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B&B Hotels: "Sharing economy? Italia campione del mondo"

Il presidente Jean Claude Ghiotti illustra il modello di business del suo gruppo, annuncia il piano di sviluppo e commenta: " La concorrenza  in Italia è micidiale, non c’è offerta parallela così come c’è qui"

Si parla tanto di forbice della domanda e dell’offerta, anche in campo alberghiero, con una concentrazione d’interesse su strutture lusso o a budget, ma Jean Claude Ghiotti, presidente di B&B Hotels Italia, non ritiene che il nostro mercato ci sia riuscito: “Oggi come oggi vedo molta confusione. Per riuscire bene bisogna, in un caso, essere nel lusso vero, con un servizio completo e di altissimo livello, con strutture di grande qualità, mentre invece per il target economico occorre lavorare con sistemi che permettono di spendere meno”. Secondo Ghiotti in Italia c’è un po’ di tutto, hotel che si definiscono di lusso ma non lo sono, “4 stelle senza luce”. E parlando del proprio modello di business afferma: “Noi abbiamo scelto di proporre hotel di tipo economico: ci concentriamo sul ruolo dell’albergatore, colui che fa dormire il cliente benissimo, non risparmia sul confort della camera e lascia fuori la ristorazione, “perché ci sono tanti ottimi ristoranti in giro per l’Italia”. La prima colazione non è imposta, è ricca, a buffet e costa 7,20 euro. Volendo a tutti i costi trovare una similitudine con un brand, dice: “Non siamo un Formule 1, ma piuttosto ci ritroviamo un po’ con lo stile Ibis senza ristorazione. Tra l’altro – aggiunge – siamo l’unica catena con un wifi da 100 mega di proprietà senza limiti e per l’anno prossimo contiamo di arrivare a 200 mega”. L’obiettivo è poi quello di snellire il rapporto con il cliente: “Stiamo lavorando sul self check in online. Abbiamo poche persone. Su tutta Italia il prezzo medio annuo si aggira sui 55 euro a camera”.

La catena attualmente conta un 55% di clientela italiana e un 45% di stranieri, con un mix equilibrato tra business travel e leisure e un tasso di occupazione medio del 71% nel 2016. Attiva da 6 anni e mezzo in Italia, all’estero la società è presente da 30 anni.

In totale sono 400 le strutture in portafoglio e in Italia B&B conta su 25 strutture, “ma entro fine anno ne avremo altre 6 tra Milano, Modena, Savona, Cremona, Treviso e Vicenza”. Al Sud è presente a Napoli e a Pescara. Per lo sviluppo futuro “molto dipende dalle città e dalle opportunità delle singole location. Abbiamo un sistema asset light, che prevede contratti di affitto per 20 anni con tanto di fidejussione e lettera della casamadre (il costo degli affitti va da 2mila a 10mila euro l’anno per camera, ndr) – sottolinea il manager -. Ci capita anche, con l’intervento delle banche, di ristrutturare immobili di uffici vuoti per trasformarli in hotel. Seguiamo anche noi direttamente la ristrutturazione degli immobili e vantiamo anche qualche accordo con gli enti religiosi”. Il numero medio di camere per struttura è di 95 unità “e non ne contiamo mai meno di 70 (da 70 a 190 in Italia, ndr)”.

Sul problema della sharing economy Ghiotti è pronto ad ammettere: “E’ chiaro che l’Italia è campione del mondo a livello di sharing economy, con un extralberghiero spinto. La concorrenza  in Italia è micidiale, non c’è offerta parallela così come c’è in Italia. Chi resiste può andare ovunque e troverà che la concorrenza diventa pure simpatica”.

L’arma per reagire è quella di trovare dei sistemi utili ad attirare clienti. “Da noi – avverte - i clienti restano 1,8 giorni come media di permanenza. Nella lobby trovano i nostri BB shop con cibo e bevande, poi offriamo le biciclette al costo di 3 euro al giorno per la copertura assicurativa e diamo anche strumenti per il fitness in camera. Abbiamo anche i calciobalilla e stiamo lavorando per mettere play station specifiche per il pubblico”.

La strategia commerciale è multicanale e prevede l’ausilio di Ota, del proprio sito e dei channel manager. “Finora non abbiamo lavorato con il trade – prosegue Ghiotti - ma ora stiamo chiudendo un contratto con Amadeus e da settembre entreremo in agenzia (remunerando con l’8-10% di media e contratti particolari)”. La catena ha siglato convenzioni e contratti diretti con alcune aziende ed ha una visione giornaliera del mercato con un sistema di revenue management che controlla il mercato. In Italia dà lavoro a 370-380 persone. “L’obiettivo – conclude il manager -  è di arrivare a 50 strutture in Italia in 2-3 anni aprendo dalle 7 alle 10 strutture l’anno. Ci sono possibilità nelle grandi città come Roma, Milano, Venezia o Mestre e l’intenzione è di arrivare anche nei capoluoghi di provincia con un buon potenziale”. Il fatturato 2016 è stato di 34 milioni di euro, con un Mol positivo, in linea con gli obiettivi. Per il 2017 la stima è di raggiungere i 40 milioni e i 50 nel 2018. l.d.

 

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