EDITORIA - EVENTI - SERVIZI  DAL 1972 AL SERVIZIO DEL TURISMO PROFESSIONALE

 
HOME > Magazine - Incoming

Il cambiamento di Langhe, Monferrato e Roero

21/10/2019 - numero Edizione 1579

Uno studio per valutare al meglio i flussi turistici 

Le Langhe sono sito Unesco da 5 anni, ma ora l’Ente del Turismo ha ampliato le competenze e Monferrato, Langhe e Roero vanno sotto una gestione unica. Ne parliamo con Mauro Carbone, direttore dell’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero.

Gv: Questo connubio è di recente costituzione, vero?
“L’Ente del Turismo si è unificato all'inizio di agosto, in realtà l’esperienza di costruzione della candidatura a  patrimonio  Unesco e la gestione dello stesso va avanti da molti anni. Siamo sito Unesco da 5 anni, ci lavoravamo da altri 10, quindi sono 15 anni di sinergie comuni. Abbiamo un patrimonio vitivinicolo, questa tradizione di scambio e di interazione sul mondo del vino ovviamente prosegue da molti anni. I risultati si vedono: negli ultimi 3/4 anni siamo cresciuti in maniera abbastanza stabile del +5%. Il 2018 si è chiuso con un milione e mezzo di pernottamenti, generati da circa 650mila arrivi. Oggi più che mai sentiamo forte l’esigenza di analisi approfondite, per monitorare al meglio il fatturato del settore”.

Gv: La riorganizzazione e l’unione di queste realtà cosa cambierà?
“Dobbiamo cambiare mentalità, il primo risultato deve essere di ordine culturale. I nostri concorrenti non sono italiani, il mercato che cresce di più è quello oltreoceano. Abbiamo 211 comuni in 70 chilometri, il che vuol dire una fortissima biodiversità culturale, che è il fascino della nostra terra. Perdersi tra i borghi, scoprire in ognuno di essi paesaggi e prodotti diversi, ha un forte potere attrattivo”.

Gv: Avete in programma attività per far crescere il mercato italiano?
“Il mercato proviene perlopiù dal Nord Italia, specialmente dalla Lombardia e quindi dal bacino milanese. Queste sono le aree dove stiamo investendo maggiormente, per presidiare, con i nostri prodotti di eccellenza – in primis il sistema di ristorazione – i territori di provenienza dei molti clienti fidelizzati, che vengono soprattutto durante l’autunno per la stagione del tartufo. Rappresentano il 90% dei flussi dal Belpaese”.

Gv: Riuscite a quantificare l’indotto che il ricco calendario di manifestazioni ha sul territorio?
“Siamo in procinto di varare uno studio, della durata di un anno, per valutare al meglio i flussi turistici, per sopperire al gap del sistema Istat che rileva solo i pernottamenti: siamo un territorio piuttosto piccolo e in alta stagione molte persone pernottano fuori dai nostri confini territoriali. In realtà poi spendono la maggior parte della vacanza da noi. Con il sistema delle celle telefoniche dovremmo riuscire a capire un po’ meglio chi davvero passa dalla nostra terra e, attraverso il mondo dei Pos, arrivare a quantificare il valore aggiunto che ricade sul territorio. Come? Attraverso la tracciabilità delle transazioni dei non residenti, ovvero quanto ‘strisciano’ con le loro carte i nostri ospiti, in alcuni periodi specifici dell’anno. Siamo conviti che le tante manifestazioni, tra cui il Festival delle sagre astigiane, contribuisca a dare valore aggiunto al territorio in termini di fatturato, però è molto difficile misurarlo se non si fa uso delle tecnologie informatiche più moderne”.

Gv: Sono previsti dei pacchetti turistici che integrino vari servizi turistici?
“Come ente pubblico non commercializziamo nulla, ma abbiamo una costante sinergia con gli agenti di viaggi e gli operatori della zona affinché promuovano pacchetti. In realtà gli operatori, oggi, sono sempre meno interessati al pacchetto, lavorano sempre più con prodotti tailor made, che richiedono maggior impegno nella fase di progettazione, ma che hanno un valore aggiunto significativo sia in termini economici, sia per la soddisfazione del cliente”.

Gv: Ci sono progetti di riconversioni o nuovi investimenti da segnalare nel territorio?
“C’è fermento. Le Langhe sono state le prime ad accogliere investimenti, seguite più tardi dal Monferrato e dal Roero. Le aziende del mondo del vino e dell’enogastronomia stanno diversificando, diventando protagonisti di asset turistici. Non abbiamo catene di player internazionali che hanno investito nel territorio, ma sono quasi sempre capitali locali di aziende che hanno diversificato la propria attività credendo nel turismo e scommettendo con l'apertura di piccole e medie strutture ricettive di altissima qualità e con una forte attenzione alla soddisfazione del cliente. La prossima struttura che aprirà alla fine del 2020 si chiama Casa di Langa, (investimento di 3milioni e 450mila euro, ndr) dell’americano Kyle Krause, già proprietario delle cantine Enrico Serafino e Vietti, che ha deciso di aprire un relais (immerso in 42 ettari di vigneti e noccioleti, con 39 camere di cui 12 suite, centro benessere, ristorante e centro didattico dedicato al vino e alla cucina, ndr) ai piedi della zona del Barolo.  Il format è sempre un po’ quello: consolidarsi in un’attività radicata sul territorio, innanzitutto del vino, e poi diversificare nel turismo.   
 



Giorgia Cifarelli

TAGS

COMMENTA

Ultime News

Guarda tutte
Registrati

Follow Us