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Turismo in Italia, boom balneare

29/05/2017 - numero Edizione 1527

L’analisi del Ciset 2016

In un contesto mondiale in cui l’economia non ha superato il 3% di crescita nel 2016, al di sotto della dinamica di lungo periodo prevista pari al +3,6%, il turismo italiano con i suoi 36,7 miliardi di spesa dei viaggiatori internazionali mostra decisi segnali positivi. L’indagine del Ciset sui dati Bankitalia, infatti, rileva un incremento del 3,2% dell’incoming internazionale e più debole l’outgoing, pari a +1,5% per 22,3 miliardi. “Il turismo internazionale come voce di esportazione cresce di più degli altri settori: del 2,3% rispetto all’1,2% dell’export totale, trainato però ampiamente dall’agroalimentare. Ciò che devono migliorare i territori è il rapporto tra flussi e dinamiche di spesa”,  spiega la direttrice Mara Manente. C’è, in alcuni casi, una spaccatura tra buon andamento dei pernottamenti e performance negative della redditività, date dalla riduzione della spesa per turista e della permanenza media. Le uniche regioni a mostrare incassi in aumento sono le Marche, la Toscana, il Veneto e il Trentino Alto Adige. Tutte le altre sono “in rosso”. Nessuna novità sui mercati di provenienza: Germania, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Svizzera restano i principali, con gli Usa che moltiplicano le entrate economiche sfiorando il 6% e il Paese di Angela Merkel che si difende per tenere la posizione, con +4,6% di spese per vacanze in Italia. Questi cinque bacini coprono il 53% di share dell’incoming totale, conviene quindi concentrare qui gli sforzi per ottimizzare gli investimenti, salvo avere a disposizione grandi budget per diversificare. Tuttavia “si è manifestato un buon recupero dei Paesi Bric – continua Manente -, ma grazie alla Cina, passata da 178 a 219 milioni di euro (+23%) e alla tenuta di quello brasiliano. Ancora in calo la Russia: da 555 milioni a 542, in caduta libera del 45% dal 2014”. Il profilo di spesa più elevato è degli americani e giapponesi: spendono pro-capite tra i 181 e i 250 euro al giorno per un totale di 4,1 miliardi.

Motivazioni di viaggio
L’anno scorso è avvenuto un vero exploit del turismo balneare che ha generato 4,9 miliardi, andando a garantire una progressione di fatturato dell’11,4% e uno share del 20%, un trend positivo per il terzo anno di seguito. Con i suoi 14 miliardi il segmento culturale aumenta dell’8% in spesa e del 13% in pernottamenti, consolidando la quota del 57% del totale delle vacanze nel Belpaese. Chi viaggia seguendo questo interesse spende 113 euro al giorno, trainano i nordamericani più i turisti dal Sol Levante, concentrati soprattutto nelle grandi città d’arte. Le esperienze minori come il turismo lacuale e del cosiddetto “paesaggio culturale”, a indicare enogastronomia, natura e vacanza attiva, crescono significativamente: del 17% e con una spesa a testa di 117 euro, generando volumi sui due miliardi ciascuno. La montagna soffre  e necessita di essere completamente ripensata: perde il 16% e riduce la spesa a 96 euro per ogni viaggiatore.

Outgoing
Dei 22 miliardi spesi per le vacanze all’estero, gli Stati Uniti risultano la prima destinazione beneficiaria. “E’ avvenuto il sorpasso sulla Francia, da molti anni la prima meta per gli italiani, quest’anno cede la posizione agli Usa, forti del 10% di incremento anno su anno”, osserva Simonetta Zappa, capo del Servizio Rilevazioni ed elaborazioni statistiche della Banca d’Italia.
Il 40% dei viaggi verso l’estero origina dal Nord Ovest e il 25% dal Nord Est, confermando il Settentrione il motore dell’outgoing con i suoi aeroporti di riferimento. Le motivazioni di viaggio vacanziere restano quelle dominanti, i viaggi studio perdono il 13% e i viaggi di nozze aumentano del 34%. Un italiano spende in media 701 euro a viaggio e resta fuori 9 notti.

Il peso del booking online
A Valeria Minghetti, senior researcher del Ciset, è toccato il compito di analizzare l’andamento delle prenotazioni online e la prima rilevazione importante è che si prenota sul web di più se la destinazione è poco conosciuta. Le online travel agency in questo caso sono utilizzate come motori di ricerca per poi finalizzare la prenotazione sui siti dei fornitori direttamente. Dall’indagine sui 29 milioni di turisti outgoing pernottanti nel 2016, il 47,6% ha prenotato l’alloggio sul web, il 30,8% ha usato canali offline, mentre 21,6% non sa indicare (non ha prenotato in prima persona). Lombardi, emiliano romagnoli e veneti i più propensi ad utilizzare il canale. E se prenotano sulle Ota spendono di più: 50 euro a notte contro i 45 se ricorrono direttamente all’albergatore. In incoming, infine, dei 52 milioni pernottanti il 57,6% ha prenotato via web, mentre il 31% ha usato canali offline. Dati in linea Eurostat che dice: il 55% dei viaggiatori in EU28 prenota l’alloggio online.                    



Paola Baldacci

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