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Burgio: "Vogliamo chiarezza e unità di regole"

22/07/2020 11:30
I clienti stranieri si informano sul nostro sistema sanitario, "è diventato un fattore di scelta su dove andare in vacanza", fa presente il manager - di Stefania Vicini

I viaggiatori internazionali restano poco in Italia, bisogna allungare la permanenza, giocando le carte che ha il nostro Paese, che non sono poche. A detta del ministro per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, Dario Franceschini, ci sono "i borghi, i cammini, il patrimonio dei cammini religiosi, che in altri Paesi sarebbero dei grandi attrattori turistici", osserva nell'intervista rilasciata a PwC e trasmessa in occasione del terzo appuntamento di “Italia 2021 - Competenze per riavviare il futuro”, la piattaforma di discussione promossa da PwC Italia in media partnership con Sky. Non ci sono dubbi che, una volta finita l'emergenza, "l'Italia sarà sempre la prima meta desiderata pertanto bisogna moltiplicare le mete attrattive di turismo internazionale", afferma il ministro.

Cosa ne pensa Gabriele Burgio, presidente del Gruppo Alpitour? Il manager si dice d'accordo. Il momento contingente tra lockdown e pandemia ha portato a molti confronti tra addetti ai lavori e Burgio arriva ad asserire: "Pensiamo tutti le stesse cose, ma ora mi piacerebbe sapere che facciamo? Si fanno tante analisi, ma poi non si vede niente di concreto". Dal canto suo il settore del turismo organizzato si è dato da fare, "è nato un gruppo che ha cercato di rappresentare le necessità del turismo - afferma il manager durante il webinar -, le cifre (del settore, ndr) sono sulla bocca di tutti, ma non hanno sollevato l'attenzione per risolvere la situazione", constata Burgio, che ricorda come già lo scorso 4 marzo fosse "molto preoccupato in merito agli effetti della pandemia".

Una situazione complicata a livello mondiale, che in alcuni casi dà segnali di recrudescenza, "si parla di chiudere le frontiere tra Francia e Spagna, è una situazione con cui conviveremo ancora del tempo". Poi Burgio entra nel merito delle specificità del settore, sottolineando che: "Vendiamo al 70% un prodotto stagionale, passata l'estate se ne riparla l'anno prossimo. C'è un'offerta frammentata, è vero, ci sono tanti imprenditori e vanno aiutati". A detta del manager servono "chiarezza e uniformità delle norme, perchè così resta difficile pianificare". 

A suo dire ci sono "due famiglie di problemi, una può essere risolta dal pubblico, l'altra da noi. Il tema sta emergendo con i clienti stranieri che chiedono come sia la nostra sanità, è diventato un fattore di scelta su dove andare in vacanza - osserva -. Noi dobbiamo avere le regole del gioco e un sistema dove muoverci". Burgio conferma la voglia di creare "nuovi prodotti, il sogno dei borghi e dei cammini religiosi è bello e importante, sono numeri relativamente piccoli, ma bisogna fare un po' tutto", riconosce. 

Poi osserva che "il rapporto prezzo-qualità delle proposte ha perso posizione, sono aumentati i prezzi, ma è diminuita la qualità. Se parliamo di turismo straniero bisogna alzare il livello di qualità percepita e reale e in questo il settore pubblico deve fare tante cose". 

C'è il rischio di un ritorno al turismo fai da te? Burgio afferma che "il tour operator è tornato molto di moda, a fine aprile le telefonate al call center erano più che triplicate". Non erano per prenotare, ma come precisa il manager, "erano chiamate fatte sul come si può viaggiare e su cosa fare. Il cliente cerca rassicurazione per avere tranquillità su come si svolgeranno le vacanze". E su questo fronte il turismo organizzato rafforza la sua posizione. 

Stefania Vicini

 


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