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Gianni Bastianelli, Enit: “Ma come non facciamo niente?!!!”

Il direttore esecutivo di Enit racconta gli impegni e le scelte

Enit ultimamente è al centro di critiche nei corridoi delle associazioni imprenditoriali. Battute a mezza voce sull’assegnazione dei 40 milioni di budget sono alla fine sfociate  in affermazioni pubbliche da parte di Confindustria quando il presidente di Federturismo, Gianfranco Battisti, di solito abbastanza diplomatico, ha detto quello che tutti dicevano a bassa voce, accusando l’Enit di “un’assenza di strategia” in sede di Osservatorio Parlamentare per il Turismo. Anche all’Albergatore day, Federalberghi ha visto il vicepresidente, Giuseppe Roscioli, sollevare qualche perplessità. Così abbiamo chiesto chiarimenti a Gianni Bastianelli, direttore esecutivo Enit, il quale era veramente sbalordito dalle domande su questo tema. 


Gv: Direttore, cosa sta facendo l’Enit?
“Come cosa? L’anno scorso abbiamo fatto 480 eventi e l’anno prima  ne avevamo fatti 250”.

Gv: E nel 2018?
“Abbiamo un piano annuale, è sul sito, da ottobre, è stato approvato dal ministero. Quest’anno  abbiamo  una serie di attività impressionante all’estero. E per ognuna impegni di spesa”.

Gv: Qualche esempio dei 480 eventi?
“Per un mese a Time Square, fino a Capodanno c’era un filmato sull’Italia.  A  Vienna abbiamo ricoperto dei mezzi pubblici con la nostra campagna, a Londra c’erano 200 taxi che hanno girato con l’immagine  dell’Italia. Poi ci sono i press trip. Facciamo molto, comunichiamo poco. Abbiamo cambiato il modo di operare. Se fossimo in organico, come previsto, forse riusciremmo a raccontare cosa stiamo facendo. E’ una nostra pecca, ma con il CDA  abbiamo deciso che per ora l’importante è fare le cose, poi troveremo anche il tempo per raccontarle. Tuttavia le Regioni sanno quello che stiamo facendo”.

Gv: E le imprese? Se ci fosse un grande operatore incoming che volesse unirsi alle vostre strategie?
“(Ride n.d.r) Sappiamo che non c’è, ci sono tanti piccoli operatori, ma va bene, il tessuto economico italiano è basato su Pmi che dovrebbero stare attente agli andamenti di mercato e alle esigenze dei turisti che vengono in Italia. Ad esempio, non possiamo confrontarci con la Spagna, perché noi abbiamo il loro prodotto. Non possiamo affrontare battaglie sul balneare per via della diversità di spiagge e ricettività. Non possiamo costringere il nostro Sud a questa inutile lotta, sognando charter e grandi catene.  Bisogna che le imprese prendano coscienza del fatto che la diversità è il nostro punto di forza”.

Gv: Nel 2018 cosa cercano in Italia i turisti stranieri?
“Cercano luoghi dove la sostenibilità è al primo posto. Cercano la natura e il benessere psicofisico che include anche la nostra enogastronomia, non solo perché si mangia bene, ma per il legame tra il cibo e il territorio, con l’aggiunta della inimitabile tradizione. La soluzione di tutti i nostri problemi sta nel racconto, nel senso che l’Italia se non la spieghi perde il proprio fascino. L’aspetto ambientale e emozionale del cibo ha un’importanza incredibile. Quindi, con gli operatori bisogna cercare di approfondire questi temi. Sicuramente ci sono posti in Italia che godono di grandi afflussi, ma la maggior parte del territorio dovrà lavorare sui contenuti, la qualità e la diversità del paesaggio, del cibo, della lingua”.

Gv: E’ l’anno del cibo. Come si traduce concretamente questa  questo tema?
“Raccontando i territori attraverso i loro piatti. Per noi italiani il cibo è da sempre al centro della nostra vita. Dobbiamo solo applicare il nostro modo di vivere ai bisogni nuovi dei turisti”.


Gv: Ma esistono pacchetti degli operatori che si sposino con questa promozione, questi contenuti?
“Esistono?... E’ chiaro che noi puntiamo sulla comunicazione inserendo tante destinazioni che all’estero non conoscono. Basta raccontare, e il mercato si smuove. Ma la promozione dell’Italia  non si fa in base al prodotto che vuole vendere l’operatore: il nostro compito è analizzare le tendenze di attrattiva verso l’Italia nel mondo attraverso le nostre sedi all’estero. Successivamente si dovrebbe sviluppare questo legame tra promozione e commercializzazione. Ci dovrebbe essere il prodotto da vendere. Se non c’è, si perde una grande opportunità”. L.S.

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