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Alitalia: “Serve una mano forte”

28/10/2013 - numero Edizione 1423
Tante le perplessità del mercato sull’ultimo capitolo del salvataggio. E l’appello unanime: si pensi alle riforme strutturali \r\n
L’aumento di capitale deliberato dai soci, il Cda pronto a rassegnare le dimissioni in previsione del possibile mutamento degli assetti proprietari, l’intervento di Poste Italiane con un’iniezione di 75 mln di euro e la decisione, ancora in bilico alla data in cui scriviamo, di Air France, che si dice disposta a sottoscrivere la ricapitalizzazione ma solo a patto di un nuovo piano industriale rigido. Sono questi i quattro assi intorno a cui sta ruotando il destino di Alitalia, immersa in un nuovo capitolo della sua tormentata storia.
E com’era prevedibile la corsa contro il tempo, gli incontri al vertice e le decisioni prese non hanno mancato di suscitare le reazioni - non certo lusinghiere - del mercato e di vari settori industriali e sociali d’Italia. Non solo da parte di organismi dei consumatori come il Codacons preoccupato per le ripercussioni sui cittadini.

Meridiana: le storture del sistema
Ad agitarsi sono anche le altre compagnie, come la holding Iag, che si è schierata contro l'aiuto di stato auspicando l'intervento dell'Unione Europea: “Ci aspettiamo che la Commissione europea intervenga per sospendere questo aiuto manifestamente illegale”. "Noi esistiamo da 50 anni. Abbiamo sempre camminato con le nostre risorse, ma non possiamo non denunciare le storture del sistema che ci penalizzano".
E' questo il commento dell'a.d. di Meridiana Roberto Scaramella. “Riteniamo positivo che il governo sia intervenuto su un settore strategico ma ora speriamo che intervenga per le riforme strutturali, non solo per il salvataggio degli azionisti privati". Scaramella vuole porre l'attenzione anche su altro: "Ci sono le low cost straniere che, invece di sviluppare rotte internazionali, battono quelle italiane e lo fanno con i finanziamenti pubblici degli aeroporti e senza pagare le tasse in Italia".

Amadeus: “Deve reggersi sulle proprie gambe”
Sulla necessità di interventi strutturali insiste anche Tommaso Vincenzetti, direttore marketing Italia Amadeus. "Siamo felici perché Alitalia è per noi un vettore fondamentale e lo stato di salute è un dato economico che monitoriamo con estrema attenzione. Dall'altro, però, come ha avuto modo di dichiarare lo stesso presidente di Confindustria, gli interventi pubblici in un'azienda a carattere privato possono essere utili nel breve termine, ma nel medio-lungo possono rivelarsi inadeguati se non accompagnati da interventi strutturali". Vincenzetti considera che, per sfidare il futuro, "una compagnia deve reggersi sulle proprie gambe". Per questo l'importanza di un piano industriale che preveda attente strategie "su corto, medio e lungo raggio, così come uno scenario di alleanze".

Altre aziende in difficoltà
Perché gli aiuti di Stato ad Alitalia e il disinteresse nei confronti di altre imprese? E’ questo dunque il malessere principale degli imprenditori, e lo sottolinea anche Massimo Caravita, vicepresidente Fiavet con delega ai trasporti, contrario al fatto che il Governo intervenga in modo attivo nei confronti della compagnia, dimenticandosi che ci sono “tante altre aziende del turismo in difficoltà che, pur essendo il vero tessuto produttivo del Paese, vengono abbandonate. Il che non è più accettabile”.
Un neocolbertismo che non lo trova favorevole nel momento in cui si adottano due pesi e due misure. E’ favorevole invece il manager in merito a Poste Italiane, se le si guarda come “un partner industriale potenziale”, con il quale si possano creare “sinergie, visto che ha già un’attività di vettore (Mistral Air, ndr), il che aiuterebbe ad alleggerire l’ingerenza francese”. Se Air France non dovesse sottoscrivere l’aumento di capitale, poi, “si potrebbero aprire le porte ad altre compagnie”, e il pensiero del manager corre ad alcuni vettori mediorientali o ad Aeroflot, anche se quest’ultima “ha già dichiarato di non essere interessata”. Il manager mette però in guardia sul fatto di non ripetere gli errori del passato, tra cui il fatto di “non sfruttare le potenzialità della rete agenziale”.

Ci vuole una mission nuova
Una decisione bocciata, e non solo per i cittadini che rischiano di ritrovarsi a dover pagare per salvare la situazione. E' senza appello invece la posizione di Davide Rosi, presidente Gebta Italia, che in merito a Poste Italiane non crede sia una mossa valida neanche per la stessa compagnia, “perchè non ci sono le sinergie ed il valore aggiunto che servirebbero per risollevarla e porre le basi per lo sviluppo futuro". Non vanno bene, dunque, ulteriori interventi dello Stato, piuttosto "serve una mano forte, esperta e competente, e non fare piani industriali che continuano a cambiare velocemente quando non arrivano i risultati". E se questa mano forte arrivasse dall'estero, da un grande gruppo aereo, perché no. "Ad Alitalia serve una mission nuova, dove prevalgano le alleanze internazionali come accade agli altri grandi player stranieri".

Mariangela Traficante

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