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Italia, cala l'appeal del Nord-Est

12/05/2014 - numero Edizione 1443
I dati Ciset-Banca d’Italia mettono in luce una crescita di Centro e Nord-Ovest; si riduce il peso dei mercati tradizionali a favore dei Bric\r\n
Perde appeal il Nord-Est d’Italia, con Venezia in particolare, che dopo la crescita dello scorso anno mette a segno una flessione del -3,7%. A registrare andamenti positivi sono il Nord-Ovest e il Centro. Sono questi i trend emersi nel 2013 in base all’analisi del Ciset in collaborazione con la Banca d’Italia.
Il saldo netto della bilancia dei pagamenti turistica in Italia è risultato positivo ed è pari a 12.755 milioni di euro. Il dato è in aumento rispetto a quello registrato nell’anno precedente. A concorrere alla crescita l’aumento delle entrate internazionali per turismo (+3,1%) a fronte di un calo delle uscite (-1%). La fotografia scattata in occasione della XIV conferenza “L’Italia e il turismo internazionale. Risultati e tendenze per incoming e outgoing nel 2013”, mette anche in luce che calano d’importanza gli storici bacini di origine dell’incoming, a favore dei mercati Bric.
A Simonetta Zappa, servizio rilevazioni statistiche di Banca d’Italia, il compito di illustrare le tendenze generali per il 2013 delle spese da turismo internazionale, sulla base dei risultati dell’indagine campionaria alle frontiere condotta dalla Banca d’Italia (oltre 130mila interviste annuali). Nel 2013 “le spese dei viaggiatori stranieri in Italia sono state pari a 33.064 milioni di euro, confermando l’andamento positivo evidenziatosi nel 2012 (in cui la crescita delle spese era stata del +3,8%)”.

A Roma più entrate estere
Soffermandosi sulle aree geografiche, risulta che Centro e Nord-Ovest hanno messo a segno “andamenti particolarmente positivi”, rispettivamente nell’ordine di un +5,5% e di un +5,4%, seguiti da Sud e Isole (+1,7%). Diversa la situazione del Nord-Est, che ha registrato un calo del -2,4%. Uno sguardo alle provincie vede Roma con il “maggior afflusso di entrate valutarie turistiche dall’estero (5.574 mln), in netta crescita (+7,9%) rispetto all’anno precedente”. Non mancano variazioni positive per molte altre principali province: Milano +6,4%, Firenze +8,9% e Torino +5,3%.
Qual è il comportamento dei Paesi di origine? Tra i fenomeni riscontrati si sono ridotti gli afflussi dai Paesi della Ue del -2,8%. Nel dettaglio la “Germania si conferma la nazione che alimenta le maggiori entrate per turismo in Italia (15% del totale)”, anche se la spesa è in calo sull’anno precedente (-6,5%). Crescono, invece, le entrate da Francia (+4,5%) e Austria (+8%), mentre sono diminuite quelle da Regno Unito (-4,7%), Spagna (-10,2%) e Olanda (-2,9%).
Ad avere segno più le spese provenienti da altri bacini quali Stati Uniti (+11%) e Svizzera (+5,7%). Si conferma la tendenza positiva “che da alcuni anni caratterizza la Russia (+11,5%)”.

Italiani all’estero: spese in calo
Come si comportano i nostri connazionali in fatto di spese all’estero? Dall’esame dei flussi outgoing, le spese dei viaggiatori italiani, “in totale 20.309 milioni di euro, sono diminuite (-1% rispetto all’anno precedente), in corrispondenza con il perdurare della fase di contrazione del reddito nel nostro Paese”.
Tra i principali Paesi di destinazione dei nostri connazionali ad avere variazioni positive sono Russia (+10,3%), Cina (+6,2%), Olanda (+3,9%) e Austria (+3,1%). Calano, invece, Spagna (-10,8%), Germania (-8,3%), Francia (-6,0%) e Stati Uniti (-4,8%). Buona tenuta del turismo internazionale. E’ quanto rivelano i dati presentati da Mara Manente del Ciset, con “circa 35 miliardi di valore aggiunto”.
La ricchezza generata dal turismo “rimane polarizzata nelle prime 5 regioni turistiche (Lazio, Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia Romagna), che aumentano la loro quota, concentrando il 68% della spesa dei turisti internazionali ed il 63,5% del valore aggiunto turistico”. E’ stabile, intorno al 13%, la quota di spesa nel Mezzogiorno, mentre “scende sotto il 17% la ricchezza prodotta dal turismo nelle regioni del Sud”. E’ interessante constatare che, a questi risultati, corrispondono “performance territoriali differenziate, ma con alcuni tratti comuni”.
In particolare risultano favorite le regioni competitive “sul prodotto culturale tradizionale e di paesaggio/enogastronomia, con portafogli differenziati e con maggiore differenziazione per tematismi legati al green, allo sport e all’enogastronomia”.
Il segmento green+enogastronomia+sport (1,7 mld), ha registrato “un ulteriore incremento del +13,8% in termini di spesa, e un incremento dei pernottamenti, tanto da raggiungere la quota dell’8% sul totale vacanza”. Buona la tenuta del turismo balneare, con “una crescita della spesa procapite tale da compensare la modesta diminuzione dei pernottamenti (-0,8%) e da garantire un +6% del fatturato”. Quanto ai principali bacini di origine, cala il peso dei primi otto mercati.

Stefania Vicini

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