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Viaggio tra costa pacifica e siti coloniali

25/02/2019 - numero Edizione 1564

Un itinerario che parte da Città del Messico e arriva al mare

Da Città del Messico fino alla costa del Pacifico, passando per Puebla e Oaxaca. Un viaggio ben articolato e lungo, organizzato dall'Ente per la promozione turistica del Messico, che ha consentito di vivere aspetti diversi del Paese, dalla vivacità e vitalità di Città del Messico -  circa 23 milioni di persone - al fascino coloniale di Puebla e di Oaxaca fino al brio di Puerto Escondido e alla natura integra di Huatulco.
Diversi aspetti, ma la cosa che ha caratterizzato tutto il viaggio in queste precise destinazioni è stato il senso di tranquillità percepito. Camminando per le strade è stato sentirsi come uno di loro, partecipando e condividendo per qualche giorno le abitudini dei messicani.

Le visite
A Città del Messico è d'obbligo la visita di un museo straordinario non solo per le numerose opere che conserva, come le sculture di Rodin, ma per la sua stessa costruzione. Il museo Soumaya, ideato dall'architetto Fernando Romero, è stato voluto dal miliardario Carlos Slim Helù, messicano di origini libanesi, uno degli uomini più ricchi del mondo, in onore e in ricordo della moglie Soumaya. E' gratuito, non solo per i messicani, ma anche per tutti i turisti. Nella capitale è stato interessante l'assaggio dei cibi di strada, gustati nel mercato, nelle taverne e soprattutto nei punti all’aperto delle vie del centro, che offrono le tipicità locali. Un pranzo itinerante con tante particolarità gustose compresi gli insetti, dove il peperoncino la fa da padrone.
La capitale nasconde anche quartieri nascosti come quello di Coyoacan, dove l'atmosfera non è quella di una città strapopolata, ma di un piccolo borgo messicano dove si può prendere un espresso, un dolce tipico o una bevanda, fare compere nei mercatini e passeggiare. Interessante anche la gita sui canali, sulle trajineras, dove tra cibo, mezcal e musica dei mariachi si trascorre in allegria una mezza giornata.
Da Città del Messico abbiamo raggiunto Puebla de Los Angeles con un viaggio di un paio di ore su di un van e su buona strada. La città, fondata nel 1531 dagli spagnoli per loro stessi è più che splendida, soprattutto nella veste in cui l'abbiamo scoperta noi, quella del “dia de los muertos”, un'atmosfera molto festosa e partecipata, aldilà del nome. Puebla vanta un numero incredibile di musei, di chiese e una chicca, la Biblioteca Palafoxiana. Fondata nel 1646, conserva 45.000 libri dal 15° secolo fino al 20°. Dal 2005 la biblioteca è entrata a far parte del patrimonio dell'Umanità Unesco.

L’impronta coloniale
Oaxaca non è da meno. Coloniale, ricca di edifici d'epoca e chiese barocche vanta a pochi km il sito archeologico precolombiano di Monte Alban, una delle attrazioni più famose dello stato e patrimonio Unesco dal 1987. Il sito abitato dal 500 a.C. fino al 750 d.C. è definito il più importante centro culturale e politico della civiltà zapoteca.
Diverse, ma unite nella particolarità di una natura straordinaria, sono Puerto Escondido e Huatulco, una località balneare nata quasi per caso. Difatti, la nascita di Huatulco come destinazione turistica risale alla fine degli anni '90, per volontà dei politici dell'epoca, che vista la bellezza del mare e del luogo, decisero di dare vita a una città balneare, con l'obiettivo di farne comunque una località protetta, pulita, non inquinata e non di massa. Il progetto è stato portato avanti con rigore, anche se gli anziani ricordano con nostalgia i vecchi insediamenti dei pescatori che hanno lasciato il passo al nuovo centro turistico.


La fama del film
Puerto Escondido vive ancora di fama regalata dal film di Gabriele Salvatores – per la cronaca la maggior parte delle scene sono state girate altrove - ma con un fascino che si avverte sempre, regalato dalla vita frizzante che si percepisce non solo nelle strade, nei bar, nei ristorantini ma anche nelle spiagge, dove molti giovani si dedicano al surf e i meno giovani se la spassano comunque, godendo di momenti di relax e di svago.
Huatulco, nove splendide baie, nella più incontaminata costa Sud del Pacifico messicano, è considerata la prima comunità turistica sostenibile di tutto il continente americano e la terza a livello mondiale. Questo primato appartiene alla cittadina dal 2015. In effetti ci si può stupire dell'ordine e della pulizia. Non una foglia, non un filo d'erba fuori posto, non una cicca di sigaretta per terra. Soprattutto una destinazione sicura dove camminare giorno e notte in tranquillità.
Sia sulle spiagge di Puerto Escondido che su quelle di Huatulco sono molto attive associazioni che si occupano della salvaguardia delle tartarughe, che qui arrivano a depositare le loro uova.
I volontari di queste organizzazioni cercano di intercettare le tartarughe durante la posa che avviene sia di giorno che di notte e le mettono in salvo dai predatori che sono uccelli e rettili. Cercano di salvarle anche dagli uomini, perché malgrado le uova di tartaruga siano protette ed è reato asportarle, sono considerate di gran pregio, ottime al palato e il mercato clandestino è molto fertile.  I volontari, quando vedono le tartarughe che depositano le uova, le trasferiscono subito nelle “nursery” dove sono riprodotte le situazioni naturali del nido, la quantità di sabbia necessaria e con il calore ideale. Qui le uova una volta catalogate, trascorso il tempo necessario, si schiuderanno poi in maniera naturale. Entro un paio di ore dalla nascita, le piccole tartarughe verranno indirizzate verso il mare. Abbiamo assistito alla loro rincorsa verso le acque. Quasi affaticate nella loro camminata sicura verso il mare, protette almeno dagli uccelli fino all'arrivo in mare, poi, una volta dentro, sarà la natura a decidere chi sopravviverà e chi non ce la farà. Quel pomeriggio al tramonto, su una spiaggia di Puerto Escondido, 67 piccole tartarughine hanno raggiunto correndo e annaspando le acque del mare. Le statistiche dicono che due su cento avranno la fortuna di crescere e sopravvivere. Chissà chi di loro ce la farà. Abbiamo lasciato il Messico con queste belle immagini di vita e di speranza, auspicando che per una volta le statistiche siano sbagliate e che siano in tante le tartarughe che ce la faranno.                             



Annarosa Toso

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