Il turismo chiede alla Ue regole uguali per tutti

11/05/2020 08:33
Le istanze degli operatori per capire come rilanciare il settore, tra uno Schengen 2.0 e un fondo di emanazione europea con connotazione nazionale - di Nicoletta Somma e Stefania Vicini

Soluzioni comuni all'interno della Ue. Questa la linea di condotta che trova concordi un po' tutti gli attori della filiera del turismo organizzato, almeno secondo quanto emerso dal confronto svoltosi in diretta streaming sulla pagina Facebook del Parlamento europeo in Italia, che ha visto da un lato le proposte delle istituzioni europee e dall'altro ciò che chiedono gli operatori del settore. Il tema su cui dibattere è stato "Turismo. Come rilanciare il settore messo a dura prova da covid-19?". A moderare l'incontro Magda Antonioli, direttore Acme Università Bocconi, che ha anche tirato le fila del discorso, mettendo in luce l'esigenza di una "solidarietà operativa, perchè chi è penalizzato traina al ribasso gli altri. Gli operatori vogliono una risposta europea", ha affermato la docente, sintetizzando il pensiero comune. 

Liquidità, lavoro e sicurezza

Per uscire da questa situazione serve un aiuto dello Stato e della Ue, fa presente Marina Lalli, vicepresidente Federturismo, che individua delle linee di azione che si articolano in tre macro aree: liquidità, lavoro e sicurezza, ma "per poterle attuare ci vuole una strategia europea, quella dello Stato non è sufficiente". I metodi per perseguire la liquidità "sono tanti e la Ue li conosce", afferma Lalli, che ne elenca alcuni, "attraverso un fondo perduto, con il recovery fund proposto da Breton, attraverso la parte creditizia". Per quanto riguarda il lavoro, bisogna tenere a mente che "la crisi tocca 27 milioni di lavoratori. E' necessario l'attenzione di tutto il settore e l'Europa deve intervenire". Sul fronte sicurezza bisogna avere chiaro l'aspetto sanitario, "con regole che valgono per tutti a livello comunitario, arrivando ad uno Schengen 2.0, sapendo che ci si potrà muovere se ci saranno i requisiti, come Federturismo ci siamo proposti per contribuire alla scrittura degli stessi". Un altro aspetto messo in luce è l'esigenza di far ripartire l'ala del trasporto, oltre ad "utilizzare come opportunità questa situazione per aggiustare quello che non stava funzionando". A detta di Lalli la sostenibilità "è un tema su cui concentrarci in modo specifico". 

Serve una regia europea sulla riapertura

Non esita a dirlo Luca Patanè, presidente Confturismo, che non è ottimista per l'estate, uno stato d'animo che solitamente non gli appartiene, ma questa volta l'analisi della situazione contingente lo porta ad osservare che i temi con cui fare i conti "non saranno la mancanza di denaro delle persone o la paura a muoversi, che sta diminuendo, il problema lo vedo nel social distancing - afferma -. Noi viviamo di turismo da Nord a Sud e di città d'arte, gli spostamenti con la macchina funzionano, ma tutto il resto?", domanda il presidente, che aggiunge: "Se non cambiano le regole sugli aerei molti non voleranno, le regioni faranno un -90%".
Patanè vede anche un "grande problema in termini di sostenibilità e liquidità per le imprese. Sono stati fatti tanti decreti, ma le imprese non hanno ancora ricevuto nulla, mentre negli altri Paesi la liquidità è arrivata subito anche come contributi alle imprese". Il timore del manager è quello di una "crisi a macchia d'olio, di insolvenza generale del sistema. Si rischia di creare danni permanenti, mentre c'è bisogno di chiarezza". La richiesta è per "una grande regia europea sulla riapertura".  

Un problema europeo

Allarga i confini il presidente di Assoturismo Confesercenti, Vittorio Messina, osservando che il "problema turismo è un problema europeo, bisogna intervenire con provvedimenti certi ed immediati, corriamo verso la Fase 2, senza aver risolto la Fase 1", constata. Poi pone l'accento sull'aspetto delle professioni, ad esempio sulla categoria delle guide turistiche, "che devono essere valorizzate". Tra le richieste, norme "per ottenere un accesso al credito più agevolato e sanitarie che siano uguali per tutti i Paesi della Ue. Non ultimo bisogna far recuperare la fiducia al viaggiatore, ecco perchè serve una strategia pluriennale, se riparte il turismo riparte l'economia europea". 

