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Dubai prende il volo

04/05/2015 - numero Edizione 1474
Settore aereo decisivo nello sviluppo economico dell’emirato;i posti di lavoro potrebbero diventare un milione entro il 2030
Il settore aereo ha assunto un ruolo pressoché fondamentale nello sviluppo economico di Dubai, tanto che nel 2013 ha contribuito per circa 26,7 miliardi di dollari e coperto circa il 27% del Pil dell’emirato. E altrettanto importante sarà negli anni a venire, se è vero che produrrà 53,1 miliardi (37,5% del Pil) nel 2020 e 88,1 miliardi (44,7% del Pil) nel 2030. Le previsioni godono di una buona attendibilità, considerando l’espansione dell’intero comparto aereo in vista dell’appuntamento con Expo 2020 “Connecting Minds, Creating the Future”. Economia dell’emirato dunque sempre più dipendente dall’aviazione: questo il tema del rapporto curato da Oxford Economics, dove vengono distinti i contributi economici portati da Emirates, Dubai Airports e il resto del settore aereo, nella prosecuzione di uno studio condotto qualche anno fa. I posti di lavoro passeranno dagli attuali 416mila 500 a 754mila 500 nel 2020: le stime parlano di superamento di quota un milione nel 2030, ma sono legate alla condizione che prosegua il piano espansivo degli aeroporti del decennio precedente. L’aviazione di Dubai intensificherà i posti di lavoro localizzati nell’emirato: se nel 2013 erano il 21%, nel 2020 saliranno al 29,5% per arrivare a un ipotetico 35,1% nel 2030. I ricercatori di Oxford Economics attribuiscono questi risultati lusinghieri al lungo periodo di lavoro che ha contraddistinto l’attività di Dubai negli scorsi anni, predisponendo l’emirato ad accogliere un numero sempre maggiore di turisti stranieri (10 milioni nel 2013) con conseguenti sforzi importanti sia pubblici che privati. I risultati si cominciano a vedere: Dubai è una meta molto appetibile agli occhi degli investitori internazionali e uno dei centri nevralgici dell’economia mondiale.

Un hub mondialeIl rapporto esamina poi nel dettaglio le tre principali direttrici dello sviluppo economico di Dubai. La prima è naturalmente il turismo, seguendo la tendenza globale di aumento del numero di viaggiatori: se infatti vent’anni fa viaggiava all’estero poco più di un miliardo di persone, oggi è stata raggiunta quota 2,3 miliardi di viaggiatori. Più turisti uguale più spese: nel 2013 la spesa media dei viaggiatori di tutto il mondo è stata pari a 1,1 miliardi di dollari, l’1,5% del Pil mondiale. Una cifra che dovrebbe raggiungere 1,6 miliardi entro il 2020. Dubai ha visto crescere i turisti stranieri del 230% rispetto ai primi anni 2000: passa da qui circa il 60% di chi si reca negli Emirati Arabi. Tra il 2005 e il 2012 hanno aperto un centinaio di hotel, producendo un flusso di entrate per gli albergatori salito a 4,4 miliardi e con il 92% in più di stanze disponibili. Gli Emirati Arabi si classificano al ventottesimo posto nella classifica di competitività turistica stilata dal World Economic Forum, precedendo competitor diretti quali Bahrain, Oman e Qatar. La maggioranza dei turisti stranieri proviene dal Medio Oriente (37,9% nel 2013), seguito da Asia-Africa (26,6%), Europa (26,1%), Americhe (6,6%) e Oceania (2,9%).
La seconda ricetta del successo di Dubai è la connettività. L’alto traffico aereo e la presenza di voli diretti verso le principali località del mondo rendono l’emirato capace di competere sia sul mercato interno, muovendo capitali e lavoratori, sia su quello estero. Dubai possiede connessioni dirette con 25 città superiori ai 10 milioni di abitanti, ulteriori 25 città comprese tra 5 e 9,9 milioni di abitanti, 42 città tra 2,5 e 4,9 milioni, 57 città tra 1 e 2,4 milioni, 149 città inferiori al milione di abitanti. Airport Council International posiziona Dubai al settimo posto tra gli aeroporti più frequentati nel corso del 2013: terza posizione nel continente asiatico dopo Pechino e Tokyo.

Fabio Capovilla

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