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Le manovre di Gamberale

28/01/2013 - numero Edizione 1391
Obiettivo: un forte network che consenta di disporre di un maggior potere contrattuale nelle attività aviation e nel business dei duty free
Vito Gamberale fra Natale e Capodanno si è fatto un paio di bei regali natalizi. Anche se non a costo zero. Il 27 dicembre ha acquisito tramite il suo Fondo F2i il 28% di Sagat, gestore dell’aeroporto di Torino, e rileverà anche il 24,4% controllato da Sintonia del Gruppo Benetton. Il tutto rispettivamente per 35 e 30 milioni di euro. Lo stesso giorno Asam (Provincia di Milano) che gestisce il 14,56% di Sea, ha accettato l’offerta di F2i di 147 milioni per la sua quota nella società di gestione di Malpensa e Linate.
Una mossa che permette a Gamberale di entrare anche, tramite Sagat, negli scali di Firenze e Bologna (Sagat controlla infatti il 55,4% di Aeroporti Holding che di Firenze (AdF, quotata) e Bologna controlla rispettivamente il 33,4% e il 7,2%. E Gamberale, che è presente anche in Gesac e avrebbe fatto un’offerta per l’acquisto della Sogaer (Cagliari), oltre a guardare con attenzione da tempo allo scalo di Genova, ha come scopo la realizzazione di un forte network aeroportuale anche per disporre di un maggior potere contrattuale sia nelle attività aviation (soprattutto i rapporti con i vettori low cost) che in quelle non-aviation (il business dei duty-free e delle concessioni). Significativo il decreto sblocca-tariffe del 27 dicembre scorso per Adr, che ha avvicinato la fusione di Atlantia in Gemina (schizzata in Borsa del 32%). Intanto Save (Venezia) ha guadagnato il 7,3% dopo che San Lazzaro (Amber) si è aggiudicato per 49,9 milioni il 14% dello scalo messo in vendita dal comune di Venezia.
La manovra di Gamberale riguarda i maggiori scali italiani, con uno stato di attesa di Aeroporti del Garda (Verona e Brescia), che è interessata ad accogliere nuovi soci. Restano fuori gli scali minori, su cui da anni è in atto una diatriba filosofica. L’ormai ex-ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera e il viceministro con delega per Infrastrutture e trasporti Mario Ciaccia avevano messo in cantiere un piano di riordino dei 100 scali italiani, giudicati eccessivi. Punto centrale del piano è che il pagamento dei servizi da parte dello Stato debba essere garantito solo agli scali in grado di produrre conti economici in equilibrio, con una base minima (in sintonia con l’Enac) di un traffico di un milione di pax/anno, ridotti a 500.000 per esigenze regionali, scarsa accessibilità territoriale, continuità territoriale o esigenze specifiche. Un piano che avrebbe portato alla chiusura di scali come Viterbo, Grazzanise, ma anche di Parma, Firenze o Ancona. In controtendenza con le esigenze di immagine, politiche ed economiche di realtà locali. Il 2012 è stato intanto un anno difficile per gli scali italiani. Se la crisi nel 2011 non aveva sostanzialmente intaccato movimenti, numero dei passeggeri e bilanci, nel 2012 la situazione è decisamente peggiorata.
Con i dati (per ora parziali) resi noti da Assaeroporti, siamo a un crollo nel traffico passeggeri con cali significativi per scali hub, a parte realtà particolari come Bergamo-Orio e l’impressionante Treviso. E se Linate ha 8,6 milioni di pax contro i 4,2 di Ciampino, Fiumicino raccoglie sempre il doppio: 34,5 contro 17,2 milioni di pax di Malpensa. Dove fonti sindacali affermano che una terza pista sia assolutamente inutile.

Antonio O. Ciampi

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