Tra intrattenimento e balneare

A porre l’accento sulle problematiche relative all’intrattenimento è stato Salvatore Belcaro, presidente Fiast (Federazione imprese animazione e servizi turistici): “Siamo in un momento in cui la bassa stagione non potrà essere recuperata e in quella estiva si tende ad avere un turismo delle famiglie con servizi accessori – ha spiegato -: i bambini sono i più colpiti dal Covid-19, pensiamo a come possano vivere il distanziamento sociale, bisogna inventarsi un modo per intrattenere le persone perchè anche la parte ludica è un aspetto della vacanza. L’intrattenimento nelle strutture e quello territoriale è annullato. Ci aspettiamo una serie di sostegni anche a livello europeo”.
Fabrizio Licordari, presidente Assobalneari, ha richiamato l’attenzione sul segmento balneare: “Siamo a un bivio e non c’è stato alcun riscontro alle nostre richieste sul ‘come’ aprire: oggi, invece, è fondamentale saperlo”. Il manager ha poi espresso un “no” deciso alla direttiva Bolkenstein: “In Spagna le concessioni hanno avuto una proroga di 20 anni, in Portogallo di 75 e qui da noi se ne parla da 12 anni – ha rimarcato -: abbiamo speso ore, giorni e mesi per combattere questo virus, la Bolkenstein, appunto. E per eliminare questa direttiva serve solo la volontà di farlo”.

La richiesta di un fondo

Lato distribuzione, “le agenzie di viaggi sono state a lungo snobbate, forse in questa emergenza si sono rivelate preziose e insostituibili – ha rimarcato Ivana Jelinic, presidente Fiavet –. C’è, però bisogno che l’Europa stanzi dei fondi, c’è necessità di un allineamento normativo e che non vi siano, viceversa, disparità e discrepanze di trattamento delle imprese. Il fatto che ci sia una linea condivisa all'interno della Ue è un elemento fondamentale per noi - afferma -, non ci devono essere divergenze, le aziende devono porter lavorare con gli stessi criteri". La richiesta è per un "fondo che possa essere di emanazione europea con connotazione a carattere nazionale". Secondo Jelinic il fondo di garanzia "va riportato a livello nazionale, la Ue è sensibile sul tema, è bene che si faccia e presto". E infine il presidente rincara la dose: “La burocrazia: le agenzie vanno liberate da una serie di cavilli che strozzano le imprese”.

Corridoi, passaporti, voucher e protocolli

“Oggi è tutto azzerato e i segnali per il futuro non fanno ben sperare – ha commentato Alessandro Nucara, direttore generale Federalberghi -. Abbiamo appena saputo che un t.o. inglese ha cancellato la programmazione laghi e montagne per quest’estate – ha detto il presidente senza fare nomi -. Uno è fallito, ne rimane solo un altro. Chiuderemo con 17 miliardi di fatturato andati in fumo e solo ad aprile sono saltati 106mila posti di lavoro: non vediamo motivi per essere allegri”. Il direttore generale ha elencato poi tre aspetti da tenere presente: “Il primo, corridoi e passaporti, tema sul quale speriamo che, come detto dal ministro Franceschini, si stia lavorando a una soluzione comune. Il secondo i voucher. Non vedo alternative ad essi: la soluzione ‘rimborso subito’ non esiste e i portali si sono rifiutati di applicare la legislazione italiana. Presenteremo in questo senso un esposto all’Antitrust e una class action per i soldi indebitamente incassati”.
Terzo filone conduttore, i protocolli: “Quello degli alberghi è pronto da 15 giorni. Le regole devono essere semplici e condivise da tutti”. Nucara non esita, poi, ad affermare: “Siamo tutti in attesa del decreto di Maggio, il turismo è il settore che ha subito più danni di altri e quello che uscirà più tardi dalla crisi. Non si può non prendere atto del fatto che chi è stato fermo per molti mesi e ancora non potrà sapere se avrà clienti e un posto di lavoro”.

Nicoletta Somma e Stefania Vicini


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