EDITORIA - EVENTI - SERVIZI  DAL 1972 AL SERVIZIO DEL TURISMO PROFESSIONALE

 
HOME > Magazine - Primo piano

Il nodo tassa di soggiorno

08/07/2019 - numero Edizione 1574

Il turismo in Italia rallenta. Le previsioni per l’estate hanno il segno meno: tra giugno e agosto sono attesi 205 milioni di presenze, quasi 2 in meno rispetto all’estate 2018. Cst ha elaborato per Assoturismo Confesercenti un quadro presentato a Roma in occasione dell’approfondimento dedicato alla legge delega al governo in materia di turismo: “Riemergono problematiche mai risolte e la delega al Governo in tema di turismo è un’occasione per una riforma mirata alla crescita - secondo Vittorio Messina, presidente Assoturismo Confesercenti -; servono interventi per individuare figure professionali, contrastare l’abusivismo ricettivo e ridurre le tasse sul settore”. Il fisco italiano è infatti tra i più pesanti d’Europa, chiede ai turisti in vacanza 2,6 miliardi di euro l’anno, con un’Iva sui prodotti turistici superiore dell’1,5% alla media europea e con una tassa di soggiorno particolarmente alta che quest’anno peserà per 600 mln di euro, la cui incidenza supera il 10% del costo di pernottamento di una famiglia in vacanza.  Secondo l’Osservatorio Jfc, nel 2018 il gettito dell’imposta di soggiorno sarebbe salito a 538 mln di euro con un incremento di 75 mln rispetto al 2017 (+16,2%) e, nel 2019, le previsioni sono di un ulteriore aumento a 600 mln di euro visto che altri 51 Comuni l’hanno introdotta ex novo e ve ne sono ulteriori 46 che hanno già approvato un aumento delle tariffe. Quattro Comuni nello specifico, Roma, Milano, Firenze e Venezia, totalizzano il 40% del gettito complessivo dell’imposta nel 2019 (Roma 130 mln,  Milano 45,4,  Firenze 33 mln e Venezia 31,7 mln).  Secondo i principi di tassazione ottimale l’imposizione locale dovrebbe avere una destinazione vincolata a specifiche spese. Emerge invece che uno degli aspetti di più difficile valutazione  resta proprio quello relativo all’utilizzo degli introiti da parte dei Comuni. La maggior parte delle amministrazioni, infatti, continua a gestirli per finalità non prettamente turistiche e soprattutto senza condivisione con gli operatori del territorio. I Comuni, che non hanno di fatto alcun vincolo contabile specifico, si limitano a comunicare solo quanto hanno incassato senza fornire dettagli sui reali investimenti effettuati. Questo è possibile perché il decreto istitutivo (n.23 del 14/3/2011) non è stato integrato da decreto attuativo. Su questo tema dunque, si intravede davvero l’urgenza di un regolamento nazionale.                             



Alessandra Tesan

TAGS

COMMENTA

Ultime News

Guarda tutte
Registrati

Follow Us