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Lo scatto in avanti di Gesac

09/04/2018 - numero Edizione 1546

Lo scalo ha raddoppiato in quattro anni il network, le rotte e i passeggeri internazionali 

“Con Brunini (Armando Brunini, amministratore delegato di Gesac, la società che gestisce l'aeroporto cittadino) siamo partiti 4 anni fa da un’analisi di opportunità”. Ha esordito così Margherita Chiaramonte, sviluppo network aeroporto di Napoli-Gesac. “La vocazione turistica internazionale – ha dichiarato la manager - non era sfruttata al meglio e i volumi di traffico erano ancora esigui. Abbiamo intravisto una grande opportunità e la possibilità di agire su diversi piani”. A livello core è stata aumentata la connettività aeroportuale per un prodotto city break, con l’obiettivo dell’internazionalizzazione. L’incremento del network di voli di linea e internazionali è stato mirato a compagnie che potessero realizzare questo obiettivo in tempi veloci, quindi abbiamo interagito con vettori importanti a livello europeo. “Siamo l’unico scalo – ha aggiunto - ad avere basate sia Ryanair che easyJet”. L’aeroporto ha raddoppiato in 4 anni il network, le rotte e i passeggeri internazionali. Il 2017 è stato un anno particolarmente importante, con una crescita di pax del 27%, tre volte superiore alla media internazionale e quattro volte alla media nazionale. La rivista specializzata Routesonline ha posto Napoli all’ottavo posto al mondo per crescita nel 2017. E’ aumentato il feederaggio dei principali hub europei, ci sono stati investimenti da parte di Lufthansa, Air France.
“Abbiamo limitato la fuga dei passeggeri che usavano scali alternativi – ha proseguito la manager -. Ci siamo ripresi i nostri passeggeri e abbiamo incrementato il bacino d’utenza”. L’effetto sull’incoming è stato oltremodo positivo: da gennaio a luglio 2017 gli arrivi internazionali in Campania sono cresciuti del 16% e le presenze del 28%, così come la spesa. Tra gli obiettivi futuri ci sono due o tre mercati extraeuropei, con volumi di traffico sufficienti a giustificare un collegamento: oltre agli Stati Uniti, l’area del Golfo e il Far East, “ma è un piano che avrà bisogno di 2-3 anni per vedere la luce”, ha concluso.                                         
 



Paola Baldacci e Laura Dominici

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