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L’Europa del turismo scoppia di salute

Intervista a Giancarlo Carniani, co-fondatore di Buy Tourism Online (Bto) a Firenze ed European market specialist di Phocuswright. A 270 miliardi di euro i booking del Vecchio Continente nel 2015 (+3%), mentre il nuovo mondo rallenta sull'online travel
Il fatturato del turismo europeo è tornato ai livelli pre-crisi già a metà 2011 e mostra una previsione di crescita del 3% a 270 miliardi di euro di prenotazioni nel 2015. In secondo luogo la geografia delle startup dei viaggi: negli Stati Uniti crescono del 21%, in Europa del 6% e in Asia del 285%. Sono questi i due elementi che più hanno colpito Giancarlo Carniani, co-fondatore di Buy Tourism Online (Bto) a Firenze ed European market specialist di Phocuswright all’ultima Conference dell’istituto di analisi americano.
Entrambi trend positivi, che mostrano quanta attenzione ci sia nei confronti del turismo da parte di analisti importanti, ancor di più oggi “che negli Usa si sta verificando un decremento dell’online travel rispetto ai canali di vendita diretti – osserva il manager -: in Europa, infatti, l’online pesa il 43% contro il 42% dell’America, in Asia il 25% e in America Latina il 18%”. Inoltre, le online travel agency (ota) rappresentano il 55% delle vendite nel Vecchio Continente, contro il 45% degli States. Insomma, il vecchio mondo sta riprendendosi alcune posizioni di leadership che al di là dell’oceano hanno fatto fiorire i colossi dell’e-commerce delle vacanze. Non solo, Phocuswright ha messo in evidenza come “gli operatori ‘su strada’, nel senso di tradizionali come Tui, Thomas Cook e Kuoni, mostrino una forza ancora significativa: a cominciare dall’anglo-tedesca che con i suoi 11 miliardi di euro di fatturato sfida i 15 di Booking.com e si è mostrata la più abile a salvare il business dall’online”, commenta Carniani. Il ranking degli altri operatori, purtroppo, vede il dimezzarsi della produzione: si passa ai 7 miliardi di Thomas Cook ai 2 di Kuoni.

Cosa farà Google?
Per il mondo alberghiero in particolare, insieme a quello dei servizi di viaggio più semplici da prenotare, l’e-commerce da mobile è un’evoluzione tenuta sotto stretta osservazione in relazione al diffondersi dei tablet, che più degli smartphone spingeranno il booking.
Vale la pena investire in tecnologie per essere prenotati anche da questi strumenti? La risposta è sì, anche Mr G ne è in qualche modo “preoccupato”. “Google vede che le ricerche si stanno spostando moltissimo su mobile e questo minaccia il suo potere incontrastato su desktop, dove cioè si concentra il business dei pay per click, poiché i viaggiatori possono downlodare diverse app di prenotazione e non tornare più sul computer a finalizzare la prenotazione – osserva Carniani -. Torniamo alla domanda che in tanti si pongono da anni: cosa farà Google? Entrerà in concorrenza diretta con le ota? Non si dimentichi che è anche il player in possesso di più dati sui nostri comportamenti online, questo gli da, e gli darebbe, un potere enorme. Ma non siamo ancora in grado di rispondere alla domanda e ogni volta che seguo gli interventi del motore di ricerca alle conferenze internazionali mi aspetto una dichiarazione, che fino a oggi non è mai arrivata. C’è da rilevare, inoltre, che Tripadvisor si sta trasformando in un metasearch, che porta direttamente al web dell’hotel. Quindi, un altro player che minaccia lo scenario”.
Per ora da Mountain View hanno deciso che il milione di euro al giorno in ppc di Booking in Europa sono un introito di valore e non si cambia modello di business. Tuttavia le numerose acquisizioni fatte lasciano presagire che l’impianto si sta preparando e lo switch potrà essere rapido.
Intanto il pay per click tiene in scacco gli albergatori sull’online, in quanto le ota hanno una capacità d’acquisto molto più elevata della struttura, la cui battaglia per cercare spazi di visibilità sul web è persa in partenza, quando non anche per contratto. Booking, infatti, impone che finché c’è una camera disponibile (last available room) l’hotel deve mantenere aperta la possibilità di essere prenotata. Una tirannia, in pratica, dettata da un mercato influenzato da un potere d’acquisto (dei ppc) imbattibile e l’obbligo di presidiarlo.

Ricordando Steve Jobs e l’iTunes dei viaggi
Certamente sarebbe una rivoluzione se Google prenotasse i servizi di turismo, così come lo sarebbe stato il progetto di Apple che il manager di Bto ricorda. “Steve Jobs ne parla nella sua biografia: c’era l’idea di realizzare un iTunes per il turismo. Uno store con dentro tutte le app, per cui erano iniziati gli accordi con le major, dalle compagnie aeree ai Gds, così come aveva fatto con l’industria discografica. Poi Jobs morì e il progetto forse è rimasto nel cassetto. Sarebbe stato il vero attacco alle ota e avrebbe rappresentato la vera occasione dei tour operator di avere una piattaforma unica”.

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