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“Alleanze aeree? Si va verso strategie alternative”

08/06/2015 - numero Edizione 1479
Il parere di due manager della distribuzione specializzati nel bt
“La lotta per la sopravvivenza è sempre più dura e senza protezioni”. La pensa così Mario Mangiarotti, fondatore di Boarding Pass e già presidente Gebta, alla luce della poderosa avanzata mediorientale nei cieli che sta mettendo in fibrillazione compagnie aeree europee e americane, assediate da un lato dall’agile modello low cost sul corto raggio e dalle efficienti compagnie del Golfo sull’altro versante, quello più redditizio delle rotte intercontinentali. “A mio avviso – aggiunge il manager – i vettori non devono più aspettare le strategie dei vari Governi. Basti pensare agli accordi bilaterali fra 2 stati con le rispettive compagnie di bandiera, che non esistono più. Ora se un vettore decide di volare in un terzo Paese, chiede, paga i diritti e lo fa. Certo può arrivare sino ad un board entry, punto d’entrata, poi si deve alleare possibilmente con un vettore che operi solo voli domestici per poter garantire più rotte”.
Su cosa deciderà il Governo Obama in base al dossier presentato dai Big Three americani, si esprime Davide Rosi, ceo e general manager Bcd Travel: “I vettori americani cercheranno di appellarsi in qualche modo alla concorrenza sleale. Questo percorso è, però, estremamente complicato a causa delle grandi differenze che ad oggi esistono sia tra i vettori mediorientali – sbilanciati da finanziamenti degli investimenti non omogenei tra gli operatori del Golfo e da diversi livelli di trasparenza dei bilanci – che tra quelli europei ed americani, le cui profittabilità ed efficienze di gestione sono in molti casi su piani differenti”.
Certo è che i flussi di passeggeri stanno cambiando direzione, privilegiando in tanti casi gli hub del Golfo. “È indubbio che il Medioriente stia beneficiando di una maggiore centralità dei flussi di business tra i Paesi emergenti e le economie tradizionali”, conferma Rosi. E Mangiarotti precisa: “Parliamo solo di voli verso l’Oriente, il Sud Africa, l’Australia e il Pacifico, ma molti passeggeri preferiscono comunque voli diretti, più comodi e senza perdite di tempo”. Per quanto riguarda i riflessi, sul mercato italiano e nel settore distributivo, di questi nuovi equilibri nei cieli, Mangiarotti osserva che “le strategie di gruppo hanno sempre celato una certa singolarità del vettore, che pur appartenendo ad un team svolgeva e svolge una sua politica direzionale interna, soprattutto sulle richieste in cui viene coinvolto singolarmente su voli back to back”. Il traffico europeo si sta spostando già da alcuni anni su nuove direttrici, che vedono il peso del Medioriente e del Far East fortemente in crescita: “Per questi motivi – sostiene Rosi - la relazione con i vettori del Golfo è sempre più importante”. A questo fenomeno si aggancia il futuro delle alleanze aeree. “Il tema delle alleanze – dichiara Rosi - è oggi fondamentale per quanto riguarda i collegamenti tra destinazioni fuori dagli hub mediorientali. Sarà, però, interessante capire come evolverà la liberalizzazione delle rotte al di fuori degli hub di riferimento delle singole compagnie. Da questo punto di vista è da guardare con attenzione l'applicazione di strategie alternative alle alleanze, come quella che sta mettendo in atto Emirates, il cui focus sul controllo diretto di tutto il servizio può rappresentare un forte vantaggio competitivo”. E per Mangiarotti il futuro delle alleanze “è destinato a scomparire. Stiamo assistendo – commenta - ad una vecchia fase, dove il vettore tende a non coinvolgere altri partner nella sua strategia. Il mio ricordo torna agli anni ‘70, quando i vettori , pur appartenendo alla Iata, prediligevano le emissioni sui loro stock di biglietti. E cosa cambia con l’acquisto online nei loro singoli siti web? Praticamente niente”.

Laura Dominici

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