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Giannetti: "L'estate sarà un massacro"

10/06/2013 - numero Edizione 1410
Si prevede un forte rallentamento del mercato
La stagnazione spinge il mercato a scelte strategiche. In questa direzione si sta muovendo Confindustria che cerca partnership tra i suoi stessi associati, come Trenitalia, nel tentativo di reagire all’immobilismo. Andrea Giannetti, vice presidente Astoi Confindustria, con sagacia toscana alla Curzio Malaparte detta una visione del mercato acuta, ma non priva di un inesorabile realismo dai tratti cupi nei pronostici.

Gv: Che previsioni ha per questa estate?
“Sarà un massacro”.

Gv: Addirittura…
“Prevedo un rallentamento violentissimo del mercato. Una volta tutti preannunciavano la scomparsa delle agenzie, oggi invece mi pare che tutti vi si siano sostituiti: enti locali, privati. Questo ha compromesso il mercato in precedenza e lo ha distrutto definitivamente con il protrarsi della crisi. Il processo di ricostruzione è esattamente inverso: dalle adv con una forte professionalità ad un tour operating in grado di fornire servizi e una logistica che possa mantenere solida la filiera”.

Gv: Cosa si può fare nell’immediato?
“Ora ben poco, da 15 anni nessun progetto nazionale o regionale è stato orientato a colmare il gap informatico e lo sviluppo della tecnologia nel turismo trade. Oggi non ce lo possiamo più permettere e ovviamente la concorrenza europea ne ha approfittato. Sarebbe bastato un investimento di 50 mln di euro 8 o 9 anni fa per trovarci in questo momento a fronteggiare solo la crisi”.

Gv: Forse le crociere ne usciranno meglio, il mare Italia potrebbe avere vantaggi sul medio raggio…
“Le crociere hanno raggiunto il loro picco massimo di ascesa dopodiché hanno adottato strategie all’americana sulle tariffe che consentono di stimolare il mercato, e quindi anche quest’anno ce la faranno a tenere bene. Il mare Italia avrà i suoi 40 giorni di concentrazione stagionale fruttuosi, ma questo non può tenere in piedi il comparto”.

Gv: Ha delle speranze nel nuovo Governo, pensa che sarà assorbito il Piano sul turismo di Gnudi dal ministro Bray?
“Non ne ho idea. Comunque il Piano è attento alle esigenze del ricettivo in tutte le sue forme, ma trascura operatori e agenti”.

Gv: Non avete partecipato alla stesura?
“Nessuno ci ha chiamato”.

Gv: Il ministro Brambilla ha ignorato il piano di Confindustria per il raddoppio del Pil turistico in 10 anni, e poi Gnudi non vi ha convocato: perché ad ogni ministro o sottosegretario al turismo si ricomincia da capo?
“Il problema di fondo è che il turismo non ha una politica di tipo industriale al pari del settore primario. E’ costituito però da una serie di micro imprese che sono l’ossatura dell’economia italiana, e che hanno gli stessi occupati, se non di più, dell’industria. Allo stesso tempo, noi imprenditori, a partire dalla più piccola agenzia di viaggi, non abbiamo quell’unità e quella compattezza necessarie per fare leva sul Governo con le nostre esigenze, se non attraverso le associazioni come Astoi, in grado di farci uscire dal nanismo. Il compito è ingrato, perché manca nella politica anche un supporto cognitivo di tipo tecnico. Il tecnico è individuabile con facilità in alcuni settori: nessuno mette in dubbio la competenza di un Corrado Passera sulle banche per esempio, invece nel turismo i segmenti sono molteplici e interconnessi, e alcuni sono perennemente elusi come l’outgoing che accresce il nostro Pil al pari dell’albergatore, che invece sembra essere l’unica tipologia di impresa turistica cui sono riconosciute normative”.

Letizia Strambi

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