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Le Filippine cambiano marcia

22/10/2018 - numero Edizione 1557

Le Filippine sono pronte per un cambio di passo. Parte la nuova strategia di sviluppo in risposta ad una clientela di alto livello, spinta anche dalla volontà di aumentare la qualità dell'esperienza turistica che il Paese può offrire.
L’evento che darà il la è la riapertura di Boracay Island, ma non sarà l’unico. L’isola, icona del turismo filippino, è stata chiusa per sei mesi, da aprile 2018, per preservarla dal punto di vista ambientale ed ecosostenibile. Sarà pronta ad accogliere nuovamente i suoi ospiti dal 26 ottobre, ma sarà una Boracay diversa. “Delle 100 strutture presenti, ne riapriranno al momento 68, in quanto non tutti gli alberghi hanno raggiunto gli standard richiesti dal Governo – fa sapere Attilia Bossi, rappresentante in Italia del Dipartimento del turismo delle Filippine -. Tra le azioni previste ci sarà anche una riduzione delle camere disponibili sul mercato e sarà a numero chiuso”, nell'ottica della strategia eco-friendly che apre un nuovo capitolo per l'isola e per le Filippine. I resort che hanno avuto l’autorizzazione a riaprire hanno completato le certificazioni richieste dal ministero per il rispetto dell’ambiente. Si tratta di strutture di diverse categorie. “Boracay è stata definita l'Ibiza dell'Estremo Oriente” e in questi anni ha risentito dei grossi flussi turistici che ha ospitato.
Ora sarà “più sostenibile, non sarà possibile fumare in spiaggia, o bere alcolici (saranno autorizzati nelle strutture turistiche), sarà limitato molto l'uso della plastica e i party in spiaggia saranno possibili solo in alcuni periodi dell'anno o all'interno delle strutture ricettive. Non sarà più solo l’isola del divertimento”, sottolinea Bossi.
La politica ecosostenibile messa in atto riguarderà anche le strutture ricettive, “che hanno fatto investimenti importanti, tenendo conto dell'impatto sulla natura per un’isola che è molto piccola, dove non ci sono nemmeno le auto”.
Per capire l’importanza che l'isola riveste, ci sono i numeri. “Nel 2017 ha generato, secondo l'Ufficio del Turismo Provinciale di Aklan, un totale di P56.147.744.220.60 (circa 885.000.000 di euro) di entrate, +14,83% rispetto all’anno precedente. Questi guadagni erano stati generati dai 2.001.974 turisti dell’isola - fa presente Bossi -. Il turismo internazionale, formato da 1.052.976 stranieri e 42.060 filippini espatriati aveva generato P38.781.844.608.00 (cir-ca 611.000.000 di euro)”.
E’ interessante osservare la componente dei turisti stranieri che hanno visitato l’i-sola. “Sono stati soprattutto cinesi (375.284), coreani (356.644), taiwanesi (40.802), statunitensi (22.648), malesi (20.585), britannici (17.416), sauditi (15.944), australiani (15.365), russi (14.074), singaporiani (9.897). L’obiettivo pre-chiusura era di raggiungere i 2.200.000 arrivi”. E il mercato italiano? Boracay è sempre stata proposta dai t.o. di casa nostra, “ma non era la parte più spinta delle Filippine – fa presente Bossi -. Boracay è la destinazione mare per eccellenza”.
La notizia dell’apertura, prevista per l'inverno, “da parte del Gruppo Alpitour, con il brand Viaggidea, di una struttura proprio a Boracay, è molto importante – commenta la manager -, perché vuol dire offrire le Filippine in modo molto preciso sul mercato italiano, in relazione alle richieste specifiche del nostro Paese, che cerca mare e spiag-ge di qualità”.
Un dato di fatto, che rafforza la brand reputation delle Filippine, è che i sei mesi di chiusura dell’isola non hanno impedito al Dipartimento del Turismo di confermare l’obiettivo dei 7,4 milioni di turisti internazionali per la fine dell'anno.
Inoltre, la chiusura di Boracay si è rivelata un'opportunità per promuovere altre destinazioni del Paese.
Nei primi sei mesi dell'anno le Filippine hanno messo a segno una crescita del 10,40% di arrivi internazionali, raggiungendo quota 3.706.721. Gli arrivi italiani sono cresciuti dell’8,57% a giugno e del 10,18% a luglio, per un totale di 20.364 turisti.  



Stefania Vicini

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