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Rilancio, le low cost non ci stanno

08/06/2020 14:01
Il maxidecreto scatena la protesta delle compagnie low fares, che per la prima volta confluiscono in un’associazione di rappresentanza - di Paola Olivari

Due articoli del maxidecreto Rilancio, il 198 e il 203, non vanno proprio giù alle low cost. Nel testo, infatti, si legge per accedere agli aiuti previsti dal Fondo di ristoro del settore aereo - 130 milioni di euro - le compagnie debbano adottare il contratto nazionale e possedere il certificato di operatore aereo italiano. Oggi le compagnie che operano con licenza italiana sono, oltre ad Alitalia, solo Neos e Air Dolomiti mentre il ccnl di fatto non esiste in quanto Assaereo ha un solo iscritto, e cioè Alitalia stessa. Gli articoli, secondo gli operatori a basso costo, sarebbero dunque redatti solo per aiutare quest’ultima.

Risultato? Il rischio di una riduzione di rotte e dell’abbandono di alcuni scali italiani. Inoltre, il decreto ha catalizzato la costituzione della neonata Associazione italiana compagnie aeree low fares (Aicalf), fondata da Ryanair, Easyjet, Blu Air, Volotea e Vueling.

Le low cost contano oggi in Italia circa 6mila dipendenti, trasportando 75 milioni di passeggeri - ogni milione di viaggiatore genererebbe, secondo gli esperti, mille posti di lavoro sul territorio -  grazie anche al traffico sugli aeroporti minori.

Come riporta Linkiesta.it, secondo il presidente dell’Aicalf Matteo Castioni, “occorre estendere l’accesso al Fondo di ristoro a tutti i vettori che hanno basi e personale in Italia. Le low fares applicano contratti di lavoro del diritto italiano e hanno stipulato contratti collettivi aziendali con le organizzazioni sindacali, per i quali occorre il pieno riconoscimento”.

Tra le migliaia di emendamenti pervenuti alla Commissione Bilancio, tre propongono modifiche all’articolo 198 e 14 al 203, e hanno tutti l’obiettivo di estendere l’accesso ai fondi anche ai vettori con licenza non italiana e a quelli che hanno stipulato contratti aziendali con le sigle sindacali di settore.

Mentre il ministro Patuanelli dichiara che “il governo ritiene di dovere fare il possibile per rilanciare Alitalia ma senza alcuna intenzione e interesse nel danneggiare le low cost”, Ryanair parla di 3mila licenziamenti e EasyJet ha chiesto la cassa integrazione per 1.500 dipendenti italiani, prospettando la perdita di 4.500 posti di lavoro.

Paola Olivari


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