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Az: logo, slot e Millemiglia hanno un valore di 220 mln di euro

28/10/2020 15:12
L'analisi del Corriere della Sera. La newco, aggiunge il quotidiano, dovrebbe poi prendersi anche i diritti di decollo e atterraggio a Londra Heathrow

La nuova società pubblica "Ita - Italia trasporto aereo" potrebbe sborsare circa 220 milioni di euro per comprare gli asset di Alitalia ritenuti cruciali per l’avvio delle operazioni: il marchio, i codici di volo, il programma fedeltà MilleMiglia e gli slot del principale aeroporto di Londra. A parlarne è il Corriere della Sera, riprendendo la valutazione che gira tra gli esperti internazionali e che il quotidiano ha potuto consultare. Una cifra — precisano gli addetti ai lavori — che non tiene conto della flotta di proprietà della compagnia in amministrazione straordinaria ed è al netto del pacchetto dei biglietti venduti per i voli nei prossimi mesi.

Il valore della transazione non è secondario per le sorti della nuova azienda che avrà una dotazione di 3 miliardi di euro, spiega Il Corriere. Nelle prossime settimane — fanno trapelare due diverse fonti ministeriali — l’amministratore delegato di "Ita" Fabio Maria Lazzerini, il presidente Francesco Caio e Giuseppe Leogrande, commissario dell’Alitalia in amministrazione straordinaria, dovranno discutere su quali rami della compagnia cedere alla newco e a quale prezzo. Un passaggio inevitabile, spiegano le fonti, perché "ITA" farà decollare gli aerei con il logo di Alitalia, non certo con un altro brand. E però quel logo bisognerà comprarselo perché è uno degli asset più preziosi dell’aviolinea.

Ma quanto vale oggi Alitalia, si chiede il quotidiano? Secondo le stime più recenti rilevare tutta la compagnia comporterebbe una spesa — depurandola degli effetti del Covid-19 — di 680 milioni di euro. Un valore che è calato rispetto ai 900 milioni di un paio d’anni fa, calcolano gli esperti che hanno chiesto l’anonimato perché non autorizzati a parlarne dalle rispettive società. Gran parte di quella somma è costituita dalla flotta di proprietà, una quarantina di aerei, che a inizio 2020 valeva 440 milioni di euro "soprattutto grazie ai motori". Si tratta di un asset — ragionano gli analisti — che difficilmente la newco si prenderà. "Sono aeromobili non proprio nuovi — spiega uno di loro —, che hanno alti costi operativi e con una configurazione ormai datata". Non solo. Gli aerei, una volta venduti sul mercato, serviranno al commissario per pagare i creditori.

Quello che di certo servirà a "Ita" — proseguono le fonti ministeriali — sono il marchio, famoso in tutto il mondo, e i codici di volo (Az) e di biglietto (055). Al codice di volo sono "associati" gli slot nei vari aeroporti (soprattutto quelli preziosi di Milano Linate). Secondo le stime brand e codici hanno un valore di almeno 145 milioni di euro, afferma il Corriere. Servirebbe anche il certificato di operatore aereo (Coa) rilasciato dall’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) e che autorizza gli aerei a decollare e a trasportare i passeggeri e le merci. Alitalia ha due certificati: uno per la compagnia madre, l’altro per CityLiner, la divisione regional. Ma sul Coa la newco può decidere di chiederne uno suo "come già avvenuto nei precedenti tentativi di rilancio".

"Ita" dovrebbe poi rilevare "MilleMiglia", il programma fedeltà di Alitalia con oltre 5 milioni di passeggeri-clienti e una delle poche voci in attivo del vettore. Le ultime stime attribuiscono a "MilleMiglia" 48 milioni di euro. La newco, aggiunge il quotidiano, dovrebbe poi prendersi anche i diritti di decollo e atterraggio a Londra Heathrow (68 slot settimanali nel periodo estivo e 65 in quello invernale) valutati 24 milioni di euro. Ma è un’opzione perché i fallimenti di diversi vettori e l’ibernazione dei collegamenti intercontinentali a causa del Coronavirus stanno liberando diverso spazio nello scalo britannico, cosa che potrebbe spingere piuttosto a comprare quei diritti altrove e magari a un costo inferiore.

Gli analisti chiariscono che il prezzo di vendita di questi asset sarà comunque oggetto di negoziazione tra Lazzerini e Leogrande. "In teoria 'Ita' potrebbe comprarsi quei pezzi al prezzo simbolico di un euro — proseguono gli addetti ai lavori —, ma questo sarebbe preferibile evitarlo anche per non rischiare di finire invischiati in un’indagine della Commissione europea". Del resto Bruxelles non ha mai fatto mistero del fatto che il passaggio di alcuni pezzi aziendali dall’amministrazione straordinaria alla newco dovrà avvenire il più possibile a prezzi di mercato.


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