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Impianti sciistici chiusi: Valle d'Aosta regione più colpita

25/11/2020 12:59
Ne parlano il sindaco e l'assessore al turismo di Gressoney in un'intervista a Guida Viaggi. "Siamo confinanti con la Svizzera, dove invece è consentito sciare, un danno sia economico che morale" - di Lara Morano

La chiusura degli impianti sciistici provocherà un calo del fatturato pari a circa il 60%, e anche nel caso in cui si riaprisse, il calo ci sarebbe lo stesso, ma andrebbe a coprire il 30% (fonte Anef e Skipass turismo).

In Valle d'Aosta si vive di turismo invernale e chi va sulla neve lo fa principalmente per sciare, tenendo ben presente la morfologia del territorio che ha una vocazione in buona parte legata allo sport degli sci. "Purtroppo saremo la regione che ne risentirà maggiormente, l'80% del fatturato della Valle d'Aosta è solo di turismo invernale", ha dichiarato il sindaco di Gressoney, Alessandro Girod, che ha spiegato la situazione a Guida Viaggi in un'intervista congiunta insieme all'assessore al turismo del medesimo comune, Paolo Viganò.

"Quasi tutti gli abitanti sono impiegati nel turismo - continua il sindaco -, stiamo spegnendo i motori, già quest'anno perderemo il 65% del fatturato con l'assenza di turisti dall'estero, senza contare i danni alle categorie bar e ristoranti".
"Non è solo un danno economico - puntualizza Viganò -, ma anche morale, se si considera che siamo confinanti con la Svizzera dove invece è consentito andare a sciare".

La preoccupazione di perdere clientela è legittima dal momento che i più appassionati, anche se clienti affezionati della Val d'Aosta, potrebbero decidere di dirottare verso la Svizzera pur di praticare il loro sport preferito e ripetere la scelta successivamente. "Rischiamo di perdere il mercato - conferma l'assessore -, con conseguenti danni per i prossimi 10 anni". La doccia fredda è arrivata dal presidente del consiglio, Giuseppe Conte nello stesso giorno in cui il dialogo tra Stato e regioni era arrivato a un dunque sull'argomento, e si era parlato di come gestire gli impianti di risalita ottemperando alle norme sanitarie.

"Stavamo portando avanti ragionamenti sensati - spiega Girod - su come gestire gli impianti nelle zone gialle, aprendo eventualmente anche ad altre zone gialle. Stavamo organizzando l'acquisto del biglietto online per controllare gli accessi agli impianti a fune. Per finire si discuteva di utilizzare mascherine chirurgiche obbligatorie in apposito scaldacollo". Un dibattito che a quanto sembra è stato fine a se stesso e che non ha avuto il tempo di essere portato all'attenzione del consiglio dei ministri poiché la decisione era già stata presa.

Lara Morano


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