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Meno Tv e più viaggi: s’inverte il trend dei consumi

16/06/2014 - numero Edizione 1448
Intervista a Enzo Frasio, director Home&Lifestyle di Gfk Italia
A tredici anni dal Retail Panel sul turismo che ha cambiato l’approccio all’analisi dei dati da parte di produzione e distribuzione, Gfk si accinge a misurare le performance del self tour operating. Non più solo pacchetti, dunque, oggi l’analisi delle vendite abbraccia tutti i prodotti transati in agenzia, incluse le biglietterie, le assicurazioni, le escursioni e gli spettacoli. L’istituto di ricerche di origini tedesche ha deciso questo approfondimento in virtù dei cambiamenti che la domanda di viaggi sta vivendo in tutto il mondo, seguendo l’evoluzione dei consumi e delle capacità di spesa degli europei. Con Enzo Frasio, director Home&Lifestyle della sede italiana scopriamo come si caratterizza l’andamento economico del turismo paragonato ad altri settori e verso la best practice tedesca.

Gv: A che punto è la ripresa economica analizzando l’andamento dei consumi, di turismo e non solo?
“Il mercato dei beni durevoli (“tutto ciò che ha una spina”) purtroppo registra per il terzo anno di fila un trend a valore negativo (-2.3%). Il settore più in sofferenza risulta essere quello della consumer electronics (audiovideo). Tiene invece il comparto degli elettrodomestici, nonostante la crisi immobiliare che ha contraddistinto gli ultimi anni, mentre invece continuano a crescere telefonia e informatica. Per quanto riguarda il settore del turismo (in termini di fatturato) il 2012 si era chiuso a – 12%, il 2013 a -9%, il primo trimestre del 2014 segna finalmente un trend positivo (+2%). Dato molto incoraggiante se si considera che quest’anno Pasqua è stata in aprile”.

Gv: Rispetto all’Europa quali differenze emergono in Italia per il settore del turismo?
“Le prime differenze sono relative alla concentrazione dei player sul mercato e della distribuzione. Ad esempio in Italia nel 2013 c’erano 10mila adv che fatturavano 3,8 miliardi di turismo organizzato (dato Retail Panel), mentre in Germania con lo stesso numero di agenzie il turnover ha raggiunto quasi 15 miliardi. Inoltre il numero di punti vendita in Germania è in aumento (2013 vs 2012 +6%), mentre in Italia è in contrazione. Il numero di operatori attivi in Italia supera i 200 brand con molte realtà di nicchia, fortemente specializzate o concentrate sul territorio. In Germania con 20 operatori viene coperto oltre il 90% del mercato. La differenza più importante è che mentre il mercato del turismo organizzato in Italia, ad esempio nel 2013, registrava un trend negativo (-9%), in Germania il mercato è costantemente in crescita (al +6% di fatturato nell’anno 2013)”.

Gv: La Germania in quali settori mostra maggiore fiducia e torna a consumare come prima del 2008/9?
“In realtà il mercato tedesco dei beni durevoli non si è mai fermato, a differenza di paesi come Italia e Spagna. Solo il 2013 ha fatto registrare la prima tendenza negativa: -0.9%. I comparti che sostengono il mercato sono sempre di più l’information technology e la telefonia, sull’onda della continua innovazione che contraddistingue questi comparti”.

Gv: Reti distributive: quali le tendenze, l’Italia segue o come interpreta?
“I canali specializzati dall’inizio della crisi hanno visto una concentrazione dei punti vendita (le adv da 13mila nel 2009 a 9mila nel 2014; o le orologerie che in pochi anni sono passate da 13 mila a meno di 9mila) anche se il trend negativo va appiattendosi, facendo pensare di aver raggiunto la fine della discesa. L’unico canale specializzato che cresce in numerica è quello dei Telecom specialist, anche in questo caso, sull’onda del trend positivo fatto registrare dal comparto telefonia. Le grandi superfici organizzate (Gdo), dopo una piccola pausa nel 2010, fanno registrare una crescita in punti vendita, mentre la Gds (specializzati in elettronica) dopo una discesa partita nel 2010, vede assestarsi e forse razionalizzarsi l’espansione degli ultimi 15 anni”.

Paola Baldacci

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