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Potere Rosa, il gender gap non risparmia il turismo

16/10/2020 12:18
Italia al 76° posto nel mondo, su 149 Paesi censiti, per disparità di genere. Fiavet traccia un’istantanea sulla situazione femminile - di Paola Olivari



“Sei bionda? Sei stupida. In questo Paese il colore dei capelli influisce su quanto sei in grado di capire normative, tributi, investimenti”. La presidente Fiavet Ivana Jelinic provoca senza giri di parole durante l’appuntamento con “Potere rosa, indagine sullo scenario e sulle prospettive dell’occupazione femminile del turismo e non solo. Tra gender gap e post emergenza”, ricerca commissionata da Fiavet (l'indagine completa è scaricabile dal sito dela Federazione) a Roberto Gentile, Sage Executive Research, e patrocinata dall’Ente nazionale bilaterale per il turismo. “Si riflette ancora poco sulle competenze e sulle qualità femminili. A una donna non basta essere capace. Deve provare costantemente di essere molto più brava e professionale dei colleghi uomini, deve dimostrare di valere più per essere considerata alla pari e sottrarsi all'archetipo socioculturale che la vuole inadatta a ricoprire ruoli apicali. Il pregiudizio permane nonostante i passi avanti, così come la "colpa" di avere, a vantaggio della carriera, sottratto tempo alla famiglia”.

"Potere Rosa vuole rappresentare per Fiavet, per le donne del turismo, un richiamo all’attenzione sul gender gap, ma anche un segnale di svolta. Questa ricerca è il primo dei passi che Fiavet farà sotto la mia presidenza per cambiare la cultura della negazione di un trattamento diseguale delle donne nella professionalità turistica. Le disparità sono diminuite - i Millennial lo testimoniano - ma il momento è difficile, perché non sono più evidenti. Questa cultura della disuguaglianza temo non cambierà però solo con l’avvicendarsi generazionale se non si interviene a livello normativo e soprattutto culturale”.

L’intervento economico è dunque vitale. Con la pandemia, infatti, le donne sono quelle più a rischio, e già stanno sorgendo i primi movimenti propositivi su questo tema, come Half of it  partito da Alexandra Geese, parlamentare europea che propone di allocare metà delle risorse previste dal Recovery Fund in investimenti per riforme strutturali nell’ambito delle politiche educative e di genere, altrimenti i beneficiari saranno come sempre settori a prevalenza maschile (costruzioni, trasporti, digitale) mentre il turismo, dove sono occupate prevalentemente donne, rimarrà al palo.

Importanti sono poi i numeri. Secondo l’ultima stima dell’Osservatorio sul mercato del lavoro nel turismo redatto da Federalberghi-Confcommercio, nel 2020 le donne rappresentano il 52,6% degli occupati, ovvero 684.206 (a fine agosto). Nell’intermediazione turistica la percentuale di lavoro femminile tocca il 72,5% (23.554 donne) ripartite tra 5852 imprese. Le donne guadagnano meno degli uomini nella stragrande maggioranza dei casi ma per wedding ed event planner, il gender gap si inverte. In questi casi, infatti, come per le addette alla sanificazione, sono le signore a guadagnare di più rispetto ai colleghi.

“Noi donne - aggiunge Jelinic - possiamo fare le banconiste, le agenti di viaggio, mentre ai vertici dell’industria turistica arriviamo quasi sempre per eredità, per matrimonio o con molte difficoltà. I mestieri in cui le donne sono predilette continuano a essere quelli che riguardano la cura della persona, in cui l’attività prevalente è accudire e organizzare. Quindi hostess ma non pilota, agente di viaggio ma non amministratore delegato di un gruppo turistico”.

Nella ricerca si evidenzia che le donne sono più studiose, si impegnano per essere vincenti nel lavoro, “ma difficilmente diventiamo presidente, direttore, amministratore delegato. Un fenomeno noto come segregazione verticale, ovvero l’impossibilità per le donne di occupare posizioni apicali. Le carriere femminili si trovano di fronte un soffitto di cristallo che impedisce loro di crescere a livello professionale", spiega la presidente. "Nel turismo un uomo su due sa di avere più possibilità lavorative rispetto a una collega donna e, in un caso su tre, ciò è ritenuto, in qualche misura, accettabile. Le competizioni ad alti livelli sono tuttora elementi ostativi alla donna manager".

Il Global Gender Gap Report 2020 del World Economic Forum colloca l’Italia al 76° posto nel mondo, su 149 Paesi censiti, per disparità di genere. Siamo il terz’ultimo Paese europeo per occupazione femminile, peggio di noi solo Macedonia e Turchia. Un dato, quest’ultimo, in forte controtendenza rispetto ai posti di lavoro totali.

Potere Rosa scende nel particolare contesto del 2020, soffermandosi sullo smart working.

“Questa storia del multitasking e della nostra capacità di adattarci fa sì che la situazione della donna peggiori sempre più - spiega la presidente - lavoriamo il triplo, per salvare tutto, e se non sia mai nostro figlio a scuola starnutisce, dobbiamo restare ferme a casa, abbassando le serrande dell’agenzia di viaggi, perdendo la continuità d’impresa, alla base della fidelizzazione della domanda, già vacillante senza il prodotto”.

Ivana Jelinic e Silvia Desideri, strategic advisor, hanno raccontato la loro personale esperienza, percorsi nei quali non sono mancati conflitti poco professionali, banalità, cliché e commenti estetici.

"Ma capita anche che proprio l’essenza femminile, smorzando la competitività maschile, consenta la risoluzione di difficili situazioni professionali. Riguardo le soft skill, per esempio, le cose stanno cambiando. Il tema centrale è, per una donna, garantire al pari dei colleghi mobilità e flessibilità ed è fuori dubbio che chi ha figli sia spesso inevitabilmente costretta a fare delle scelte", precisa Desideri.

"I generi sono complementari - concorda la presidente di Fiavet -. Grave errore, per una donna, volersi comportare da maschio sminuendo la propria femminilità, punto di forza, non di debolezza".

In questo quadro si fa strada, pure nel turismo, il movimento #Boycottmanels che agisce principalmente riguardo i pannelli in cui ci sono solo uomini come relatori.

“Boicottare gli eventi in cui non ci sia almeno un 50% di donne tra i relatori è una battaglia giusta, ma al momento irrealizzabile - conclude Jelinic - tuttavia ci aiuta a capire, che la realtà è quella di una disuguaglianza cui bisogna porre fine”.

Paola Olivari

 

 

 


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