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L’Europa e la Cina, nel segno del turismo

Le iniziative di Etc per prepararsi all’anno speciale 2018

In un’Europa che perde competitività anche nel turismo e al lavoro per muovere investimenti per mezzo trilione di euro (502 miliardi) con l’estensione del piano Juncker, l’incoming dalla Cina è una buona cartuccia. “Da dieci anni la crescita degli arrivi non aumenta, l’85% è prodotto da traffico domestico, l’unica possibilità di incrementare i flussi è attrarre i cosiddetti terzi mercati”, spiega Eduardo Santander, executive director della European travel commission (Etc).

Nel 2016 i cinesi in Europa sono stati circa 11 milioni “solo l’1% della popolazione, una piccolissima parte – continua, a margine del convegno di ieri alla Regione Lombardia -. Dobbiamo posizionarci meglio prima che lo facciano altri”. E non pensa tanto a Brand Usa considerati i primi segnali dell’amministrazione Trump, ma ai mercati del Sudest asiatico. Il forecast, la previsione dell’Unione europea è al 2030 non a caso. L’Unwto ha fissato in questa data il superamento delle destinazioni dell’Asia sudorientale sul Mediterraneo come macro-area turistica per numero di arrivi. Oggi il Med è la prima al mondo e l’Europa con lei, ma il tempo vola. Basti vedere i dati di Iata rilasciati ieri: nel 2016 i passeggeri aerei dell’Asia Pacifico sono aumentati del9,2% e quelli dell’Europa del 4,6%. Santander ci aiuta a individuare i fattori di competitività.

Politica dei visti

“L’amministrazione Obama ha esteso a 10 anni i visiti per i cinesi, i Paesi Schengen consentono ancora 30 giorni. Il Sudest asiatico non impone visti”. Primo elemento: le facilitazioni sui visti sono il punto numero uno sul quale i Governi devono lavorare. Anche perché solo a Pechino, Shanghai e Guangzhou si effettuano le procedure biometriche necessarie e i cinesi devono recarsi di persona. La Repubblica di San Marino è l’unica nazione che non richiede il visto per una permanenza inferiore ai 90 giorni, ma come noto per raggiungere l’enclave occorre atterrare in suolo italiano, a Rimini perlomeno.

Cultura e formazione

Il secondo elemento è la formazione delle imprese nei diversi mercati, qui l’Etc sta collaborando con la struttura (sede a Roma per l’Italia) riconosciuta dal Governo della repubblica Popolare per stabilire hotel, operatori, enti “Welcome Chinese”. L’organizzazione agisce da dieci anni. Il turista cinese ha abitudini e cultura profondamente diverse che influenzano enormemente le scelte sui viaggi. “Non è un mercato facile, non parlano inglese, ci sono limitazioni sui pagamenti elettronici, diffidenza sulla sicurezza della persona; serve ancora tanta formazione su alcuni aspetti di base del ‘cosa vuole e cosa si aspetta un turista cinese’ ai nostri operatori”. In vista dell’anno del turismo Europa-Cina (2018) parte una serie di iniziative in tal senso. “Sovvenzioniamo percorsi di education alle imprese alberghiere che confluiscono in incontri con gli operatori cinesi durante l’Itb di Shanghai a maggio 2017”.

Nel frattempo, Enit ha convocato i tour operator italiani per un incontro con Alitrip, la piattaforma viaggi di Alibaba Group, il prossimo 9 febbraio, per sviluppare attività incoming in “formato” digitale.

2017-2018: due anni per aggiornarsi

Il 2017 è, dunque, l’anno di preparazione allo sviluppo dell’incoming, mentre il 2018 quello di implementazione. “Stiamo già sviluppando partnership con i marchi di eccellenza”, aggiunge Santander, citando brand della moda italiana così come l’austriaco Swarovski, infine la Fondazione Altagamma con cui si è tenuto un primo incontro. “Per agire bene sul mercato cinese occorre aggiornarsi sulle aspettative di un turista che sta cambiando, adora l’Europa e l’Italia, ma non vuole essere più inscatolato in un format convenzionale e identificato come un viaggiatore di massa. Certamente si spostano ancora in gruppo, anche perché i viaggi aziendali, ad esempio, offrono molte facilitazioni, ma gradiscono essere considerati per i propri gusti e ritrovare un senso di ospitalità che tenga conto della loro cultura”. p.ba.

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